Algeria e Marocco rivendicano aree marine della Zona economica esclusiva della Spagna

Dietro le rivendicazioni ci sono petrolio, cobalto, tellurio, pesca e l’occupazione marocchina del Sahara Occidentale

[20 Febbraio 2020]

Ad accorgersene è stato Miquel Mir Gual, assessore all’ambiente e al territorio della Isole Baleari: nel 2018, il governo dell’Algeria ha approvato un decreto che prevede «un ampliamento unilaterale delle acque della Zona economica esclusiva» (Zee) che si estenderebbe fin dentro «le acque ampliate del Parque Nacional de Cabrera» e questo »è un problema di sovranità tra i due Paesi». Mir ha avvertito subito il governo centrale spagnolo, a cominciare dalla ministra della transizione ecologica Teresa Ribera per valutare le conseguenze ambientali delle pretese algerine, e ha sottolineato che questo in futuro potrebbe comportare prospezioni petrolifere di fronte alle Baleari, anche se è convinto che il decreto algerino non potrà essere attuato perché è stata per prima la Spagna a comprendere quel tratto di mare nella sua Zee. – che così si è trovato sul tavolo un altro caso simile alle rivendicazioni sul mare delle Canarie avanzate poche settimane prima dal Marocco.

La ministra degli esteri spagnola, Arancha González Laya, ha però spiegato che già due anni fa la spagna si era opposta ufficialmente al decreto con il quale l’Algeria ri-delimitava le sue acque nel Mediterraneo, anche se questo non ha dato il via a successivi negoziati tra le parti. La ministra ha comunque invitato tutti – a partire dall’opposizione di centro-destra e di estrema destra – ad essere prudenti e a non dire cose come «L’Algeria si è appropriata di un’isola, o di un territorio o di acque spagnole, perché questo non è successo. C’è e una pretesa e si risponde con un’altra. Non siamo d’accordo e lo porteremo a conoscenza dell’Algeria». Infatti, la González Laya, andrà in Algeria per discutere della questione con il nuovo e già contestatissimo governo di Algeri, nato tra le proteste di piazza e con elezioni farsesche.

Il tratto di mare rivendicato dall’Algeria è vicino all’isola di Cabrera, a sud di Maiorca, e la ministra ha sottolineato che si tratta di qualcosa di molto diverso dalla disputa per le acque delle Canarie: «Al contrario del Marocco, che ha solo espresso un interesse per delimitare le sue acque, l’Algeria ha già presentato la sua visione su come delimitarle». Infatti, il parlamento di Rabat, pur avendo approvato una ni uova delimitazione della Zee marocchina, non la dettaglia esattamente e la González Laya ha già detto agli algerini che qualsiasi modifica alla Zee va concordata con la Spagna: «Quel che dice la Convenzione sul diritto del mare dell’Onu è che ora viene la negoziazione, cosa che tuttavia non è successo».

In realtà, nel caso del Marocco il groviglio diplomatico è ancora più ingarbugliato: il governo di Rabat ha espresso di ampliare la sua Zee sia ad acque delle Canarie che a tutto il mare della Repubblica Araba Democratica dei Saharawi che occupa illegalmente da decenni, nei cui fondali ci sono giacimenti petroliferi e di minerali strategici e preziosi come cobalto e tellurio. Proprio sullo sfruttamento del petrolio delle Canarie negli anni scorsi nelle isole un movimento popolare ha impedito che si desse il via a trivellazioni offshore. Ora le Canarie si troverebbero con il Marocco che vuole fare la stessa cosa ampliando semplicemente la sua Zee. Ma il vero obiettivo del Marocco è quello di appropriarsi definitivamente delle acque de Sahara Occidentale (l’ex Sahara Spagnolo) e Madrid ha subito avvertito Rabat che, per quanto riguarda le zone di confine con la sua Zee non accetterà la politica del fatto compiuto.

E’ chiaro che le rivendicazioni marocchine sulla Zee spagnola/canaria rappresentano un messaggio alla comunità internazionale sul fatto che il Marocco non intende affatto finirla con l’occupazione del Sahara Occidentale e che invece la estende anche al mare. Infatti, la nuova demarcazione estende le acque territoriali marocchine a 12 miglia lungo tutta la costa del Sahara Occidentale che ha occupato dopo che la Spagna abbandonò la sua colonia nel 1975 e dopo che il Frente Polisario dichiarà l’indipendenza della Repubblica Araba Democratica dei Sahrawi, oggi confinata oltre il muro anti-guerriglia e nei campi del Polisario ospitati dall’Algeria. Inoltre, il Marocco ha delimitato le 200 miglia della sua Zee, incorporando 350 miglia di piattaforma continentale e i suoi fondali maini ricchi di pesce e risorse minerarie.

E’ evidente che le rivendicazioni sulla Zee spagnola sono un diversivo, infatti, dopo la sua recente visita in Marocco, la González Laya ha detto che da parte di Rabat non ci saranno né una politica dell’atto compiuto né atti unilaterali e il premier marocchiono Saadedín el Otmani e il suo ministro degli esteri Nasser Burita sono tornati in Parlamento per chiarire di non avere «nessuna intenzione di imporre atti compiuti perché la Spagna è un socio strategico e un alleato di fiducia». Ma hanno anche ribadito che «Il Marocco difende la sua sovranità» e che qualsiasi dialogo deve tener conto dei «diritti strategici del Marocco». Che tradotto vuol dire: il Sahara occidentale e il suo mare che abbiamo occupato sono nostri e ce li teniamo.

La prudenza spagnola – e l’arroganza marocchina – è dovuta al fatto che il Marocco sta collaborando attivamente a contenere i flussi migratori verso il sud della Spagna.

Ma, oltre al Sahara Occidentale, l’oggetto del desiderio di marocchini e spagnoli è l’antico vulcano sottomarino Tropic, a 500 km a sud-ovest dell’isola di El Hierro e dove, nel 2016, una spedizione dell’Instituto Geológico Minero de España e del National Oceanography Centre britannico ha trovato il più grande giacimento di tellurio scoperto finora: 2.670 tonnellate. Si tratta di un materiale strategico per l’industria tecnologica, indispensabile per produrre pannelli solari e smarphone.

Di fronte a tutto questo e alle promesse mai realizzate dell’Onu di un referendum sull’indipendenza, Mhammad Jadad, responsabile relazioni estere del Polisario ha detto: «Condanniamo fermamente questi disegni di legge marocchini che non sono altro che un altro episodio dell’espansionismo marocchino patito dall’intera regione. Questo atto si verifica anche nel quadro della disperata campagna condotta dal Marocco per legittimare la sua occupazione illegale di parti del Sahara occidentale attraverso tangenti e il coinvolgimento di entità straniere nella sua avventura coloniale nella parte occupata del nostro territorio nazionale. La legge espansionista marocchina, che intende anche annettere le acque territoriali adiacenti alle Isole Canarie e ad altri territori spagnoli, è anche una conseguenza diretta del fallimento della Spagna, essendo la potenza amministrativa del Sahara occidentale, nell’adempiere alla sua responsabilità legale e storica per decolonizzare il territorio saharawi in conformità con le pertinenti risoluzioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite da un lato e la sottomissione ingiustificata della Spagna alla politica del ricatto marocchino, dall’altro lato».

Jadad ha avvertito Psoe e Podemos: «Il governo spagnolo deve essere consapevole che i cosiddetti “confini autentici” del Marocco, che rappresentano l’epitome dell’espansionismo marocchino, non hanno limiti. Pertanto, esiste ora un’opportunità per la Spagna democratica e il suo governo progressista di correggere questo grande errore storico e assumere le sue responsabilità storiche, legali e morali nei confronti del popolo saharawi e dei sui diritti inalienabili all’autodeterminazione, all’indipendenza e alla sovranità permanente sulle sue risorse naturali. In ogni caso, la legge marocchina che cerca di annettere le acque del Sahara occidentale non ha una base legale ed è semplicemente un atto di propaganda. La comunità internazionale, che non ha mai riconosciuto l’occupazione illegale da parte del Marocco di parti del Sahara occidentale, la considererà solo come un altro disperato tentativo marocchino di distogliere l’attenzione dall’acuta crisi strutturale che sta subendo il regime marocchino».

E il Frente Polisario ha subito annunciato un iniziativa simile a quella presa dalla Spagna: «esaminerà le misure adottate nell’ambito delle procedure giudiziarie che ha presentato dinanzi al Tribunale dell’Unione europea e seguirà con interesse le misure che la Spagna adotterà al riguardo. Se necessario, non esiterà a sottoporre la questione al Tribunale internazionale affinché la Legge del mare stabilisca che queste leggi sono nulle».