Da Goletta Verde una bandiera nera al ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi

«No alle trivelle in mare tra la Sardegna e le Baleari». Ecco i perché

Ferma opposizione alle concessioni su 21.000 kmq per cercare nuovi giacimenti di idrocarburi

[7 luglio 2014]

Goletta Verde è approdata in Sardegna, individuando subito la priorità: «È ora di dire basta ad una inutile corsa al petrolio. Già oggi le aree interessate dalle attività petrolifere occupano una superficie marina di circa 24mila kmq, un’area grande come la Sardegna. Le quantità stimate sotto il mare italiano sono di appena 10 milioni di tonnellate e, stando ai consumi attuali, si esaurirebbero in soli due mesi. Continuare a rilanciare l’estrazione di idrocarburi nel mar Mediterraneo e l’apertura alle compagnie petrolifere della Zona E tra la Sardegna e le Baleari,  è solo il risultato di una strategia insensata che non garantisce nessun futuro energetico per il nostro Paese e incrementa i rischi e i danni per il mare e l’ambiente. Purtroppo anche l’attuale Governo sembra confermare questa scellerata strada».

La tappa cagliaritana del vascello ambientalista è servita a rilanciare  il tema delle estrazioni petrolifere ed a confermare la consegna della poco ambita Bandiera Nera dei pirati del mare al ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi. Il Cigno Verde ricorda infatti che «Nelle ultime settimane infatti il ministro è tornata più volte sulla necessità di puntare sui giacimenti di petrolio nazionale e di sbloccare le attività estrattive, tra cui le numerose richieste off-shore che oggi attendono di andare avanti».

Secondo la portavoce di Goletta Verde, Serena Carpentieri, «Questa classe dirigente sta andando verso il ventunesimo secolo con gli occhi rivolti al secolo passato, nonostante i numeri dimostrino l’assoluta insensatezza di continuare a puntare sul petrolio, con la trasformazione energetica che negli ultimi dieci anni ha portato ad una quasi completa uscita dal petrolio dal settore elettrico, si risponde con un attacco senza precedenti alle risorse paesaggistiche e marine italiane, che favorirebbe soltanto l’interesse di pochi e sempre degli stessi: le compagnie petrolifere. Inoltre le realtà locali restano succubi di queste scelte scellerate: Regioni, Province e Comuni sono, infatti, ormai tagliate fuori dal tavolo decisionale. Il futuro, la bellezza, l’economia del nostro Paese viene svenduto per pugno di taniche».

Vincenzo Tiana, presidente di Legambiente Sardegna, ricorda che «Nel settembre scorso Legambiente aveva già denunciato l’assurdità del decreto “pro-trivelle” approvato dall’allora ministro dello sviluppo economico Zanonato. Un provvedimento che non solo non ha ridotto le aree ancora oggi concesse alle compagnie petrolifere, ma anzi le ha aumentate, Infatti la norma individuava una nuova area, denominata Zona E, al largo del golfo di Oristano per dare la possibilità di avviare anche lì la ricerca e l’estrazione di idrocarburi. I risultati sono arrivati subito dopo:  21mila kmq circa richiesti dalla Schlumberger Italiana per avviare indagini alla ricerca di giacimenti di idrocarburi, richiesta in fase di valutazione presso la commissione Via del ministero dell’Ambiente. Ci opponiamo fermamente al rischio che la Sardegna diventi il nuovo Eldorado delle compagnie petrolifere; un territorio di inestimabile valore naturalistico che non può permettersi di ipotecare il proprio futuro, subendo scelte scellerate ed esponendosi a enormi rischi ambientali».

Il tutto proprio mentre grazie alla produzione da fonti rinnovabili in Italia ci sono già, come è emerso dal  Rapporto Comuni rinnovabili, sono già 2.629 municipi autonomi per i consumi elettrici e 79 rispetto a quelli termici delle famiglie. «Gli oltre 700 mila impianti hanno garantito il 32,9% dei consumi elettrici e il 15% di quelli complessivi – evidenzia Legambiente – Non dimentichiamo, inoltre, che il nostro Paese è riuscito ad essere totalmente autonomo dalle fonti fossili per due ore lo scorso 16 giugno. Per questo è importante investire su una politica energetica basata su fonti pulite, facendo scelte lungimiranti, e farsi promotori di politiche internazionali di tutela di tutto il mar Mediterraneo, piuttosto che continuare a seguire la strada del petrolio. Su questo l’Italia può  e deve giocare la sua capacità competitiva internazionale».