Riceviamo e pubblichiamo

Amministrative, l’ambiente oltre il ballottaggio e il “contratto di governo”

[13 giugno 2018]

Come alle elezioni politiche, anche a quelle amministrative l’ambiente non ha certo tenuto banco, anche se i territori locali ne risultano segnati più marcatamente e direttamente. E se i ballottaggi come è augurabile correggeranno un po’ il tiro va detto che, in ogni caso, dopo la partita non può essere considerata conclusa. Non lo sarà ovviamente sul piano locale ma neppure nazionale.

Ho visto che il nuovo ministro dell’Ambiente ha incontrato moltissime associazioni ambientaliste per un opportuno scambio di idee. Ma sull’ambiente tanto sul piano nazionale quanto su quello locale è la politica, ossia le istituzioni a tutti i livelli, che deve finalmente riprendersi la scena.

A partire naturalmente dal Parlamento e le commissioni parlamentari, che non mi pare al momento siano operative. Per procedere giù giù alle regioni, alle province (quel che ne resta) e comuni ma anche ai parchi e agli altri soggetti istituzionali che operano in campo ambientale.

Oggi d’altronde basta scorrere le cronache per verificare che i guai vanno dalle plastiche in mare alle erosioni, dalla gestione della selvaggina a quella dei boschi, dall’agricoltura alle frane. Della politica di gestione pianificata nazionale, regionale e locale prevista da varie leggi vecchie e nuove (vedi gli ecoreati) si sono nella maggior parte dei casi perse le tracce, mentre si preannunciano nuovi condoni e pasticci del tanto sbandierato “contratto di governo”. Di questo sconcertante e allarmante quadro ne risentono e non poco anche territori con tradizioni importanti e valide, come la Toscana e altre.

Ecco, partiti e istituzioni devono finalmente uscire da una inspiegabile e dannosa latitanza e riprendersi una scena che gli compete, e non solo nelle campagne elettorali.

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