Ambiente: secondo avviso. Gli scienziati mettono in guardia l’umanità

Più di 1.500 scienziati di 184 Paesi: la Terra con tutta la sua vita è la nostra unica casa.

[14 novembre 2017]

Venticinque anni fa, l’Union of Concerned Scientists e più di 1.500 scienziati indipendenti, compresa la maggioranza dei vincitori del Premio Nobel nelle scienze, scrissero  il “World Scientists’ Warning to Humanity” del 1992. Questi professionisti preoccupati chiesero all’umanità di ridurre la distruzione dell’ambiente e insistettero sul fatto che «un cambiamento radicale nella nostra f gestione della Terra e della vita su essa si dimostra necessario per evitare la miseria umana su grande scala». Nel loro manifesto, dimostrarono che l’umanità era in rotta di collisione col mondo naturale. Si dissero preoccupati per i danni attuali, imminenti o potenziali sul pianeta t Terra che comportano l’impoverimento dell’ozono, la disponibilità di acqua dolce, il collasso della pesca marina, le zone morte negli oceani la perdita delle foreste, la distruzione della biodiversità, il cambiamento climatico e la crescita continua della popolazione. Proclamarono che erano urgentemente necessari dei cambiamenti fondamentali per evitare le conseguenze al quale ci porterà il nostro attuale corso.

Gkli autori della dichiarazione del 1992 temevano che l’umanità spingesse gli ecosistemi terrestri oltre la loro capacità di sostenere la trama della vita. Descrissero come ci stavamo avvicinando rapidamente a diversi limiti  che il pianeta può tollerare senza danni sostanziali e irreversibili. Gli scienziati chiesero di stabilizzare la popolazione umana, descrivendo come il nostro grosso numero – gonfiato da 2 miliardi di persone in più dal 1992, un aumento del 35% – esercita delle tensioni sulla Terra che possono annullare altri sforzi per realizzare un futuro sostenibile (Crist et al. 2017). Implorarono di ridurre le emissioni di gas serra (Ghg), di eliminare i combustibili fossili, di ridurre la deforestazione e di invertire la tendenza al crollo della biodiversità.

In occasione del 25esimo anniversario del loro appello, noi diamo uno sguardo retrospettivo a quell’avvertimento al fine di valutare la risposta umana, esplorando allo stesso tempo i dati disponibili in serie cronologiche. Dal 1992, a eccezione della stabilizzazione dello strato di ozono stratosferico, l’umanità non è riuscita a fare dei progressi sufficienti nella risoluzione generale di queste sfide ambientali previste e, in maniera allarmante, la la maggioranza tra loro  sono diventate ben peggiori (figura 1). Particolarmente preoccupante è l’attuale traiettoria del cambiamento climatico potenzialmente catastrofico a causa dell’aumento dei Ghg spinto dalla combustione del combustibili fossili  (Hansen et al. 2013), dalla deforestazione  (Keenan et al. 2015) e dalla produzione agricola – in particolare dei ruminanti per il consumo di carne (Ripple et al. 2014). Inoltre, abbiamo scatenato un evento di estinzione di massa, il sesto in circa 540 milioni di anni, nel quale numerose forme di vita attuali potrebbero essere annientate o almeno condannate all’estinzione entro la fine di questo secolo.

L’umanità riceve adesso un secondo avviso, come dimostrano queste tendenze allarmanti (figura 1). Noi mettiamo in pericolo il nostro futuro non resistendo al nostro intenso consumo materiale, che è anche geograficamente e demograficamente ineguale, e m non prendendo coscienza della crescita rapida e continua della popolazione come principale motore di numerose minacce ecologiche e anche sociali (Crist et al. 2017). Bisogna limitare adeguatamente la crescita della popolazione, riconsiderare il ruolo di un’economia radicata nella crescita, ridurre i gas serra, incentivare le energie rinnovabili, proteggere l’habitat, ripristinare gli ecosistemi, mettere fin alle defaunizzazione e contrastare le specie esotiche invasive, l’umanità non prende le misure urgenti necessarie per salvaguardare la nostra biosfera in pericolo.

Dato che la maggioranza dei leader politici rispondono alle pressioni,  gli scienziati,  i media influencers e i cittadini in generale devono insistere perché i loro governi prendano delle misure immediate, come un imperativo morale per le generazioni attuali e future della vita umana e delle altre specie. Con un’ondata di sforzi popolari e organizzati, l’opposizione ostinata può essere vinta e i leader politici costretti a fare la scelta giusta. E’ anche tempo di riesaminare e di modificare i nostri comportamenti individuali,  compreso di limitare la nostra stessa riproduzione (idealmente al massimo al livello di rimpiazza mento) e diminuendo drasticamente il nostro consumo procapite di combustibili fossili, di carne e di altre risorse.

Il declino rapido delle sostanze che impoveriscono lo strato di ozono mostra che possiamo fare dei cambiamenti positivi quando agiamo in maniera decisiva. Abbiamo anche fatto dei progressi nella riduzione della povertà estrema e della fame  (www.worldbank.org). Altri notevoli progressi (che non sono ancora presenti nell’insieme dei dati globali della figura 1) comprendono:  il calo rapido del tasso di fecondità in numerose regioni, attribuibile agli investimenti nell’educazione delle ragazze e delle donne  (www.un.org/esa/population), il declino promettente del tasso di deforestazione in alcune regioni e la rapida crescita del settore delle energie rinnovabili. Abbiamo appreso molto dal 1992, ma il progresso dei cambiamenti urgenti della politica ambientale, del comportamento umano e delle ineguaglianze mondiali è ancora lontano dall’essere sufficiente.

Le transizioni verso lo sviluppo sostenibile si sviluppano in maniera diversa ed esigono sempre una  pressione della società civile  e un attivismo fondato su delle prove, una leadership politica e una comprensione solida degli strumenti politici, dei mercati e di altri fattori. Degli esempi di step diversi ed efficaci che l’umanità pouò fare per passare a uno sviluppo sostenibile comprendono (non nell’ordine di importanza e di urgenza):

Dare priorità all’attuazione di riserve connesse, ben finanziate e ben gestite, per una porzione significativa degli habitat terrestri, marini, di acqua dolce e aerei nel mondo;

Mantenere i servizi eco sistemici della natura fermando la distruzione delle foreste, delle praterie e di altri habitat naturali;

Restaurare le comunità di piante su grande scala, in particolare i paesaggi forestali;

Rinaturalizzare delle regioni con specie autoctone, in particolare predatori all’apice, per ristabilire i processi e la dinamica ecologici;

Elaborare e adottare degli strumenti politici adeguati per rimediare alle defaunizzazione, al bracconaggio e allo sfruttamento e al traffico di specie minacciate;

Ridurre lo spreco alimentare grazie all’educazione e a una migliore infrastruttura;

Promuovere dei cambiamenti alimentari, soprattutto verso degli alimenti a base di piante;

Ridurre maggiormente il tasso di fecondità, vigilando perché le donne e gli uomini abbiano accesso ai servizi volontari di pianificazione familiare, in particolare dove queste risorse mancano ancora;

Rafforzare l’educazione all’aperto per i bambini, così come l’impegno globale della società nell’apprezzamento della natura;

Riorientare gli investimenti finanziari e diminuire i consumi per incoraggiare i cambiamenti ambientali positivi;

Progettare e promuovere nuove tecnologie verdi e adottare in maniera massiccia delle fonti di energia rinnovabili, sopprimendo allo stesso tempo progressivamente le sovvenzioni alla produzione di energia con combustibili fossili;

Rivedere la nostra economia per ridurre le ineguaglianze e controllare che i prezzi, la fiscalità e i sistemi di incentivazione tengano conto dei costi reali che i modelli di consumo impongono al nostro ambiente;

Stimare una dimensione della popolazione umana scientificamente difendibile e sostenibile a lungo termine, riunendo le nazioni e i leader per sostenere questo obiettivo vitale.

Per evitare una miseria generalizzata e una perdita di biodiversità catastrofica, l’umanità deve adottare politiche alternativa più sostenibili sul piano ambientale delle modalità attuali. Questa prescrizione è stata formulata dai più grandi scienziati del mondo 25 anni fa, ma a ben guardare, non abbiamo tenuto conto del loro avvertimento. Presto, sarà troppo tardi per deviare dalla nostra traiettoria fallimentare e il tempo sta per esaurirsi, Dobbiamo riconoscere, nella nostra vita quotidiana e nelle nostre istituzioni governative, che la Terra con tutta la sua vita è la nostra unica casa.

 

Appello pubblicato su Bioscience da William J. Ripple, Christopher Wolf, Mauro Galetti, Thomas M Newsome, Mohammed Alamgir, Eileen Crist, Mahmoud I. Mahmoud, William F. Laurance e altri più di 15.000 firmatari di 184 Paesi