Che ne pensano i candidati a Sindaco di Campo nell’Elba?

All’Elba lavori nella zona umida della Foce, in pieno periodo di nidificazione di specie protette

Legambiente: avevamo chiesto tutela e invece si interviene quando non si dovrebbe

[13 maggio 2017]

Molti ignorano che alle spalle di Marina di Campo, nell’area della Foce, proprio dietro la spiaggia e i campeggi affollati, esistono – e resistono – una serie di piccole zone umide, interrotte da aree degradate ed edilizia di vario genere e qualità. Aree dove, nonostante l’assenza di un qualsiasi tipo di tutela, vivono e si riproducono ancora anfibi, uccelli, rettili e mammiferi, quasi tutti appartenenti a specie protette.

E’ stata quindi grande la sorpresa per un socio di Legambiente quando la mattina dell’11 marzo, intorno alle 8,30, mentre stava cercando di fotografare alcune famiglie di Gallinelle d’acqua  e dei tarabusini, si è trovato di fronte ad una macchina operatrice che stava trinciando il canneto e la vegetazione palustre, mentre gli argini dei fossi sembravano “falciati” di fresco.

Il nostro socio ha chiesto ragione all’operatore del mezzo di quanto stava accadendo in un’area così delicata e in pieno periodo di nidificazione e allevamento dell’avifauna e di crescita di specie vegetali protette delle zone palustri. Alla domanda se ci fossero i permessi necessari per quel tipo di lavori, l’operatore rispondeva che erano stati autorizzati dal Consorzio di bonifica 5 Toscana Costa.

Il nostro socio telefonava ai Carabinieri forestali che confermavano che, in base alle normative vigenti,  questi tipi di lavori (in gran parte inutili e inutilmente dispendiosi anche durante la stagione invernale), non possono essere realizzati durante la stagione primaverile, proprio perché arrecano disturbo e danni all’avifauna in fase di nidificazione/riproduzione.

Dopo aver fatto qualche telefonata, l’operatore ha interrotto i lavori, ma il mezzo è rimasto in zona.

Negli stessi giorni di questo assurdo intervento, nell’area sono stati avvistati anche aironi grigi, garzette, un raro airone rosso… senza contare la misteriosa morte di una colonia di germani reali di un paio di anni fa.

Non è la prima volta che il Consorzio di Bonifica attua interventi di questo tipo: ricordiamo la “rasatura” della zona umida di Mola bloccata da Legambiente la scorsa estate e l’abbattimento del canneto del fosso di Schiopparello proprio alla vigilia della Giornata mondiale delle Zone umide, con l’ormai simbolica foto di Gian Carlo Diversi con l’airone gardabuoi di fronte al trattore che trincia la vegetazione.

Ci crediamo perché le amministrazioni pubbliche e il Consorzio di Bonifica continuino a non coordinarsi e a permettere interventi come questo. Eppure, la Legge regionale n.30 del 19 marzo 2015, “Norme per la conservazione e la valorizzazione del   patrimonio naturalistico-ambientale regionale”, recita: «I consorzi di bonifica di cui alla legge regionale 27  dicembre  2012, n. 79 (…) concorrono alla conservazione, al ripristino e all’utilizzo razionale delle zone umide di importanza internazionale, attraverso la corretta regimazione delle acque, volta a garantire la tutela degli habitat e della flora  e fauna  presenti, con particolare riferimento agli uccelli acquatici». Ora, se è chiaro che quel che resta della grande zona umida che occupava la parte retrodunale di Marina di Campo non può essere considerata di “importanza internazionale”, è altrettanto chiaro che nagli stagni e nei corsi d’acqua superstiti vivono specie protette dalle Direttive europee Habitat e Uccelli e dalle normative italiane e toscane, anche alcune di quelle che l’articolo 79 “Forme di  tutela della fauna” della stessa legge  30/2015 considera rigorosamente protette  e per le quali «sono  vietati: a) la  cattura e l’uccisione; b) il deterioramento e la distruzione dei siti di riproduzione o di riposo». Che è proprio quanto è accaduto alla Foce.

E pensare che, solo  il 21 ottobre 2016, scrivevamo:

Nell’area della Foce, a Marina di Campo, lo scarico del depuratore ha creato una piccola e preziosa area umida che potrebbe essere l’occasione per (ri)creare un habitat di acqua dolce, ormai rarissimo all’Isola d’Elba, che non venga distrutto in continuazione con ruspe, trattori e trinciatori come è successo e continua a succedere altrove. Infatti, lo scarico del depuratore della Bonalaccia sversa nel fosso una discreta quantità di acqua, tanto che per tutta l’estate appena passata, caratterizzatasi per un’intensa siccità che ha duramente colpito l’Elba, creando problemi a flora e fauna, alla confluenza dei tre fossi della Galea, di Filetto e de La Pila si è formata una zona umida che ha rappresentato sicuramente la salvezza di molti animali. Comprese le anguille, ormai rarissime, che, come ci hanno segnalato cittadini e turisti, quest’estate sono state viste agonizzare alle foci ormai in secca di diversi fossi.

A quanto pare esisterebbe un progetto per portare con una tubazione l’acqua del depuratore fino alla condotta sottomarina di scarico  dei reflui di Marina di Campo, ma ci pare uno spreco – anche di denaro – inutile per una risorsa così preziosa dal punto di vista ambientale.

E’ noto che il cambiamento climatico colpirà – e sta già colpendo – più duramente le isole minori e che il bacino del Mediterraneo subirà siccità sempre più gravi, anche l’Elba deve cominciare a pensare come adattarsi al cambiamento climatico e come diventare più resiliente, come stanno facendo altre isole e magari prendendo – con le dovute proporzioni – l’esempio da Las Vegas, dove gli scarichi fognari depurati sono diventati un vero fiume lungo il quale è stata ripristinata una zona umida che è diventata oasi da visitare e anche luogo in cui le piante eliminano dall’acqua i residui rimasti.

Certo le dimensioni e i problemi sono molto diversi, ma la piccola zona umida creatasi alla Foce, diventata un rifugio per anfibi, rettili, uccelli e una miriade di insetti dimostra che l’idea potrebbe essere messa in pratica anche da noi. Invece di buttare a mare una risorsa sempre più preziosa si potrebbe restituirla all’ambiente alla quale è stata precedentemente tolta, con un formidabile sostegno alla biodiversità più a rischio del nostro arcipelago, quella legata alle pochissime zone umide rimaste, creando una piccola oasi che, visto la vicinanza con la spiaggia e i campeggi, potrebbe diventare anche un’attrazione per il turismo naturalistico.E’ quello che chiediamo di prendere in considerazione ad Asa e Comune di Campo nell’Elba: la vita selvatica e l’ambiente dell’Elba ringrazierebbero».

Come risposta sono arrivati i mezzi del Consorzio di Bonifica armati di trinciatore in piena stagione di nidificazione, riproduzione e fioritura.

A Campo nell’Elba si avvicinano le elezioni comunali e tutti parlano di ambiente, a volte in maniera molto generica e poco incisiva e spesso scambiandolo per giardinaggio.  Mentre attendiamo ancora una risposta dai candidati per quanto riguarda il futuro di Galenzana, già che ci siamo gli chiediamo anche quali siano le loro intenzioni riguardo alla tutela e alla valorizzazione – anche turistico-ricreativa – delle piccole zone umide e della preziosa e rara biodiversità che resistono dietro la Foce.