Randagismo: fenomeno grave e indegno che può essere risolto con politiche idonee

Animali in città: regole differenti, mancanza di controlli, poca trasparenza

Legambiente: senza una strategia condivisa crescono i problemi e i costi

[30 marzo 2016]

Animali in città

Secondo il quinto rapporto Animali in Città presentato oggi da Legambiente, «Non esiste una metodologia condivisa, una politica strategica a livello nazionale, una normativa che contribuisca a al diffondersi delle migliori esperienze e delle best practices che pure, isolate e non adeguatamente pubblicizzate, esistono. Il randagismo rimane un fenomeno grave e in alcune regioni decisamente persistente; l’anagrafe canina viene utilizzata solo dai più responsabili; mancano i controlli e adeguate campagne di sterilizzazione degli animali. Chi adotta consapevolmente un animale, affronta anche divieti normativi, difficoltà negli spostamenti e costi sostenuti».

Animali in città raccoglie ed elabora i dati forniti dalle amministrazioni comunali capoluogo di provincia e dalle aziende sanitarie locali rispetto alle politiche relative agli animali d’affezione e, in generale, per la migliore convivenza in città con animali padronali e selvatici, e ne emerge «l’urgenza di una visione e di una strategia condivisa tra i diversi attori istituzionali maggiormente responsabili delle politiche per gli animali: Amministrazioni comunali, Regioni e Governo, anche e soprattutto per costruire un’effettiva conoscenza del mondo animale e poter rispondere alle esigenze di coesistenza con gli animali in città».

Animali in città è stato realizzato grazie al confronto e ai consigli dell’Associazione nazionale Comuni italiani, dell’Associazione nazionale medici veterinari italiani, dell’Ente nazionale della cinofilia italiana e al concreto aiuto e sostegno della Federazione nazionale ordine medici veterinari italiani. Al questionario del Cigno Verde hanno risposto 91 amministrazioni comunali capoluogo di provincia, l’82,7% del campione e 73 aziende sanitarie locali, ossia il 49% delle 149 Aziende sanitarie del campione contattato. «Il primo dato eclatante – sottolineano a Legambiente – è quello relativo alla spesa pubblica di settore per le amministrazioni comunali e aziende sanitarie locali, che ammonta a 248.654.053,08 euro. Una cifra enorme, che meriterebbe maggiore attenzione da parte della politica ma anche dei cittadini. Perché questa cifra non basta né a risolvere problemi annosi come quello del randagismo, né a garantire campagne utili alla corretta gestione degli animali da compagnia. In Italia viene sterilizzato un cane ogni 5 (4,8) che arrivano nei canili e un gatto ogni 8 (8,2) nelle colonie; i cani regolarmente registrati nell’anagrafe sono 7.715.817, pari a un cane ogni 9 cittadini (8,8)». Ma le differenze tra le varie città sono enormi «Se a Terni risultano essere uno ogni 3,5 abitanti, lo stesso ufficio ad Avellino, ne conta uno ogni 722 cittadini, così come sarebbero uno per 2,5 abitanti per la Asl Umbria2 mentre la Asl Roma F ne conta uno ogni 50 abitanti (49,6). Stessa situazione per i gatti nelle colonie: uno ogni 12,5 abitanti nel comune di Arezzo mentre ad Asti diventano uno ogni 1.913 abitanti. E se l’ASUR2 di Fabriano ne conta uno ogni 22,5 cittadini, la Asl di Nuoro parla di un gatto ogni 7.949 abitanti».

Dal rapporto en merge anche un’esperienza di successo: la capacità di allocare o riallocare i cani che finiscono nei canili: le migliori amministrazioni comunali sono Bolzano e Lucca e per le aziende sanitarie Frosinone e Ancona (ASUR2) dove per ogni nuovo ingresso trovano felice sistemazione due esemplari. Ultima in classifica Trapani, dove ogni 30 nuovi ingressi si riesce a sistemare un solo esemplare, preceduta da Nuoro, che riesce a ricollocare un cane ogni 11 nuovi ingressi. Anche per i controlli di settore i numeri sono variabilissimi: se Potenza dichiara un controllo all’anno ogni 21 cittadini e Terni uno ogni 45,3, a Novara viene effettuato un controllo ogni 21.000 abitanti, mentre la ASL Milano 1 dichiara di farne uno ogni 95mila abitanti.

La presidente nazionale di Legambiente, Rossella Muroni, ha sottolineato che «Contro il randagismo e la sofferenza dei nostri amici a quattro zampe si può fare meglio e di più. I controlli sono pochi, l’informazione è ancora scarsa e le politiche e i servizi per gli animali sono troppo disomogenei, se non quando territorialmente addirittura ignorati. Del randagismo si continua a parlare troppo poco e quasi solo in occasione di tristi fatti di cronaca. La questione, invece, ha urgente bisogno di un cambio di passo, in primis da parte delle Istituzioni. È evidente che le politiche del settore in Italia, dove solo alcune realtà hanno saputo costruire esperienze positive, devono uscire dalla fase pionieristica e trasformare le buone pratiche in patrimonio diffuso e pratica viva in tutto il Paese. Crediamo che solo unendo gli sforzi di tutti i soggetti pubblici e privati e armonizzando le politiche nazionali e locali si potrà risolvere una questione economica rilevante e costruire una realtà che rispetti il benessere animale e valorizzi l’importanza relazionale e affettiva con gli animali».

L’89% delle amministrazioni comunali che ha risposto al questionario ha dichiarato di aver attivato l’assessorato e/o l’ufficio appositamente dedicato agli animali, mentre il 97% delle aziende sanitarie locali ha dichiarato di avere almeno il canile sanitario e/o l’ufficio di igiene urbana veterinaria (in cinque casi anche l’ospedale veterinario) appositamente dedicati; oggi, tra le amministrazioni comunali raggiungono una performance sufficiente, (30 punti su 100), 35 città sulle 91 che hanno risposto, pari al 38% del campione, di cui con una performance buona (40 punti su 100), 8 città (Verona, Ferrara, Cremona, Monza, Bologna, Lecco, Perugia, Parma), l’8,8% del campione, e solo 2 città (Terni, Modena) superano i 50 punti su 100, il 2,2% che raggiunge quindi una performance ottima. Tra le aziende sanitarie raggiungono una performance sufficiente 35 aziende su 73, pari al 48% del campione, di cui con una performance buona, 12 aziende sanitarie (Bergamo, Napoli 1 Centro, Como, Modena, Umbria 1, Asur 1 Pesaro, Firenze, Cesena, Lecco, Milano, Salerno, Asur 4 Fermo), pari al 16,4% del campione, mentre solo 2 (Savona, Brescia) superano i 50 punti su 100, il 2,7% del campione, raggiungendo una performance ottima.

Per quanto riguarda le colonie feline, le monitora solo il 60,43% dei Comuni (15.445 colonie, con oltre 160.742 gatti e 7.958 cittadini impegnati), mentre tra le aziende sanitarie solo il 71,23% dichiara di monitorare le colonie feline presenti nel proprio territorio (23.869 colonie per 185.333 gatti).

Quasi 2 comuni su 3 (64,83%) dichiara di avere un nucleo della Polizia municipale individuato ad effettuare specifici controlli e il 68,13% dichiara di aver dotato il proprio personale di lettore microchip. Ampio il range tra città rispetto all’efficienza dei controlli dichiarati: si passa da Pistoia che recupera 272,97 euro/controllo effettuato a Lecco con soli 0,98 euro/controllo effettuato. Quasi tutte le aziende sanitarie locali dichiarano di intervenire per il rispetto delle regole e il contrasto del maltrattamento degli animali (86,3%) e quasi tutte dichiarano di aver fornito di lettori microchip il proprio personale (95,89%). Ampio anche per le ASL il range rispetto all’efficienza dei controlli dichiarati: si passa dall’ASL Milano 1 che recupera 562,2 euro/controllo effettuato alla USL Modena con soli 0,35 euro/controllo effettuato.

Rispetto alla biodiversità in città, il rapporto evidenzia che «Solo il 13,18% dei comuni, meno di 1 su 7, ha una mappatura delle specie animali presenti e poco più di 1 Comune su 4 mette in atto azioni di prevenzione (il 27,47% dei casi) attraverso interventi con metodi ecologici nel 23,07% dei casi, approvando misure nei regolamenti edilizi nel 10,98% dei casi e realizzando infrastrutture per evitare incidenti stradali nell’6,59% dei casi.  Tra le aziende sanitarie, meno di 1 azienda su 2 monitora per gli aspetti sanitari le specie animali sinantrope (il 42,46% dei casi)».

Rispetto alle aree dedicate, portare a spasso un cane a Taranto è evidentemente complicato e richiede spesso buone gambe o spostamenti in auto visto che risulta esserci una sola area cani per 218 km, mentre sarà più semplice a Pordenone dove le zone dedicate sono una ogni 2,5km.

Sulle norme specifiche per animali, l’89,01% dei comuni dichiara di avere un regolamento per la corretta detenzione degli animali in città, mentre in relazione all’accesso ai locali pubblici e negli uffici in compagnia dei propri amici a quattro zampe è regolamentato in 2 Comuni su 3 (nel 64,83% dei casi). Per la fruizione delle coste, al mare e/o al lago, dove regole chiare aiutano una buona convivenza, tra le 36 amministrazioni comunali costiere che hanno risposto al questionario, il 50% ha adottato un regolamento per l’accesso degli animali.

Il presedente della Commissione ambiente della Camera, Ermete Realacci, ha apprezzato l’iniziativa: «Dal V Rapporto nazionale Animali in città arrivano dati importanti, come quelli sull’anagrafe canina, che ci dice che in Italia abbiamo un cane regolarmente registrato ogni 9 cittadini, sui quasi 250 milioni di spesa pubblica di settore, o ancora le performance troppo spesso non sufficienti di comuni e Asl contro randagismo e sofferenza dei nostri amici a quattro zampe. Di fronte a politiche e servizi troppo disomogenei sui territori, alla mancanza di una strategia nazionale, alla carenza di informazione e di controlli, c’è ancora molto da fare per migliorare l’azione contro randagismo e abbandoni, per il benessere dei nostri animali da compagnia e non solo.  Legambiente formula proposte precise per migliorare le condizioni di vita degli animali, la convivenza civile e il rapporto fra cittadini e istituzioni. Il confronto e il dialogo fra le associazioni dei cittadini, le professioni, i Comuni e le Regioni, insieme all’esempio che arriva dalle esperienze positive già diffuse nel Paese, sono la strada giusta da percorrere per spostare in avanti l’asticella della convivenza civile nel nostro Paese. Tanto più che il nostro rapporto con gli animali è anche una buona misura del tasso di civiltà della società, il tratto di un nuovo umanesimo di cui c’è molto bisogno. Il Parlamento ha dato recentemente un segnale chiaro varando, nell’ambito del Collegato ambientale, il divieto di pignoramento degli animali da compagnia. Un’assurdità anche dal punto di vista giuridico e amministrativo. Sono certo che, al di là della mia personale sensibilità, il Parlamento sia pronto ad esaminare ulteriori proposte in materia che venissero anche da Legambiente».

Ecco il decalogo di proposte per combattere efficacemente i fenomeni dell’abbandono e del randagismo, elaborato da Legambiente e da realizzare di concerto con Anci, Regioni e Governo:

  1. Tavolo nazionale permanente Anci – Regioni – Governo che si riunisca almeno due volte all’anno e rendiconti annualmente le azioni decise, i risultati attesi e i risultati raggiunti;
  2. Accordo Regioni – Governo per passare, entro 12 mesi, dalle attuali 21 Banche dati dell’anagrafe animali d’affezione regionali ad un’unica Banca dati dell’anagrafe animali d’affezione nazionale, con dati sullo status riproduttivo dell’animale (sterilizzato o no), con autorizzazione all’accesso di inserimento e modifica dati attraverso tutti i veterinari pubblici e privati iscritti all’ordine consultabile online da tutti i cittadini;
  3. Accordo ANCI – Regioni – Governo per passare, entro 12 mesi, dall’attuale sistema di controlli (1 controllo/anno ogni 6.000 cittadini) del rispetto della normativa vigente a un efficace sistema di controllo (1 controllo/anno almeno ogni 600 cittadini) realizzato d’intesa tra polizia locale, servizi veterinari pubblici e vigilanza volontaria;
  4. Accordo Anci – Regioni per un sistema nazionale omogeneo, efficace ed economicamente realizzabile di sterilizzazione di tutti i cani e gatti non padronali;
  5. Piano nazionale ANCI per attivare incentivi e facilitazioni comunali a chi adotta cani e gatti presenti nelle strutture comunali o convenzionate;
  6. Piano nazionale ANCI per attivare incentivi e facilitazioni comunali a chi registra e gestisce colonie feline presenti nel territorio comunale;
  7. Accordo ANCI – Regioni – Governo per attivare incentivi a organizzazioni animal care no profit riconosciute che adottino cani e gatti presenti da almeno due mesi nelle strutture pubbliche o convenzionate;
  8. Accordo ANCI – Regioni – Governo con Federazione Nazionale degli Ordini Veterinari Italiani per attivare incentivi alla sterilizzazione di cani e gatti privati;
  9. Accordo ANCI – Regioni – Governo per attivare disincentivi, anche fiscali, a chi detiene cani e gatti non sterilizzati;
  10. Accordo ANCI – Regioni – Governo per proporre adeguamenti alla normativa nazionale su animali d’affezione che definiscano fonti di finanziamento, procedure omogenee di adozione di cani e gatti non padronali, istituzione albo nazionale organizzazioni animal care no profit e periodo massimo entro cui cura e gestione di cani e gatti non padronali sono sostenuti dalle pubbliche amministrazioni.