Altro che tori, gli elefanti odiano gli abiti rossi dei pastori (e riconoscono le voci)

Questi eccezionali mammiferi distinguono tra uomini, donne e bambini (e hanno la fobia dei Masai maschi adulti)

[12 marzo 2014]

Per molti animali selvatici riconoscere i predatori e giudicare il livello di minaccia che rappresentano è questione di vita o di morte, ma il predatore più pericoloso di tutti, gli esseri umani, sono una sfida cognitiva particolarmente interessante, visto che i diversi gruppi umani possono rappresentare livelli di pericolo molto diversi per gli esseri viventi che vivono intorno a loro.

E’ proprio su questo aspetto che hanno indagato i ricercatori britannici dell’università del Sussex e quelli keniani dell’Amboseli Elephant Research Project che hanno pubblicato su Proceedings of National Academy of Sciences  (Pnas) l’affascinante e sorprendente studio “Elephants can determine ethnicity, gender, and age from acoustic cues in human voices”.

Il team spiega che «sebbene un certo numero di specie preda abbiano dimostrato di essere in grado di discriminare tra alcune categorie umane sulla base di segnali visivi e olfattivi, le vocalizzazioni forniscono  potenzialmente una fonte molto più ricca di informazioni». Quindi hanno utilizzato registrazioni di voci umane per verificare se i gruppi familiari di elefanti africani  (Loxodonta africana) selvatici del Parco Nazionale di Amboseli, in Kenya, possono utilizzare usare le voci umane per p distinguere tra le sottocategorie umani che differiscono non solo per etnia, ma anche per sesso ed età.

Ora assicurano che «i nostri risultati dimostrano che gli elefanti possono discriminare in modo affidabile tra i due gruppi etnici diversi che si differenziano per il livello di minaccia che rappresentano, aumentando significativamente la loro probabilità di raggruppamento difensivo e di investigazione olfattiva dopo la riproduzione di voci dei Masai. Inoltre, queste risposte sono state specifiche secondo il sesso ed l’età dei Masai che venivano rappresentati, con le voci di donne e ragazzi masai, sottocategorie che generalmente rappresentano una minaccia minore, che hanno significativamente meno probabilità di produrre queste risposte comportamentali. Considerando la lunga storia di minaccia predatoria spesso pervasiva associata agli esseri umani in tutto il mondo, è probabile che in altre specie animali cognitivamente avanzate, sia stato possibile selezionare capacità di identificare con precisione le sottocategorie pericolose degli esseri umani, sulla base di sottili caratteristiche vocali».

Lo studio si è svolto nel Parco Nazionale di Amboseli ed ha coinvolto gruppi familiari di elefanti africani ai quali sono state fatte ascoltare le registrazioni sonore delle voci di due differenti gruppi etnici umani a loro noti: i pastori Masai, che spesso sono in conflitto con gli elefanti per l’accesso all’acqua ed ai pascoli per il loro bestiame, ed i Kamba, il cui stile di vita più agricolo non rappresenta una forte minaccia per gli elefanti.

Gli scienziati hanno registrato le voci di uomini adulti, donne e bambini  Masai e Kamba che dicevano nella  loro lingua: «Guarda, guarda laggiù, sta arrivando un branco di elefanti». I risultati hanno mostrato che i branchi di  elefanti quando sentono le voci dei maschi adulti Masai assumono più spesso un atteggiamento difensivo e cominciano a fiutare intorno per capire dove si trovi il possibile rischio di quando sentono quelle di Kamba. Ma gli elefanti si sono dimostrati in risultati in grado di capire se la voce corrisponda ad un adulto, una donna o un bambino Masai e di tenere conto del sesso e dell’età degli esseri umani per capire il grado di minaccia che rappresentano per loro.

Dato che i bambini e le donne Masai non rappresentano una minaccia per gli elefanti, se i pachidermi riescono a distinguerli dai maschi adulti è evidente che questo  va a tutto loro vantaggio, evitando ripetute interruzioni nella loro alimentazione e prevenendo un inutile stress fisiologico inutile.

La principale autrice dello studio, Karen McComb, a capo della Mammal Vocal Communication and Cognition Research della School of Psychology dell’università del Sussex, sottolinea su Bbc News aggiunge che «la specificità delle risposte degli elefanti è stata particolarmente interessante. Oltre ad intendere gli stimoli linguistici, erano effettivamente in grado di utilizzare le differenze vocali su una scala fine per individuare se chi parlava era un uomo Masai piuttosto che una donna o un ragazzo, che con poca probabilità causerebbero loro danni. Lo studio evidenzia i potenziali benefici che può avere questo tipo di competenze avanzate per distinguere tra le diverse categorie all’interno di una singola specie predatrice».

Insomma, i pastori Masai adulti e il loro bestiame entrano  in conflitto con gli elefanti, che si sono adattati ad ascoltarli per evitarli.

Il team della McComb in precedenti ricerche aveva utilizzato test di riproduzioni vocali per capire se gli elefanti riuscissero a distinguere il ruggito di un leone maschio da quello di una leonessa, ma la cosa che li aveva finora sorpreso di più i ricercatori era che i gruppi familiari di elefante africano mostrano maggiore paura se sentono l’odore dei vestiti indossati dagli uomini Masai rispetto agli uomini Kamba, e che sono più aggressivi se qualcuno indossa semplicemente i caratteristici abiti rossi dei Masai. la McCom ha raccontato alla Bbc news un sorprendente test: «Ho sperimentato che se dai un passaggio in auto ad un uomo Masai è possibile vedere gli elefanti si comportano in modo diverso intorno a te. Sono molto più diffidenti dell’auto e se ne vede un sacco che annusano e ascoltano».

Un ulteriore sorpresa i ricercatori britannici e keniani l’hanno avuta quando  hanno alterato le registrazioni per far sembrare più femminile  la voce di un maschio adulto Masai e gli elefanti hanno reagito nello stesso modo mostrato prima di fronte alla registrazione originale. Secondo la McComb, «Questo suggerisce che utilizzano spunti completamente diversi [da noi], al fine di attribuire il genere».

Uno degli autori dello studio, Graeme Shannon, della School of Psychology dell’università del Sussex, spiega su Bbc News che «i segnali acustici, da cui un branco può determinare l’etnia, il genere e l’età di un potenziale predatore, hanno l’ulteriore vantaggio di servire come un efficace sistema di allarme precoce,  soprattutto se il predatore è fuori dalla vista. Il linguaggio umano è ricco di spunti acustici. La capacità di distinguere tra gli uomini Masai e Kamba uomini in base ad una frase nella loro lingua, suggerisce che gli elefanti possono discriminare tra i diversi linguaggi. Questa abilità apparentemente abbastanza sofisticata dovrebbe essere appresa dai membri più giovani della famiglia nel corso dello sviluppo,  sotto la guida della matriarca della mandria e delle altre femmine anziane».

Frans van der Waal, del Yerkes National Primate Research Center della Emory University, un famoso ricercatore ed autore di diversi libri sul comportamento animale, ha scritto in un articolo di accompagnamento allo studio su Pnas che «questo risultato ci suggerisce che abbiamo molto da imparare su come elefanti prendono le decisioni» e poi ha sottolineato in una intervista  alla BBc News: «Fare questo tipo di sottili distinzioni nei modelli di voce umana è davvero notevole. La ricerca ha dimostrato che gli elefanti stanno cercando di adattarsi alle minacce dell’uomo. Gli esseri umani sono senza dubbio i predatori più pericolosi e versatili  che gli elefanti si trovano ad affrontare ai giorni d’oggi. Quanto più ci rendiamo conto di come gli elefanti navigano nei loro mondi fisici e sociali e di come il loro comportamento continua ad adattarsi alle mutevoli minacce, meglio saremo in grado di lavorare efficacemente per proteggerli in natura».