All’Elba nascono altre 8 tartarughine. Sono 93, la più grande nidificazione del Tirreno settentrionale (FOTOGALLERY)

Grande soddisfazione di scienziati e volontari

[16 agosto 2017]

Sulla spiaggia di Marina di Campo Il miracolo si è ripetuto nelle notti del 14 e 15 agosto: dal nido realizzato il 20 giugno da un grosso esemplare di  tartaruga marina Caretta caretta  sono uscite altre  tartarughine, portando il totale a 93, la più grande deposizione conosciuta nel Tirreno settentrionale e le uova depositate sono sicuramente più di 100, visto che nei nidi di questi rettili marini c’è un 10% di fallimento nella schiusa delle uova.

Ormai, i volontari organizzati da  Legambiente Arcipelago Toscano,  i biologi e gli esperti arrivati grazie all’Osservatorio della biodiversità della Regione Toscana e i molti curiosi che circondano la pista di ammaraggio protetta delle tartarughine, potrebbero rimettere l’orologio e il termometro sul momento dell’uscita dei piccoli dal nido: tra le 21,30 e le 22,00 e poi al massimo fino all’1,30.

Il 14 agosto dal nido la prima tartarughina fatto capolino dal piccolo cratere del nido alle 21,56, ma non è riuscita a uscire dalla sabbia e dopo un po’ si è deciso di estrarla e di metterla in un apposito contenitore. Mostrava  una piccola deformazione al carapace che non sembrava ancora del tutto formato e pochi segni vitali che sono completamente cessati qualche minuto dopo, tanto che è stata data per morta.   Invece questo coraggioso e tenace esemplare è “resuscitato” circa un’ora e un quarto dopo ed è stato portato vicino alla battigia, da dove ha raggiunto il mare con un’energia inaspettata.

Intanto  nascevano, tra due ali di folla sempre più consapevolmente corretta,  uscivano dal nido alla spicciolata altri 5 piccoli che hanno raggiunto il mare notturno con un po’ di fatica e disorientati dalle luci costiere, ma ci ha pensato lo staff dei bagni da Sergio a indirizzarle, utilizzando dei flash, verso il largo e la salvezza del mare buio.

Poi ai volontari di Legambiente e al giovane biologo marino Matteo Baini dell’università di Siena è toccato aspettare l’alba a fare la guardia al nido e alle zanzare, in attesa che ritornassero i bagnini, i volontari del turno mattutino e i bagnanti  di un affollatissimo Ferragosto.

Proprio qualcuno di questi volontari che avevano fatto molti turni di vigilanza ma non avevano assistito all’emersione delle agognate tartarughe dalla sabbia, sono stati premiti  nella notte di Ferragosto.

In molti davano per scontato che le 6 tartarughine del 14 agosto fossero le ultime di una nidiata molto prolifica invece  la dottoressa Giuliana Terracciano, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale Lazio e Toscana (IZSLT), intorno alle 22 ha avvistato un piccolo punto nero nella sabbia e poi è emersa un’altra tartarughina lunga circa 6 cm che si è diretta , con lenta determinazione, verso il mare.

10 minuti dopo è stata seguita da una sorella/fratello che sembrava avere una difficoltà alla pinna sinistra, ma il problema è scomparso quasi subito e la 93esima tartarughina ha raggiunto il mare  calmissimo in un tempo probabilmente record.

Grande la soddisfazione tra gli esperti che non si aspettavano una nascita così numerosa. «E’ probabilmente il nido più e meglio sorvegliato in Italia» ha detto la dottoressa Terracciano complimentandosi  con Legambiente Arcipelago Toscano per l’organizzazione dei volontari  e con lo staff dei bagni da Sergio.  E ha aggiunto: «Anche la nascita di molti meno esemplari sarebbe stata un grande successo, ma 93 tartarughine sono davvero un risultato eccezionale».

Grande la soddisfazione per i volontari che hanno partecipato a questo grande miracolo della natura che si è trasformato  anche in un evento turistico e mediatico che ha coinvolto i grandi media nazionali e la televisione svizzera. Una volontaria riassume bene cosa è successo in queste intense ed eccezionali notti sulla spiaggia di Marina di Campo: «Buona vita tartarughine! Che meraviglia… che dono immenso abbiamo ricevuto!»

Intanto i biologi e gli esperti stanno discutendo quando aprire il nido per prelevare i gusci delle uova schiuse, le uova non schiuse ed eventuali piccoli che non ce l’hanno fatta. Ma tutto avverrà nella massima discrezione, per consentire agli scienziati di lavorare in pace all’analisi di un sito di nidificazione che si sta rivelando sempre più eccezionale.