Al via “Natura dell’Italia”, la Conferenza nazionale dei Parchi e della green economy

Associazione 394.it critica: «Troppo “sviluppismo”»

[10 dicembre 2013]

L’11 e 12 dicembre a Roma, si tiene nell’Aula magna della Sapienza di Roma la conferenza La Natura dell’Italia, Biodiversità e Aree protette. La green economy per il rilancio del Paese, l’inizio di un percorso verso un green new deal che parte dalle risorse naturali, organizzata da ministero dell’Ambiente con il contributo di Federparchi, Unioncamere e Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. «L’obiettivo della Conferenza – spiega il ministero – è quello di puntare al rilancio dell’economia italiana proponendo un nuovo modello di sviluppo che faccia dell’immenso capitale naturale che caratterizza il nostro Paese, dalle aree protette all’agricoltura, ai prodotti tipici, all’artigianato di qualità, un volano di crescita sostenibile.

Secondo il  ministro dell’ambiente Andrea Orlando, «La Conferenza sarà un’occasione per avviare il più grande e ricco confronto nazionale, mai tenuto prima d’ora in Italia, tra istituzioni, esperti, operatori per conoscere e discutere le politiche per la valorizzazione della biodiversità, l’attuazione degli indirizzi comunitari, le migliori pratiche finora sviluppate. La presenza del Capo dello Stato, cui va il mio personale ringraziamento, del presidente del Consiglio, di molti ministri e di un eccezionale parterre di ospiti è la dimostrazione che la natura dell’Italia è un tema su cui lo Stato vuole intraprendere una sfida decisiva per il futuro».

L’11 dicembre i lavoro saranno aperti  dai saluti di Orlando e del Rettore di Sapienza Università di Roma Luigi Frati, sarà dedicata alle sessioni tecniche e scientifiche con i rappresentanti del mondo della scienza, dei parchi, delle associazioni con gruppi di lavoro coordinati dai promotori dell’iniziativa. Interverranno, fra gli altri, Cesare Patrone, Capo del Corpo Forestale;  Felicio Angrisano, Comandante delle Capitanerie di Porto; Aldo Bonomi, Direttore di AAster; Renato Grimaldi, Direttore Generale del Servizio Conservazione Natura del Ministero dell’Ambiente; Stefano Laporta, Direttore dell’Ispra ed esponenti internazionali come il Direttore Generale dello IUCN Julia Marton-Lefèvre e Aldo Ravazzi Douvan Co.presidente del comitato Biodiversità dell’OCSE.

I 12 dicembre  sarà presente il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che interverrà nella mattinata alla presenza dei presidenti di Camera e Senato Laura Boldrini e Pietro Grasso. Presente quasi al completo il Governo, a partire dal presidente del Consiglio Enrico Letta: saranno ben otto i ministri che si confronteranno sulle possibilità di uscire dalla crisi valorizzando il capitale naturale del Paese. Interverranno oltre al ministro dell’Ambiente Andrea Orlando i responsabili dell’Economia Fabrizio Saccomanni, del Lavoro Enrico Giovannini, delle Infrastrutture Maurizio Lupi, della Salute Beatrice Lorenzin, degli Affari europei Ezio Moavero, dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato, dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo, della Coesione territoriale Carlo Trigilia. Previsti inoltre, il Commissario europeo all’Ambiente Janez Potočnik, i presidenti delle Commissioni Ambiente di Camera e Senato Ermete Realacci e Giuseppe Marinello, il Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, il rettore della Sapienza Luigi Frati, le maggiori associazioni ambientaliste.

Critica  l’associazione394: «I documenti preparatori messi a disposizione ci danno un’anticipazione di quali argomenti si intendono affrontare e con quale approccio; l’obiettivo è quello di puntare al rilancio dell’economia italiana ripartendo dall’immenso capitale naturale che caratterizza il nostro Paese, dalle aree protette all’agricoltura, ai prodotti tipici, all’artigianato di qualità (così si legge nella pagina appositamente dedicata nel sito web del Ministero dell’Ambiente). Ogni tema, in sostanza, viene trattato tenendo a mente la dialettica tra visione “conservazionista” e “sviluppista” delle aree protette, di cui si propone il superamento verso un modello che coniughi sviluppo e conservazione della natura” (per i rilancio dell’economia italiana…). E questa contrapposizione e ricerca di “compromesso” emerge, in particolare, proprio nel documento preparatorio della sessione 1, intitolata Aree protette e rete natura 2000 strumenti per coniugare la conservazione e lo sviluppo economico. Che ci sia ancora molto da valorizzare, è indubbio. Che peraltro l’azione delle aree protette abbia implementato le economie locali, lo si deduce, ad esempio, dai dati sul turismo di qualità nei parchi, in continua ascesa, e dall’occupazione diretta e indiretta basata sulle attività di tutela. Ma l’idea che nelle aree naturali protette ci sia spazio per altre attività economiche non basate sulla primaria attività di tutela, e non selezionate da questa, non ci pare convincente né attuabile senza modificare la ragion d’essere stessa delle aree protette. Sempre che non si voglia intaccare con “compromessi” più o meno eticamente accettabili il patrimonio naturale di riconosciuto eccezionale valore ambientale che lo Stato ha affidato alla tutela delle Aree Protette. Il documento, insomma, se da un lato si propone giustamente di superare la contrapposizione tra conservazione e sviluppo – essendo i valori naturali e ambientali ben conservati l’elemento fondate per ogni possibile strategia di sviluppo – dall’altro contribuisce a rimarcare tale contrapposizione che, secondo il documento, dovrebbe essere superata, appunto, mediante “compromessi” in cui, evidentemente, la conservazione di beni comuni dovrebbe poter essere in alcuni casi “sacrificata” agli interessi particolari locali».

Per Associazione 394  è possibile migliorare l’incidenza di attività veramente compatibili con la tutela della Natura ma fa presente che «I parchi italiani sono già in grande affanno per l’obiettivo primario della Legge 394/91, quello della conservazione e tutela della biodiversità, e che a nostro avviso lo sviluppo sostenibile (termine spesso banalizzato e strumentalizzato negli ultimi anni) non può essere messo alla pari delle finalità di tutela, bensì deve essere una sua conseguenza e uno strumento per il raggiungimento di tale obiettivo primario. Non pare realistico voler far carico alle Aree Protette di ulteriori responsabilità, tenuto conto della loro attuale situazione critica e difficile per garantire gli obiettivi minimi di Legge.  Concordiamo sulla necessità di una gestione manageriale orientata ai risultati, con obiettivi strategici chiari e risultati misurabili, migliorando la percezione delle Aree Protette da parte dei cittadini e quindi favorendo la loro partecipazione e accettazione, mitigando i conflitti. Anzi, la tutela delle risorse naturali e culturali, affidata alle aree protette da convenzioni e normative internazionali e nazionali, non può che essere il punto di riferimento primario delle politiche gestionali, e non oggetto di possibili ambiguità. Auspichiamo che i lavori della Conferenza ribadiscano questo principio basilare».

Per 394.it «La misurazione dei risultati e la valutazione dell’efficacia non possono, tra l’altro, essere conditio sine qua non per l’erogazione dei fondi (dal documento della sessione 1 cit.) e quindi per l’esistenza stessa dei parchi, la cui utilità è dimostrata in radice. Non dobbiamo dimostrare l’utilità degli ospedali, del medico di base, delle migliori conquiste della nostra civiltà contemporanea, ma caso mai rimuovere le cause delle inefficienze – ove per caso ve ne siano, ma allora il discorso deve partire da un’analisi delle difficoltà oggettive del sistema – o addirittura di mancata misurazione dei risultati o di predisposizione degli strumenti per la misurazione, a partire da quelli obbligatori. E che ad oggi si siano investite “ingenti risorse” (sempre dal doc. della sessione 1 cit.) per la gestione dei Parchi ci pare una novità assoluta. Gli enti di gestione dei parchi nazionali hanno a bilancio quasi esclusivamente fondi per la copertura delle cosiddette spese obbligatorie, mentre quelle per la tutela della biodiversità sono davvero irrisorie. Pur apprezzando l’impegno del Ministero dell’Ambiente nel prevedere risorse destinate alla conservazione della biodiversità, il decreto di riparto relativo alle risorse del 2012 per i parchi nazionali era di € 2.180.000, ovvero una media di 95.000 euro a Parco nazionale! E i fondi per il 2013 dovrebbero essere quasi equivalenti. Ci viene da pensare che se non fosse per i finanziamenti straordinari, come quelli comunitari (in cui i risultati peraltro si verificano eccome!) della Natura d’Italia ad oggi non resterebbe che parlare per pura accademia!»