Apicoltura toscana, 400.000 euro per migliorare produzione e qualità del miele

Settore in ripresa: in Toscana nel 2014 censiti 92.270 alveari, 13.000 in più del 2013

[3 settembre 2015]

api toscana

La  campagna 2015-2016 del Programma Nazionale Triennale approvate dalla giunta regionale toscana su proposta dell’assessore all’agricoltura Marco Remaschi, punta a «Contribuire al miglioramento della produzione e della commercializzazione del miele toscano».  Le azioni previste si concentrano sull’assistenza tecnica e la formazione professionale degli apicoltori e sulla lotta alla varroasi e la razionalizzazione della “transumanza”, cioè lo spostamento delle arnie a seconda delle fioriture.

A queste misure, concordate anche con Arpat- Associazione regionale produttori apistici, Toscana Miele e Aapt – Associazione Apicoltori Province Toscane, la Regione Toscana destina per il 2015-2016 quasi 400.000 euro di fondi europei e sottolinea che «Di questi oltre 215.000 euro sono per formazione professionale e assistenza tecnica, 15.000 per combattere la varroa e acquistare gli idonei presidi sanitari, e 160.000 sono destinati all’acquisto delle attrezzature necessarie per poter effettuare il nomadismo».

Secondo il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, che recentemente ha visitato alcune aziende apistiche, «Per aumentare la produttività delle aziende  l’accento va posto anche sulla innovazione e sulla ricerca, approfondendo filoni come quello del nutrimento delle api, della selezione genetica, e della lotta alle malattie. Peraltro possiamo fare leva su un’eccellenza, toscana e non solo, della ricerca, come la sezione agraria del Sant’anna di Pisa, una delle più importanti in Italia».

La apicoltura toscana sembra tornata in buona salute: al 31 dicembre 2014, nell’ultimo censimento effettuato (la base sono le denunce fatte alle aziende sanitarie), ha fatto registrare un incremento di ben 13.000 alveari rispetto al 2013, con 92.270 alveari censiti.

Remaschi conclude: «Con le misure approvate vogliamo favorire una maggiore redditività delle aziende e una migliore qualità del miele Abbiamo cercato di venire incontro alle esigenze di una realtà, come quella del comparto toscano, che è caratterizzata da una moltitudine di piccoli operatori che hanno difficoltà ad acquisire informazioni aggiornate per fronteggiare i problemi legati alle patologie che colpiscono il settore apistico, e informazioni su metodi più razionali di conduzione. Ma anche aziende di dimensioni più significative potranno acquisire attrezzature che consentano di razionalizzare la pratica del nomadismo, diminuendo i costi e migliorando la qualità del miele prodotto».