Appello di Federparchi a Gentiloni, ministri e Senato: “salvare” la riforma della legge sui Parchi

158 amministratori di aree protette ed enti locali: «Rapida e definitiva approvazione delle modifiche»

[16 novembre 2017]

Federparchi ha inviato al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, ai ministri di ambiente, giustizia, politiche agricole, sviluppo economico e infrastrutture, al presidente e ai membri della Commissione ambiente del Senato e ai presidenti dei gruppi parlamentari del Senato un appello per una rapida e definitiva approvazione del quadro di modifiche alla Legge 394 del 1991 sulle Aree protette che si è arenata in Senato.

L’appello è accompagnato da una breve nota del presidente di Federparchi . Europarc Italia Giampiero Sammuri che sottolinea che l’appello è stato «sottoscritto da tante personalità impegnate sul fronte della gestione delle aree protette, compresi molti Sindaci che operano nelle stesse – voglio aggiungere la mia voce a quella di questi autorevoli colleghi di ogni orientamento culturale e di ogni appartenenza politica, che confidano in un Parlamento altrettanto unito nel sostegno ai nostri Parchi naturali. Non c’è infatti alcuna faziosità in questo appello firmato da 54 tra Presidenti, Vicepresidenti e Commissari di parco, 5 Presidenti di Comunità del parco, 84 Sindaci, 10 Consiglieri di Federparchi, 11 Consiglieri di Ente Parco, 6 Amministratori comunali, 1 Consigliere provinciale, 1 Consigliere regionale e 1 Assessore regionale, per un totale di 158 firmatari. Al contrario c’è la consapevolezza di un’occasione storica per il bene comune che rischia di sfumare e di non ripresentarsi per molto, molto tempo. C’è il rifiuto dell’idea che possa essere affossato il frutto di un lungo lavoro unitario, sfociato in una sintesi felice tra tante opinioni. In prima lettura il provvedimento è stato approvato al Senato da un’ampia maggioranza, mi auguro che, nonostante il momento particolare, ci sia altrettanta convinzione. Il futuro dei nostri Parchi, che costituiscono tanta parte della ricchezza naturale del Paese, è troppo importante per essere messo a rischio dalla disattenzione e dall’inerzia di pochi giorni».

 

Ecco il testo dell’appello:

Il lunghissimo lavoro che ha interessato l’aggiornamento della Legge sui parchi, la 394/91 è giunto molto vicino alla conclusione. È durato praticamente tutta la legislatura, anzi, come base era iniziato addirittura alla fine della precedente. Dopo l’approvazione in prima lettura al Senato di un anno fa il testo è stato licenziato con modifiche dalla Camera dei Deputati nel giugno scorso. A questo punto manca solo l’approvazione definitiva da parte del Senato. La legislatura sta finendo, ma ci si sono ancora i tempi per non vanificare un lavoro intenso, partecipato, dibattuto anche in modo aspro. L’impianto della legge, costruito al Senato e ritoccato dalla Camera migliora enormemente il testo vigente e ne aggiorna molti dei contenuti, mantenendo fermi però i principi sanciti dall’articolo 1 e che sono alla base della tutela del patrimonio ambientale del nostro Paese.

Come si vedrà questo appello è sottoscritto da numerosi vicepresidenti di Parchi nazionali, non perché i presidenti non lo condividano, ma semplicemente perché non ci sono. Infatti solo 6 Parchi nazionali su 24 hanno la completezza degli organi insediati (presidente, consiglio, direttore). Solo uno dei tanti problemi cronici dei parchi italiani, che verrebbe risolto con l’approvazione della legge.

“Voci di corridoio” riportano che il provvedimento non sarebbe ancora licenziato dalla commissione competente e assegnato all’aula perché il Ministero dello Sviluppo Economico non condivide che nel testo sia riportato il divieto di effettuare nuove ricerche ed estrazioni di idrocarburi all’interno dei parchi. Sembra impossibile che questo sia vero! Non possiamo credere che il governo di una democrazia occidentale possa pensare che sia possibile ricercare ed estrarre petrolio all’interno dei parchi! Meno che mai possiamo credere che a farlo sia proprio il governo italiano, che si è messo in prima fila per difendere il rispetto degli accordi di Parigi sui cambiamenti climatici, che tra l’altro prevedono una consistente riduzione della produzione energetica da fonti fossili. Stiamo parlando del 10% del territorio nazionale, quello che ospita stambecchi, orsi, aquile, le più belle ed antiche foreste italiane, fiumi, laghi e così via…

Per questo facciamo appello al governo, in primo luogo al presidente Gentiloni, ma anche a quei Ministri che hanno condiviso con noi in questi anni, per le loro deleghe, un percorso di tutela e valorizzazione delle aree protette italiane, perché venga velocemente rimosso ogni ostacolo all’approvazione definitiva della legge di riforma della Aree protette. Allo stesso modo sollecitiamo il Senato perché concluda l’ottimo lavoro fatto dal Parlamento italiano in questi anni.