Galletti: pero venga presto definitivamente approvata dal Senato

Approvata la nuova legge sui Parchi. Lipu e Wwf: snatura parchi, pagina grigia per l’ambiente

Federparchi e Realacci: più soldi e strumenti per Parchi modello di sviluppo sostenibile

[21 giugno 2017]

Con 249 voti a favore, 115 contrari e 32 astenuti, la Camera dei Deputati ha approvato il testo di modifica alla legge 394/91. La giunta di Federparchi sottolinea che «L’iter non è ancora finito, ora il provvedimento torna al Senato che valuterà le modifiche apportate, prima dell’approvazione definitiva. È stato un iter lunghissimo, iniziato addirittura nella legislatura precedente, ma anche se auspicavamo tempi più veloci, possiamo dire che il tempo non è passato invano. Il testo, che già nella stesura uscita dal Senato era molto migliorativo rispetto alla 394 vigente, nel passaggio alla Camera è stato perfezionato, con ulteriori importanti novità. Avremo modo di  valutare in modo più analitico le singole modifiche, ma ora, a caldo, vorremo esprimere il profondo apprezzamento per il lavoro di ascolto che è stato fatto dalla Commissione ambiente, dal presidente Realacci, dal relatore Borghi. Lavoro difficile e minuzioso nel quale possiamo dire che le valutazioni sono state fatte esclusivamente sul merito delle questioni. Molte delle proposte che abbiamo fatte sono state accolte altre non lo sono state, ma è stato un fatto assolutamente positivo potersi confrontare nel merito dei problemi. Ora ci auguriamo che il Senato concluda velocemente l’iter, i parchi ne hanno tremendamente bisogno».

Lipu/BirdLife Italia non condivide per niente la soddisfazione di Federparchi: «La Camera dei Deputati, in accordo con il Governo e la maggioranza politica, ha licenziato una riforma che trasforma le aree protette in strumenti della politica locale, dimenticando a cosa serva la legge 394. Una brutta pagina, grigia e priva di coraggio, per la storia della legislazione ambientale italiana».

Al contrario di quanto dice Ferderparchi la Lipu è convinta che «La lista delle cose negative della riforma è molto lunga: dalla cancellazione delle competenze per i direttori dei parchi alla politicizzazione della governance, dallo sgretolamento dell’interesse nazionale al netto sbilanciamento a favore dei poteri locali, dalla possibilità di estrazioni petrolifere al meccanismo di controllo della fauna selvatica, che non risolverà alcun problema di sovrannumero e anzi aggraverà i casi, aprendo i parchi alla caccia e dando ai cinghialai il paradossale compito di far diminuire i cinghiali. E che dire dell’umiliazione del Delta del Po, una delle aree più importanti d’Europa per gli uccelli migratori e la biodiversità, che Governo e Parlamento non hanno avuto il coraggio, una volta ancora, di trasformare in parco nazionale? C’è tuttavia un tema, solo in apparenza secondario, che descrive il senso di questa riforma: è il mancato riconoscimento dei siti Natura 2000, cioè dei siti europei più importanti per la conservazione della natura, come aree protette ai sensi della legge italiana. Un fatto incredibile, inspiegabile, che dimostra la distanza dei legislatori e di tutti quelli che hanno sostenuto la riforma, dalla missione naturalistica della legge 394. Tutte le nostre proposte, tutti i tentativi di dialogo delle associazioni con il ministro, il governo, i relatori, la maggioranza parlamentare sono stati respinti. Il risultato è la mortificazione di una legge storica, fondamentale per la conservazione della natura in Italia, e una delle pagine più grigie della legislazione ambientale italiana. L’obiettivo, adesso, è quello di cambiare al più presto questa legge ma soprattutto di stimolare finalmente una politica ambientale diversa, in tutti coloro che hanno a cuore davvero, e non solo a titolo istituzionale, la tutela della natura e sono convinti che è proprio da questa, integrata con le politiche generali, che il nostro sofferente Paese può e deve ripartire».

A nulla è valso il voto contrario del Movimento 5 Stelle che già il 15 giugno annunciava: «Il Movimento 5 Stelle si oppone e si opporrà con tutte le forze a una legge che di fatto distruggerà un patrimonio di inestimabile valore del nostro Paese. Diciamo no alla commercializzazione delle aree protette, no alle trivelle, alla caccia, e no alle nomine politiche dei vertici dei parchi. È troppo grande e importante questo patrimonio perché diventi merce di scambio tra politicanti locali, tra persone che potranno essere nominate senza un curriculum adatto, anche senza esperienza specifica. Ci faremo portavoce della protesta di tutte le associazioni ambientaliste che invano hanno provato a farsi ascoltare dal governo e dal presidente della Commissione ambiente Ermete Realacci che durante la discussione di questa legge non ha ritenuto opportuno incontrarle».

A difendere la riforma della 394/91 è proprio Realacci, al quale la Lipu aveva rivolto un appello perché bloccasse il cammino del testo precedentemente approvato in senato. Invece Realacci sottolinea che «La Camera ha approvato dopo un lungo e approfondito esame la riforma dei Parchi, completando con molti miglioramenti il lavoro di manutenzione straordinaria della 394/91 avviato dal Senato. Una legge, la 394, che ha avuto successo ed ha permesso all’Italia di proteggere il 10% del territorio, ma che dopo oltre un quarto di secolo aveva bisogno di un rilancio. L’obiettivo della riforma, di cui al Senato è stato relatore Caleo e alla Camera il collega Borghi, è rendere le Aree Protette un modello di sviluppo per l’intero Paese, incrociando natura e cultura, coniugando la tutela e la valorizzazione del territorio e delle biodiversità con la buona economia, sostenibile e più a misura d’uomo».

Realacci ricorda che «Tra i punti qualificanti del testo c’è la reintroduzione del piano triennale: uno strumento di programmazione nazionale per tutto il sistema, con priorità nei finanziamenti per le aree protette regionali e marine. Per il piano sono previsti 30 milioni nel prossimo triennio. Fondi che verranno assegnati secondo criteri indicati dal Comitato nazionale per le aree protette, in cui è presente anche il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. A questi vanno aggiunti i 3 milioni annui esplicitamente previsti per le Aree Marine Protette e le risorse derivanti dalle royalties. Arriva la selezione pubblica per rendere più trasparente la nomina dei direttori dei Parchi Nazionali e, sia per i direttori che per i presidenti, vengono introdotti requisiti più rigorosi di preparazione e competenza anche in campo ambientale. È inoltre previsto che il ministero dell’ambiente emani linee guida per la nomina dei direttori delle Aree marine protette. Entrano nei consigli direttivi degli enti parco nazionali, affiancandosi a quello delle associazioni ambientaliste, un rappresentante delle associazioni scientifiche e uno degli agricoltori o dei pescatori, una presenza utile per orientare le attività economiche locali verso la sostenibilità. Per la prima volta negli organi direttivi deve essere ‘tenuta in considerazione la rappresentanza di genere’, una misura importante per riequilibrare la presenza femminile considerando che oggi nei 23 Parchi nazionali solo un presidente e due direttori sono donne, mentre su 230 membri dei consigli direttivi solo 14 sono donne, appena il 6%.  Si individuano anche modalità per la tutela della biodiversità e per la gestione della fauna maggiormente rispondenti alla direttive comunitarie, prevedendo un importante ruolo di valutazione da parte dell’Ispra. Viene introdotto il divieto di nuove trivellazioni petrolifere nei parchi e nelle aree contigue e proibita nei parchi anche la pratica dell’eliski. Su tutto il territorio nazionale è inoltre vietato l’allevamento di cinghiali al fine del ripopolamento, per una specie già fuori controllo in molti territori. Una delle novità più rilevanti riguarda i piani dei Parchi Nazionali che vengono sottoposti a Valutazione ambientale strategica, prevedendo così anche il parere dei ministeri dell’ambiente e dei beni culturali rispetto al testo originale della legge 394/91 che prevedeva la sola approvazione della Regione. Il ministro dell’ambiente dovrà convocare entro il gennaio 2019 e successivamente ogni tre anni la Conferenza nazionale La Natura dell’Italia.  Con la riforma il sistema dei parchi esce rafforzato, sia nella trasparenza della governance che nel rapporto con il territorio. Un passo avanti per un’Italia che guarda al futuro».

Realacci non convince per niente il Wwf che in un durissimo comunicato afferma praticamente il contrario di quanto detto dal presidente della Commissione ambiente: «La Camera, non solo ha scelto di snaturare i Parchi Nazionali, ma ha portato indietro di quarant’anni la legislazione di salvaguardia della Natura: le nomine di presidenti e direttori saranno condizionate logiche politiche e interessi locali sarà più facile l’ingresso di cacciatori nei parchi; si introduce un sistema di royalties una tantum per cui non solo «se paghi, puoi inquinare», ma se inquini lo fai a prezzo di saldo. Esiste, infine il rischio che questo testo apra un varco alle  trivellazioni anche in aree protette. Questa legge è riuscita, in un periodo di grande instabilità politica nell’impossibile compito di mettere d’accordo gran parte delle forze politiche; quelle stesse forze politiche che hanno fatto abortire la legge elettorale ai primissimi emendamenti: evidentemente le considerano così irrilevanti da non meritare i necessari approfondimenti e l’attenzione che si dovrebbe ai tesori di natura italiani».

Il Panda italiano è convinto che  «La Camera ha deciso di considerare il capitale naturale, che le nostre Aree protette custodiscono, come una merce di scambio da mettere in mano ai poteri di parte e locali invece che un bene comune che appartiene a tutti i cittadini. Ha considerato le Aree marine protette che proteggono il mare di un Paese con 8mila chilometri di coste come delle “cenerentole” che non hanno diritto né alle risorse né ad un’organizzazione lontanamente paragonabile a quelle dei Parchi terrestri. Ha precluso la strada, in modo pressoché definitivo, all’istituzione del Parco Nazionale del Delta del Po, nonostante quest’area nel 2015 abbia ricevuto il riconoscimento internazionale quale Area MaB (Man and the Biosphere Programme) Unesco. Per mesi il Wwf ha chiesto alla Camera di correggere o abbandonare una legge cucita su misura sui portatori di interessi locali, con proposte di assoluto buonsenso come i concorsi per titoli ed esami per i direttori dei parchi. Per mesi il Wwf ha chiesto un progetto di visione per le Aree protette: un progetto per i prossimi 30 anni invece di una contro-riforma contestata da tutte le associazioni ambientaliste e da numerosi esponenti della scienza e della società civile».

La conclusione del Wwf è che quella che ha avuto il via libera della Camera «E’ una legge che peggiora la situazione delle nostre aree protette: non solo lo Stato fa un passo indietro nella conservazione, ma si apre la strada a una miriade di interessi localistici. Per questa ragione la mobilitazione contro lo snatura parchi per il Wwf continuerà al Senato dove questo provvedimento dovrà avere il via libera definitivo».

Esattamente il contrario di quel che chiede il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti: «La riforma della normativa sui parchi votata oggi dalla Camera, e che spero venga presto definitivamente approvata dal Senato, è un passaggio importante per migliorare la tutela dei gioielli del nostro patrimonio ambientale. E ringrazio il relatore Borghi e il presidente Realacci per l’impegno e la passione con cui hanno accompagnato questo provvedimento».

Galletti respinge le critiche della associazioni ambientaliste: «Il Parlamento con questa normativa innalza
significativamente il grado di protezione di queste aree attraverso: un maggiore coinvolgimento delle istanze e delle istituzioni locali; aumentando la trasparenza nella designazione dei direttori dei parchi, assicurando
competenza e professionalità attraverso bandi pubblici i cui requisiti sono indicati e verificati caso per caso dal Ministero; rendendo possibile una valorizzazione economica della risorsa parco, e quindi della istituzione
parco/riserva. Io credo che le aree protette debbano essere sentite dalle comunità come un vantaggio non come un limite, e che debbano essere gestite da persone di provata competenza, riconosciute come tali sul territorio, per proteggere e valorizzare al meglio gli straordinari paesaggi, gli ecosistemi, la flora e fauna dei nostri parchi e dei nostri mari. A tal fine peraltro la normativa prevede lo stanziamento di nuovi fondi, 30 milioni di euro per i parchi e 9 per le aree marine, per programmi di tutela e protezione ambientale. E questo dato è un ulteriore segnale di attenzione in tempi in cui le risorse pubbliche vengono tagliate non incrementate».

Il ministro dell’ambiente conclude: «La possibilità poi di fare di un parco o di una area marina un fattore di
crescita economica del territorio attraverso la concessione del logo-parco o altre forme di promozione rappresenta un ulteriore modo per rendere più forte la tutela del patrimonio ambientale. Io credo che un parco ricco sia un parco più forte, un parco che può proteggere meglio le proprie eccellenze. Una comunità che vede, attraverso il parco, incrementare le proprie opportunità di crescita socio-economica avrà certamente una cura e una coesione più forte attorno alla missione di tutela del territorio».