Aquila di Bonelli, buone notizie: ritorno in Sardegna e in Sicilia spunta una coppia sconosciuta

In Sardegna 5 giovani rapaci presto liberati in natura dal progetto Ue Aquila a-Life. In Sicilia 19 aquilotti monitorati con i GPS

[3 agosto 2018]

L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) dice che «Stanno bene e stanno crescendo i primi 5 pulli di Aquila di Bonelli arrivati in Sardegna dal mese di giugno, provenienti dalla Francia e dalla Spagna».

L’aquila di Bonelli (Aquila fasciata) si è estinta in Sardegna dalla fine del secolo scorso e i 5 giovani che dovranno provare a ripopolare l’isola sono , sono ospitati in provincia di Nuoro, nel Parco

naturale regionale di Tepilora, tenuti costantemente sotto controllo dai tecnici dell’Ispra con il supporto dell’Agenzia regionale Forestas. Alle prime 3 giovani aquile i ricercatori hanno già dato un nome, ispirato dai luoghi del parco di Tepilora: Abbaluchente, Posada, Tepilora, una è stata chiamata  Helmar in onore del naturalista Helmar Schenk e la quinta è stata battezzata Nurasè dal personale di Forestas di Bitti.

I ricercatori spiagano che «Tutti e cinque si trovano attualmente nella voliera di ambientamento e sono quasi pronti per la liberazione ma bisognerà attendere ancora un po’ per l’apertura della grande gabbia che li ha ospitati sin dall’arrivo in terra sarda, quando erano così giovani da non poter ancora volare»

Secondo Ispras e Forestas «La reintroduzione dell’aquila di Bonelli in Sardegna rappresenta una grande opportunità per la conservazione della specie, anche attraverso il ripristino della continuità di areale nel Mediterraneo centro-occidentale».

Infatti, con il rilascio in natura delle prime 5 aquile si raggiungerà un importante obiettivo del progetto Life “Aquila a-Life” – un il progetto iniziato ad ottobre del 2017, coordinato dall’Ong spagnola Grupo de Rehabilitación de la Fauna Autóctona y su Hábitat  (Grefa) e che e coinvolge diversi partner internazionali – che fino al 2022 prevede il rilascio di altrettanti esemplari ogni anno, interessando anche altre zone della Sardegna con il fine di incrementare l’areale dell’Aquila di Bonelli nel Mediterraneo occidentale ed il recupero della specie oggi classificata, in Italia, come in “pericolo critico di estinzione”. «Si tratta del ritorno in Sardegna di una specie importante – dicono all’Ispra –  anche per il controllo naturale delle popolazioni di corvidi».

Intanto arrivano buone notizie anche dalla Sicili: il Wwf informa che «Questa settimana, nel centro della Sicilia, i tecnici Stefania Merlino e Salvo Manfrè della equipe del progetto Life ConRaSi, hanno sorprendentemente constatato l’esistenza di due adulti di aquila di Bonelli fino a ieri sconosciuti agli esperti. Le aquile sono state osservate insieme ad un giovane, figlio della coppia, involatosi dal nido quest’estate. La nuova “famiglia” di aquile non era nota agli esperti e la scoperta è avvenuta nel corso di un sopralluogo per la verifica delle condizioni di un altro esemplare, “scomparso dai radar” del progetto e probabilmente in difficoltà (Lillo, già noto alle cronache per essere stato rilasciato in natura a Marzo 2018 dopo 18 mesi di cure delle lesioni traumatiche procurate da un bracconiere)».

Con questa scoperta la popolazione siciliana di questo rapace raggiunge le 27 coppie di aquile che nel 2018 hanno fatto involare  40 giovani e il Wwf sottolinea che «Questo è un dato record. Si tratta del maggior numero di aquilotti che, dal 1990 ad oggi, sono riusciti a spiccare il loro primo volo dal nido. L’Aquila di Bonelli è in Italia una specie a rischio d’estinzione che si riproduce solo in Sicilia. Qui è in corso un importante sforzo di conservazione, guidato dal Wwf, per scongiurare il pericolo della sua scomparsa».

Ad oggi il progetto Life ConRaSi  ha equipaggiato con trasmettitori satellitari 19 giovani di Aquila di Bonelli che sono monitorati quotidianamente dagli esperti. Il Panda, che coordina il progetto, evidenzia che «Analizzando giornalmente i dati provenienti dai piccoli GPS posti sul dorso degli animali i ricercatori studiano ogni esemplare. Se il segnale risulta provenire da uno stesso punto per più di 12 ore, i tecnici raggiungono il luogo indicato dalle coordinate trasmesse dagli apparecchi, per verificare le condizioni dell’animale e per procedere eventualmente al ritrovamento e al recupero per le cure. Questa tecnologia permettendo di seguire costantemente i voli esplorativi delle giovani aquile sul territorio siciliano facilita la conoscenza delle abitudini di vita, dell’alimentazione e dei pericoli che metterebbero a rischio la specie».