Ambienti acquatici, così i pesticidi riducono fino al 42% la biodiversità

L’attuale valutazione del rischio dei pesticidi è inferiore alla necessità di tutela della biodiversità

[20 giugno 2013]

Un nuovo studio (Pesticides reduce regional biodiversity of stream invertebrates) sottolinea che «La crisi della biodiversità è una delle più grandi sfide di fronte all’umanità, ma la nostra comprensione dei suoi drivers rimane limitata. Così, dopo decenni di studi e di  sforzi di regolamentazione, rimane sconosciuto in che misura e in quali concentrazioni i moderni pesticidi agricoli causino perdite delle specie su scala regionale».

Su Proceedings of the US Academy of Sciences (Pnas) Mikhail Beketov e Matthias Liess dell’Helmholtz-Zentrum für Umweltforschung (Ufz), Ben Kefford dell’University of Technology di Sydney  e Ralf Schäfer dell’ Institut für Umweltwissenschaften Landau analizzano gli effetti dei pesticidi sulla ricchezza regionale dei taxa degli invertebrati dei corsi d’acqua in Europa (Germania e Francia) e in Australia (Victoria meridionale) ed evidenziano che «I pesticidi hanno causato effetti statisticamente significativi sia sulle specie che e sulla ricchezza della famiglia in entrambe le regioni, con perdite di taxa fino al 42% dei pools tassonomici registrati».

Ma c’è un problema ancora più grave: «Gli effetti in Europa sono stati rilevati in concentrazioni che la legislazione attuale considera ambientalmente protettivi. Pertanto, l’attuale valutazione del rischio ecologico dei pesticidi è inferiore alla necessaria tutela della biodiversità, e sono necessari nuovi approcci che colleghino l’ecologia e l’ecotossicologia».

I pesticidi, ad esempio quelli utilizzati in agricoltura, sono tra i gruppi di inquinanti più indagati e regolamentati ed anche se recenti studi avevano segnalato effetti inaspettati anche a bassa concentrazione su alcune specie dolciacquicole, finora non si sapeva se, o in che misura e in quali concentrazioni loro uso provochi una riduzione della biodiversità negli ambienti acquatici. Il team tedesco—australiano ha cercato di rispondere a queste domande studiando un certo numero di specie in diverse regioni: nell’Hildesheimer Boerde, vicino a Braunschweig in Germania, nel sud dello Stato australiano del Victoria  e  in Bretagna, in Francia. L’Ufz spiega che «Sia in Europa e in Australia, i ricercatori sono stati in grado di dimostrare notevoli perdite nella biodiversità regionale degli insetti acquatici e di altri invertebrati di acqua dolce. In Europa è stata trovata una differenza di biodiversità del 42% tra le aree non contaminate e quelle fortemente contaminate; in Australia è stato dimostrato con un calo del 27%».

I ricercatori hanno anche scoperto che la diminuzione complessiva della biodiversità è dovuta soprattutto alla scomparsa di diversi gruppi di specie che sono particolarmente sensibili ai pesticidi, tra questi ci sono soprattutto i plecotteri, le effimere, i tricotteri e le libellule e sono importanti elementi della catena alimentare che comprende pesci ed uccelli. Come sottolineano all’Ufz, «La diversità biologica negli ambienti acquatici può essere sostenuto solo da loro in quanto garantiscono un regolare scambio tra acque superficiali e sotterranee, fungendo così da indicatori della qualità dell’acqua».

Uno dei risultati più preoccupanti dello studio pubblicato da Pnas è che l’impatto dei pesticidi su queste piccole creature è già catastrofico a concentrazioni che sono considerate perfettamente compatibili con la salvaguardia dell’ambiente dalla vigente normativa europea. Gli autori sottolineano che «Le concentrazioni massime legalmente consentite non si proteggono adeguatamente la biodiversità degli invertebrati nei corsi d’acqua».

Secondo l’ecotossicologo Matthias Liess, «L’attuale prassi di valutazione del rischio è come un  cieco che guida in autostrada. Ad oggi, l’approvazione dei pesticidi si è principalmente basata sul lavoro sperimentale effettuato nei laboratori e negli ecosistemi artificiali. Per poter valutare correttamente l’impatto ecologico di queste sostanze chimiche i concetti esistenti devono essere validati appena possibile da indagini in ambienti reali. Gli ultimi risultati dimostrano che l’obiettivo della Convention on Biological Diversity Onu per rallentare il declino del numero di specie entro il 2020, è in pericolo. I pesticidi avranno sempre un impatto sugli ecosistemi, non importa quanto siano rigidi i concetti di protezione, ma considerazioni realistiche per quanto riguarda il livello di protezione richiesto per i diversi ecosistemi possono essere effettuate solo se vengono implementati i validated assessment concepts. Nel passato la minaccia per la biodiversità da parte pesticidi è stata ovviamente sottovalutata».