Allarme senza precedenti per la biodiversità (e l’umanità) del pianeta Terra

Foreste, oceani, clima e biodiversità: le traiettorie che abbiamo preso ci portano a sbattere contro un muro

[20 agosto 2018]

Mentre nel 2017 a Bonn era in corso la 23esima Conferenza delle parti dell’ United Nations climate change conference 8Cop23 Unfccc) 1.5364 scienziati di 184 paesi lanciarono su BioScience un fortissimo allarme sullo stato del nostro pianeta e per «evitare la miseria generalizzata e una perdita catastrofica di biodiversità». Tra loro c’era anche l’ecologo francese Franck Courchamp, direttore ricerca del CNRS che a 9 mesi dalla pubblicazione dell’appello fa il punto della situazione in un’intervista concessa a Philippe Testard-Vaillant su CNRS  Le Journal: «E’ effettivamente qualcosa di mai visto. La prima messa in guardia del genere, formulata nel 1992 alla fine dell’Earth Summit di Rio, aveva riunito solo 1.700 firmatari, tra i quali, è vero, un centinaio di Premi Nobel. L’attuale manifesto è stato redatto da 8 specialisti internazionali del funzionamento degli ecosistemi ed è comparso il 13 novembre nella rivista BioScience. Tutto è cominciato dal bologo della conservazione americano  William Ripple, che ha messo in evidenza il declino drammatico di quasi tutti i grandi carnivori e di tutti i grandi erbivori, degli animali che svolgono  un ruolo cruciale nell’equilibrio degli ambienti naturali. William Ripple mi ha contattato il 20 luglio e mi ha chiesto di rilanciare questo grido di allarme, in paeticolare in Francia, ed è quello che ho fatto»

Lappello del 1992, lanciato da Henry Kendall, premio Nobel per la fisica e allora presidente dell’Union of Concerned Scientists, esortava le società umane a «operare un cambiamento profondo nella loro gestione della Terra e della vita che ospita», dopo 25 anni cosa è stato fatto? PerCourchamp, «Il divieto dei clorofluorocarburi (CFC) e di altre sostanze che impoveriscono lo strato di ozono ha avuto degli effetti molto positivi. Sono stati anche segnati dei punti nella lotta contro la fame e la povertà estrema. Ma se si tratta di foreste, di oceani, di clima e della biodiversità… le traiettorie che abbiamo preso sono molto preoccupanti e ci portano a sbattere contro un muro. Continuiamo a distruggere le foreste a un ritmo sfranato. Dal 1993 sono stati rasi al suolo 120 milioni di ettari a vantaggio dell’agricoltura. Negli oceani, le “zone morte” (deprivate di ossigeno), hanno fatto un boom del più 75%, mentre l’acqua potabile pro capite disponibile nel mondo per abitante è diminuita del 26 %. Le emissioni di biossido di carbonio (CO2) e le temperature medie del globo sino cresciute ancora. Une percentuale enorme dei mammiferi, dei rettil, degli anfibi, degli uccelli e dei pesci è scomparsa. Senza dimenticare che uno studio, troppo recente per essere menzionato nell’appello, ha dimostrato che, in meno di tre decenni, le popolazioni di insetti volanti (bombi, libellule, farfalle e atri ditteri) sono diminuiti di circa l’80% in Europa e senza dubbio anche altrove».

Il manifesto degli scienziati è stato accusato di essere esageratamente pessimista, ma Courchamp ribatte che «L’appello del 2017 non è più catastrofico – non mi piace questa parola che esagera la gravità della situazione –, ma è più “catastrofico” di quello del 1992. Siamo semplicemente realisti. La maggioranza degli indicatori che erano in rosso un quarto di secolo fa hanno virato allo scarlatto. Ecologicamente parlando, tutto o quasi va più male, tutto o quasi va molto più male».

E allora, di fronte a questa situazione, come si può preservare la biosfera? Lo scienziato francese ricorda che, per esempio, l’appello pubblicato su BioScience, chiede di ripristinare su vasti territori le foreste e di “rinselvatichire” delle regioni che ospitano specie animali endemiche, intensificando anche la lotta al bracconaggio. «Per permettere all’umanità  di operare per andare verso la sostenibilità – sottolinea Courchamp – il testo sottolinea anche la necessità di ridurre lo spreco alimentare e di favorire una dieta di origine vegetale. Contrariamente a ciò di cui i lobbisti dell’agricoltura parlano da decenni, siamo onnivori, non carnivori fatti per mangiare carne ad ogni pasto. E’ importante anche progettare e promuovere nuove tecnologie ecologiche, per ridurre ipso facto la quota di combustibili fossili, migliorare la sensibilità dei bambini verso la natura…«

L’appello  punta il dito contro la crescita demografica e suggerisce di “ridurre ancora” la natalità nelle regioi più sfavorite. Questo punto si presta a controversie e in molti si chiedono perché invece di invitare i poveri ad essere meno fecondi non si ripartiscono in maniera equa le risorse- Ma Courchamp fa notare che « in 25 anni, il numero di esseri umani è aumentato del 35%, il che è incredibilmente elevato. Siamo sempre più numerosi e consumiamo troppo. Ma viviamo su un pianeta con risorse limitate che non possono soddisfare il fabbisogno alimentare, tra gli altri, di una popolazione infinita. La Terra non sarà mai in grado di nutrire più di 15 miliardi di bocche, anche supponendo che poniamo fine all’attuale sovra-consumo, che ripartiamo meglio le risorse e che si verifichino ipotetici progressi agricoli e salti tecnologici. A cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, Malthus, che fu molto criticato per questo, disse che se le popolazioni umane non si regolano da sole, si incaricherà di farlo la natura stessa a colpi di guerre, di epidemie e di carestie. L’equazione non può essere più semplice: in qualsiasi popolazione di qualsiasi specie, quando ci sono troppi individui, si trovano di fronte a problemi che li costringono a ridurre il loro numero. Non è una questione di religione o di ideologia, ma un problema di risorse disponibili. Per alcuni Paesi in via di sviluppo è importante comprendere l’importanza di ridurre la crescita della popolazione. Questo dovrebbe passare, come sostenuto dal nostro appello, da una maggiore generalizzazione della pianificazione familiare e dei programmi di accesso all’istruzione per le ragazze».

I firmatari del manifesto auspicano «una marea di iniziative di base» e  Testard-Vaillant chiede se questo non denoti sfiducia sul fatto che i governi possano cambiare le cose? Per Courchamp  «Il movimento deve venire da Monsieur et Madame Tout-le-Monde. Una moltitudine di iniziative individuali e micro-azioni quotidiane possono avere un effetto decisivo, semplicemente perché siamo miliardi. Fare scelte sagge da parte dei consumatori, come comprare meno olio di palma, meno carne, meno imballaggi… porterà i produttori a produrre meno olio di palma, meno carne, meno imballaggi e migliorerà stato del pianeta».

Ma dopo il fallimento dell’appello del 1992 non rischia di fare la stessa fine anche quello di 25 anni dopo?  Secondo Courchamp, «E’ possibile. Ma io faccio parte degli ottimisti. Sento che l’opinione pubblica in generale è molto più consapevole delle minacce ambientali di quanto non lo fosse nel 1992 e che si “agiterà”». E se non succede niente? «È relativamente semplice – conclude lo scienziato francese – La buona notizia è che la biodiversità ritornerà. I modelli prevedono che ci vorrà circa un milione di anni perché ritorni al suo livello di prima della sesta estinzione di massa attribuibile agli esseri umani. La cattiva notizia è che probabilmente non ci saranno più società umane per contemplare questo spettacolo. Le prossime generazioni quindi passeranno necessariamente alla storia perché, o riusciranno a fermare la distruzione dell’ambiente, o ne subiranno tutte le conseguenze e non si riprenderanno».