Anche Green Italia all’attacco

Alpi Apuane e Piano paesaggistico toscano, parte la petizione ambientalista

Legambiente Carrara: «La lobby del marmo esce allo scoperto, è il Pd»

[23 febbraio 2015]

Il 10 marzo il consiglio Regionale della Toscana dovrà votare il Piano paesaggistico regionale, sul quale pende un criticatissimo maxi-emendamento proposto dal Pd con adesioni trasversali che, se venisse approvato nella forma attuale, secondo le associazioni ambientaliste «stravolgerebbe il Piano annullando quasi tutte le tutele delle Alpi Apuane rispetto alle cave di marmo, oltre ad altre pessime “deregulation”».

Per questo  gruppi  ed associazioni toscani invitano a  firmare e diffondere il più possibile la petizione online su avaaz.org, indirizzata al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e intitolata “Salviamo il Piano Paesaggistico della Toscana – Ritirate il maxiemendamento!”, nella quale si legge: «Il Piano paesaggistico della Regione Toscana era arrivato ad un punto di compromesso tra gli industriali del marmo, i cittadini, le associazioni ambientaliste e tutti gli attori coinvolti. Ad oggi il Pd ha presentato un maxiemendamento che di fatto stravolge completamente il Piano Paesaggistico. Un colpo di spugna che toglie tutte le tutele per il paesaggio dalle Alpi Apuane, devastate dall’escavazione del marmo, fino alle spiagge. Un colpo basso della politica, una prepotenza che ci impone di schierarci per la salvezza di questa importante legge per il governo del territorio e la salvaguardia di una regione unica come la Toscana. Ci appelliamo al Consiglio regionale, alla giunta e al Presidente Rossi che facciano un dietro front e si approvi il piano così come era prima del maxiemendamento. Salviamo dalla distruzione le Alpi Apuane!»

Intanto arriva la durissima presa di posizione di Legambiente Carrara: «Il Pd toscano ha gettato la maschera: il maxi-emendamento al Piano paesaggistico presentato nella commissione ambiente regionale mira a svuotare in maniera sistematica gli ultimi residui di tutela ambientale delle Apuane rimasti nel piano, lasciando mano libera all’aggressione dilagante delle cave. Si prospetta la deregulation totale: lo stesso Parco Regionale delle Apuane, i cui splendidi paesaggi sarebbero martoriati dal libero ampliamento delle cave e dei ravaneti e dalla riapertura delle cave dismesse, sarebbe completamente svuotato di significato; si salverebbero solo le vette e i crinali sopra i 1.200 m, purché non siano già intaccati».

Il Cigno Verde carrarino prende di mira il partito di maggioranza che, dopo la rottura con l’assessore ex-Idv Anna Marson – che ha comunque manifestato l’intenzione di non dimettersi – e con Sel, si appresta ad affrontare in solitaria la campagna elettorale per le regionali, approfittando anche di un centro-destra spappolato e che comunque in Toscana non ha mai rappresentato un pericolo per il Pd, mentre accusano Forza Italia di essere “complice” del maxiemendamento».

Secondo Legambiente Carrara, «con questa iniziativa il Pd, perdendo ogni ritegno, si è messo apertamente alla testa della lobby del marmo, scavalcando addirittura Forza Italia e i suoi 200 emendamenti (peraltro in buona parte identici). Molte cose divengono adesso più chiare. Diviene chiara la manina che nell’iter di revisione della L.R. “Norme in materia di cave”, pur prevedendo la gara pubblica per il rilascio delle concessioni (in doverosa ottemperanza alla normativa europea), ha introdotto una serie di commi per farla slittare di qualche decennio (la casistica va da 7 anni a 42 anni!). Dietro all’alibi della promozione dell’occupazione si cela un gigantesco regalo alla rendita di posizione degli attuali titolari di cava e di beni estimati, e un ingente danno alle entrate comunali, quindi ai cittadini. Diviene chiaro perché è caduta nel vuoto la nostra documentata richiesta dell’aprile 2014 alla Regione di proteggere le sorgenti dalle cave, istituendone le zone di protezione previste già dal DPR 236/1988 (prescrizione di legge ancora inevasa, dopo 27 anni) e imponendo rigorose modalità di coltivazione (costante pulizia delle superfici di cava, eliminazione dei ravaneti e dei cumuli di terre, ecc.). Diviene chiara la strategia generale di “sviluppo” economico perseguita: deregulation, svendita dell’ambiente e dei beni comuni in nome di un liberismo economico sfrenato, ma di tipo coloniale (rendita anziché concorrenza), che arricchisce pochi e genera povertà e devastazione ambientale».

Gli ambientalisti concludono dunque chiedendo ai militanti e circoli Pd di «pronunciarsi apertamente con una sollevazione generale contro i loro consiglieri regionali che, ne siamo convinti, hanno stravolto il mandato dei loro elettori».

Tornando al fronte politico anche dai portavoce di Green Italia, Annalisa Corrado e Oliviero Alotto, piovono critiche sul Pd Toscano: «No allo sfregio del paesaggio unico della Toscana, uno dei più grandi beni italiani, che rischia di essere il bottino di speculatori e cementificatori se dovesse essere stravolto dagli emendamenti del Pd toscano il Piano Paesaggistico regionale. Dal presidente della regione Rossi occorre una presa di posizione più netta e convincente in difesa del Piano così come predisposto dall’assessore Marson, perché il rischio deregulation è altissimo e il partito del mattone è sempre più coeso e agguerrito. Il Piano paesaggistico mette in pratica il dettato costituzionale dell’articolo 9, e come Green Italia ribadiamo l’assoluta necessità che ogni intervento sul territorio sia improntato ai principi del ‘consumo zero’ del suolo e alla rigenerazione del patrimonio edilizio esistente. Anche il premier Renzi dovrebbe pronunciarsi in maniera netta e decisa contro i tentativi di scardinare la tutela paesaggistica della sua regione, perché è evidente che gli appetiti locali trovano sponde troppo accoglienti sia nel Pd che in Forza Italia».

Un conflitto, quello che si sta consumando in Toscana dopo l’iniziale idillio attorno a un Piano paesaggistico che aveva raccolto consensi ambientalisti anche ben oltre i confini della nostra Regione, che da giorni documentiamo su queste pagine, ma che sembra destinato a farsi sempre più acceso da qui al 10 marzo.