E’ un vincente nell’era del cambiamento climatico, ma potrebbe danneggiare le altre specie

Al pipistrello albolimbato piacciono riscaldamento globale e urbanizzazione

In 40 anni ha esteso il suo areale del 394%. Prima era una specie mediterranea

[10 febbraio 2016]

pipistrello albolimbato

Lo studio “Extraordinary range expansion in a common bat: the potential roles of climate change and urbanisation” pubblicato su The Science of Nature da un team italo-statunitense, sottolinea che  «L’urbanizzazione e il cambiamento climatico sono due processi del cambiamento globale che influenzano la distribuzione degli animali, ponendo minacce critiche per la biodiversità». Per capire l’effetto di urbanizzazione e cambiamento climatico sui pipistrelli, il team di ricercatori guidato da Leonardo  Ancillotto e Danilo Russo, del laboratorio di ecologia applicata del Dipartimento di Agraria dell’università degli Studi di Napoli Federico II, e composto da  Luca Santini  e Luigi  Maiorano (università degli Studi di Roma La Sapienza) e Nathan Ranc (Harvard University e Fondazione Edmund Mach) ha studiato il Pipistrello albolimbato o pipistrello di Kuhl (Pipistrellus kuhlii) he grazie alla sua ecologia e alle sue versatili abitudini urbane « offre un’opportunità unica di esplorare gli effetti relativi dei cambiamenti climatici e dell’urbanizzazione sulla distribuzione delle specie. In uno scenario di cambiamento climatico». I ricercatori, prevedono che questa specie tipicamente mediterranea amplierà il suo areale i risposta all’aumento delle temperature».

Tra il 1980 e il 2013  il team ha raccolto 25.132 dati ad alta risoluzione nell’areale del Pipistrello albolimbato europeo e ha modellato la distribuzione della specie con un approccio multi-temporale, utilizzando tre variabili bioclimatiche e l’urbanizzazione.  Nello studio si legge che «La temperatura nel trimestre più freddo dell’anno è stato il fattore più importante per prevedere la presenza di P. kuhlii e ha mostrato una tendenza all’aumento nel periodo di studio; anche le precipitazioni annuali media e la stagionalità delle precipitazioni erano rilevanti, ma in misura minore. Anche se l’urbanizzazione è aumentata nelle zone recentemente colonizzate, ha avuto scarso effetto sulla prevedibilità della presenza della specie».

Il dato finale è sorprendente: «Negli ultimi quattro decenni P. kuhlii ampliato il suo range geografico di circa il 394%, un processo che può essere interpretato come una risposta ai cambiamenti climatici».

Insomma, il pipistrello albolimbato, che prima frequentava i cieli dell’ Africa del Nord, dell’Asia Occidentale e dell’Europa meridionale,  dove la sua distribuzione era limitata al bacino del Mediterraneo, ha esteso il suo areale verso est nei Balcani e ad ovest fino la Penisola Iberica, mentre a nord ha raggiunto le Alpi e la Francia occidentale. Entro gli anni ’80 il pipistrello di Kuhl veniva segnalato sia in nella Francia settentrionale che in Bulgaria del Nord. Poi ha lentamente colonizzato altri Paesi, comprese Gran Bretagna, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ucraina, Ungheria, Romania, Bulgaria, Serbia e Polonia.

Quindi, in 40 anni il pipistrello albolimbato  ha avuto un incredibile successo, anche mentre l’Europa veniva colpita dalla sindrome del naso bianco che ha sterminato milioni di chirotteri europei e i modelli elaboati dai ricercatori indicano che questo è avvenuto in risposta a mutamento climatico ed in particolare grazie alle temperature invernali più calde alle latitudini più alte che ha colonizzato.

Più un’area si è riscaldata, più è facile trovarci il Pipistrellus kuhlii.  La media annuale delle precipitazioni e la stagionalità delle piogge influenzano in misura minore la colonizzazione del Pipistrello albolimbato, ma la disponibilità di acqua è importante perché significa presenza e disponibilità degli insetti di cui si ciba questo vespertilionide. Invece, l’imponente crescita dell’urbanizzazione in molte aree recentemente colonizzate dal pipistrello di Kuhl, ha avuta scarso effetto sulla prevedibilità della presenza delle specie e anche l’inquinamento luminoso non sembra disturbare più di tanto questo pipistrello, che è comune nelle aree urbane.

Ancillotto, intervistato da Healt Medicine Network, conclude: «Secondo il nostro lavoro, il pipistrello del Kuhl è un vincente nel contesto del  cambiamento climatico. Data la sua alta flessibilità ecologica, potrebbe essere in forte concorrenza con altri pipistrelli nelle regioni che ha recentemente occupato ed avere gravi conseguenze sulle colonie degli altri pipistrelli»