L’Appennino che verrà? O sostenibile, o non sarà

[11 novembre 2013]

Si è concluso l’importante appuntamento con L’Appennino che verrà – Stati Generali delle Comunità dell’Appennino, una tre giorni in cui politici, amministratori, tecnici e società civile hanno incrociato le proposte per rilanciare, in tempo di crisi, le politiche per la montagna nella direzione della sostenibilità. Alla giornata di sabato ha partecipato anche Piero Fassino, sindaco di Torino e presidente dell’Anci.

«Un Paese come il nostro, caratterizzato da ampie specificità, non può essere governato dal ministero dell’Economia – ha dichiarato Fassino – Occorre inoltre che si dotino i territori di utili strumenti finanziari e fiscali e che si riducano la burocrazia e l’iperformalismo giuridico. Tutto ciò però non basta se gli enti locali continueranno a ragionare per compartimenti stagni».

Il tema della collaborazione tra amministrazioni locali situate anche in diverse regioni è stato ripreso anche da Luca Santini, presidente del Parco nazionale Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna: «in zone omogenee occorre raccordare, mettere in sinergia i diversi enti locali, per produrre positività e andare nella stessa direzione. Quello di oggi deve essere un primo passo per un lungo cammino insieme».

Sulla stessa linea anche  Simonetta Saliera, vicepresidente Regione Emilia-Romagna con delega alla montagna: «emerge sempre più la necessità di lavorare in rete per ambiti ottimali, per filiera di prodotto e per trovare il modo di far emergere il territorio».

Secondo l’assessore al Turismo della Regione Emilia-Romagna Maurizio Melucci, «la promozione turistica dell’Appennino richiede la messa in rete di tutte le tipologie di imprese che operano sul territorio, per costruire un prodotto turistico competitivo sul mercato» e per Annarita Bramerini, assessore all’Ambiente della Regione Toscana è importante anche il ruolo della politica: «restituiamo alle comunità le condizioni per vivere all’interno di queste aree con politiche in grado di rendere attrattiva la montagna e combattere il rischio di spopolamento».

Gli Stati Generali delle Comunità dell’Appennino sono stati caratterizzati anche da tre tavoli di lavoro che hanno visto come protagonisti contadini, pastori, allevatori, giovani imprenditori, operatori culturali e turistici, professori universitari, rappresentanti di Slow Food e delle Comunità di Terra Madre. La commissione riunitasi a Bagno di Romagna ha affrontato i temi principali relativi alla risorsa turismo: formazione, offerte mirate, opportunità per i giovani con l’obiettivo di un unico marchio per tutti i territori, «per la messa a valore di un enorme giacimento di opportunità». Il gruppo di lavoro di Badia Prataglia si è soffermato invece sulla questione ambientale: la riflessione sul fare economia nelle aree degli Appennini non deve trascurare quella sulla qualità della vita. «Occorre un’assunzione di responsabilità collettiva: se da un lato i gestori e i residenti devono occuparsi del territorio, dall’altro le zone di valle e le pianure devono riconoscere il beneficio di cui anche loro godono in virtù un Appennino economicamente sano».

A Santa Sofia, infine, si è discusso del contadino “a triplice attitudine”: per meglio affrontare le criticità che incontra l’agricoltore e cogliere le opportunità che gli si possono presentare, «occorre stimolare e sostenere l’aggregazione di imprese, essenziale al fine di affrontare la ricerca, l’infrastrutturazione e l’accesso al mercato».

In sintesi la valorizzazione del presidio del territorio montano anche per la difesa del rischio idrogeologico, la diffusione delle produzioni tipiche di qualità e del turismo sostenibile anche attraverso il rilancio del Parco come elemento attrattore oltre che area di tutela della biodiversità, la scommessa sulle fonti rinnovabili e sulla corretta gestione forestale della montagna sono tutti elementi che riuniti a sistema possono garantire occupazione stabile, sviluppo e quindi evitare lo spopolamento della montagna.

«Per noi di Slow Food, l’obiettivo di questi tre giorni è creare le condizioni perché chi negli Appennini vive e chi di Appennini vive, possa essere maggiormente protagonista delle scelte che ne determineranno il futuro- ha dichiarato il presidente di Slow Food Italia Roberto Burdese- Vorremmo che nei documenti prodotti vi siano gli occhi di questi protagonisti e le lenti di Slow Food, lenti che permettano di guardare lontano. Un progetto dunque non a breve termine, ma che guarda al futuro e si costruisce nel quotidiano. Auspichiamo che nasca una rete di comunità degli Appennini nello spirito di Terra Madre e faremo quanto è nelle nostre possibilità non solo per agevolare la nascita e la vita di questa rete, ma perché si possano cogliere le tante opportunità che l’Appennino è in grado di offrire al nostro Paese».

Dall’integrazione del lavoro fatto in questi giorni, verrà realizzato un manifesto programmatico che sarà presentato il 6 dicembre a Costacciano (Pg) e quindi consegnato al Presidente del Consiglio.