Alieni e isole, botta e risposta tra Associazione per la difesa dell’Isola di Pianosa e Parco (VIDEO)

L’Associazione: nessuno spari su Pianosa. Il Parco interventi e metodi approvati da Ue e Iucn

[18 aprile 2018]

Anche l’Associazione per la difesa dell’Isola di Pianosa è intervenuta sull’eradicazione delle specie aliene sull’Isola dell’Arcipelago Toscano e si è schierata decisamente contro il progetto di Ispra, Università degli studi di Firenze  e Parco Nazionale finanziato dall’Unione europea.

In un comunicato gli “amici di Pianosa” scrivono che « Le campagne di eradicazione in atto nell’isola di Pianosa impongono una riflessione su temi complessi che vanno dalla storia alla preistoria, dal passato geologico alla storia naturale, dal rispetto della vita all’evoluzione. Il mondo è stato ed è modellato da un’infinità di azioni diverse, solo pochissime sono note alla specie umana, il resto è costellato di interrogativi. La piccola isola di Pianosa può essere presa ad esempio. Come il resto del nostro pianeta ha vissuto l’evoluzione naturale e quella antropica, oggi è un’isola di dieci chilometri quadrati, e ci teniamo a sottolineare la parola oggi, perché in passato Pianosa non era un’isola. Se è difficilissimo individuare il punto di partenza della sua storia, conoscerne gli sviluppi futuri è addirittura impossibile. La natura segue un percorso solo apparentemente determinato, e oltre ai mutamenti indotti non possiamo ignorare quelli casuali. Quali sono gli equilibri che si vorrebbero ripristinare “eradicando” alcune specie animali e vegetali che popolano l’isola di Pianosa? A quale periodo vogliamo tornare con questa “marcia indietro”? Forse a un periodo precedente al Neolitico? o addirittura al Paleolitico, privo del contributo umano? Attenzione, il viaggio all’indietro potrebbe condurci a un passato in cui Pianosa non era un’isola. A partire da tante incertezze ci chiediamo quale significato dare al concetto di specie in questo contesto e a quale risultato possa condurre l’eradicazione contemporanea di tipi “diversi”».

L’Associazione ricorda che «Il Parco dell’Arcipelago Toscano ha in atto progetti di riqualificazione naturalistica del territorio, pianificati da ricercatori e studiosi la cui competenza, capacità e valore scientifico sono indiscutibili, come è indiscutibile la volontà di lavorare per il bene complessivo dell’isola. L’Associazione per la difesa dell’Isola di Pianosa, che conta circa 600 soci impegnati nella tutela dei valori storici e naturalistici dell’isola, riconosce l’autorevolezza degli studiosi, ma non condivide assolutamente l’attuale campagna di eradicazione. In passato l’Arcipelago Toscano ha subito altri interventi di eradicazione mirati a ricomporre situazioni corrotte e a promuovere la tutela del territorio, e gli interventi sui cinghiali dell’Elba, sulle capre e sui ratti di Montecristo, ci hanno trovato concordi. Al contrario, l‘eradicazione diffusa di oggi è difficilmente condivisibile, facciamo fatica a considerarla un intervento a difesa della natura. A Pianosa la caccia è proibita, eppure in questi giorni sono stati esplosi centinaia di colpi. I cani, che non possono circolare liberamente nella ex colonia penale, sono stati sguinzagliati ovunque. Per giorni e giorni la natura dell’isola ha subito una pressione simile a quella di una riserva di caccia. A Pianosa non si deve sparare mai! Nessun progetto deve permettere l’uso di fucili come strumento di risoluzione dei problemi. L’assenza di una popolazione stabile ha fortunatamente attenuato gli aspetti antieducativi di questo intervento, ma riteniamo che l’aggressione dell’uomo verso la natura, non sia accettabile, soprattutto all’interno di un’area protetta.Centinaia di animali uccisi, scuotono i sentimenti di tutti e in particolare di chi ama l’isola».

Rivolta chiaramente all’Ente Parco, l’Associazione per la difesa dell’Isola di Pianosa  sottolinea: «Condividiamo le critiche di chi, con competenza maggiore della nostra, ha condannato questa “mattanza”, aggiungiamo che chi ha sbagliato non deve aver paura di ammetterlo. L’ammissione degli errori rende onore alle persone e alle istituzioni».

Per  concludere, l’Associazione esprimere una considerazione di ordine generale: «Il Parco rappresenta le braccia pensanti del Ministero dell’Ambiente, ed è quindi votato alla cura dell’ambiente inteso come sistema biologico, per dimenticare il brutto capitolo della “mattanza” di lepri, pernici, fagiani, ricci di macchia, è necessario voltare pagina e concentrare le energie per valorizzare il patrimonio archeologico, storico e architettonico dell’isola di Pianosa. Il Parco ha dimostrato in molti casi di avere questo tipo di sensibilità e di volontà: il restauro del Castello del Volterraio, del Forte inglese e della Tonnara dell’Enfola, ne sono esempi tangibili per l’Isola d’Elba. Il già pianificato restauro della bellissima Casa dell’Agronomo pianosina conferma questo tipo di impegno. La strada non è facile da percorrere, ma gli esempi ci sono e ne abbiamo citati solo alcuni. E’ bene insistere con energia su questo tipo di interventi, lasciando da parte campagne di eradicazione dai dubbi risultati e che comportano interpretazioni, giudizi e condanne su specie ormai perfettamente ambientate nel sistema isola».

La risposta del Parco Nazionale non si è fatta attendere e in un comunicato dell’Ente scrive: «Leggiamo ancora interventi critici e allarmati sulle operazioni di eradicazione  a Pianosa. In particolare quello dell’Associazione degli Amici di Pianosa. Abbiamo altre volte spiegato le ragioni scientifiche del Parco e abbiamo anche fatto un incontro di confronto pubblico dedicato il giorno 27 febbraio scorso  a cui purtroppo i più critici e più prolifici di interventi mediatici non hanno partecipato».

Il Parco coglie però l’opportunità dell’attacco sferratogli per ripetere le ragioni dell’intervento: «Gli interventi di eradicazione di Fagiano e Pernice rossa (ma sarebbe più corretto dire ibridi di Ciukar) sono parte di un progetto Life approvato e finanziato dall’Unione Europea, che si basa su solide basi  scientifiche che specifichiamo anche nell’allegato tecnico di seguito. Se si ritiene che si siano fatti errori a sbagliare sono stati in molti: a partire da tutti i partner del progetto inclusi Iapra e Unione Europea. L’intervento non è ritenuto dannoso, ma anzi utile dall’Unione Europea che ha approvato e finanziato il progetto,  così come dall’Istituto Superiore di Ricerca Ambientale (Ispra) che sovrintende e conduce le azioni di eradicazione. Aggiungiamo inoltre che il Parco, seguendo le procedure ormai collaudate da esperti ha prima fatto interventi di cattura, e soltanto  come intervento finale di eradicazione sta procedendo con l’utilizzo di armi da fuoco  per gli esemplari rimasti.  Le tecniche per raggiungere questo obbiettivo specifico sono state predisposte e anche attuate dall’ISPRA, massimo organismo scientifico italiano in materia, oltre che, ovviamente approvate dall’Unione  europea, come detto».

Il comunicato del Parco evidenzia che «La eradicazione di specie alloctone è una delle operazioni a tutela della biodiversità più difficile e delle quali il Parco e il territorio dovrebbero andare più fieri. Non c’è nessuna violenza gratuita, le tecniche utilizzate sono quelle standardizzate e che prevedono, nell’ambito del raggiungimento dell’obiettivo, la minore sofferenza possibile per gli animali, privilegiando, come nel caso dei fagiani, la cattura e il trasferimento in aree a divieto di caccia, con l’obbligo di non cattura per almeno tre anni. Il Parco si  fa aiutare e guidare dai migliori specialisti italiani in questa materia. La moderna conservazione della biodiversità prevede, si, l’eradicazione delle specie aliene, soprattutto nelle isole, ma prevede anche le reintroduzioni delle specie autoctone».

L’Ente Parco chiede all’Associazione Amici di Pianosa di «aiutarci a spiegare ai visitatori dell’Isola le ragioni del nostro intervento», magari con l’auito di un allegato tecnico che pubblica in coda al comunicato. Eccolo:

 

Perché il parco dell’Arcipelago Toscano dedica molte delle sue energie all’eradicazione di specie animali e vegetali sulle isole che lo compongono?

Questi interventi riguardano esclusivamente le specie cosiddette aliene o alloctone.

Il grande pubblico non sa che le specie aliene  sono la seconda causa di perdita di biodiversità nel mondo, dopo la distruzione dell’habitat, come certifica la più grande organizzazione  mondiale di conservazione della natura, la Iucn. Una prestigiosa e seria associazione  ambientalista, Birdlife International, ha scritto in un paper di pochi anni fa, che le specie aliene hanno concorso all’estinzione del 50% delle specie di uccelli che si sono estinte negli ultimi 500 anni (68 su 135)  e che delle 179 specie minacciate in modo critico secondo la red list dell’IUCN ben 78 lo sono per lo stesso motivo (44%). Un documento a firma congiunta CBD(Convenzione per la diversità biologica)-Iucn del 2010 per la strategia per biodiversità 2011-2020 ricordava che ”L’eradicazione delle specie aliene viene consigliata soprattutto nelle isole, dove le specie invasive fanno i danni più grandi alla fauna e flora autoctone, costituite in gran parte da endemismi, in tempi brevissimi”.

Infatti, delle numerose specie che si sono estinte negli ultimi 500 anni per effetto delle specie aliene, molte sono nelle isole. Dodo e Scricciolo di Schepers,  solo per citarne due  delle più famose. Una delle ultime, dichiarata estinta nel 2017 dall’Iucn è stato il pipistrello dell’isola di Natale, a causa dell’azione congiunta di tre specie aliene, la formica gialla pazza, il serpente lupo e il gatto domestico.

Un recente articolo, pubblicato nell’ottobre scorso su Science Advances, evidenzia che, nonostante le isole nel mondo rappresentino solo il 5,3% delle terre emerse in esse si è registrato   il 61% di estinzioni  negli ultimi 5 secoli, e che tali estinzioni sono avvenute “soprattutto a causa delle specie aliene invasive”

Queste evidenze scientifiche hanno determinato una presa di coscienza delle istituzioni e l’Unione europea ha emanato il regolamento 1143/2014 che vincola gli stati membri a prendere misure incisive nei confronti delle specie aliene: bloccare il commercio,  il   trasporto e il possesso, limitare la riproduzione e perseguire, quando possibile, l’eradicazione delle stesse. Gli stati membri dovevano attuare detto regolamento, l’Italia c’è arrivata di recente, con decreto del ministro dell’ambiente 230/2017.

Quindi cosa dice la scienza e cosa dicono le norme è abbastanza chiaro.

E veniamo alle  pernici ed ai fagiani di Pianosa. Non è trascurabile evidenziare che il progetto che sta portando avanti il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano è stato approvato e finanziato dall’Unione Europea attraverso lo strumento finanziario Life che è destinato “…a progetti che perseguono l’obbiettivo dell’Unione europea di arrestare la perdita di biodiversità…”. Il progetto non solo ha visto l’approvazione tecnica dell’Istituto Superiore di Ricerca Ambientale (Ispra) massima rappresentanza istituzionale italiana nel campo della ricerca ambientale, ma vede numerose azioni, tra cui proprio quelle relative all’eradicazione supervisionate e condotte direttamente dallo stesso Istituto.

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