Arcipelago toscano, revisione dei confini del Parco? L’aut aut di Legambiente

Il Cigno Verde isolano al Comune di Portoferraio: «Nessuna fuga in avanti»

[1 agosto 2013]

A 15 anni dall’istituzione del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, secondo l’amministrazione comunale di centro-sinistra di Portoferraio «E’ arrivato il momento di verificare i confini delle aree protette». Per questo l’amministrazione del capoluogo elbano ha approvato una proposta da presentare al Parco ed al ministero dell’Ambiente».

Secondo il sindaco Roberto Peria (Pd), «L’attuale perimetrazione mostra degli errori che solo adesso, a distanza di anni di operatività del Parco, possono essere ritenuti tali». L’intenzione del Comune è quella di «Togliere dall’area protetta alcune zone già densamente urbanizzate come Viticcio, Biodola e la zona del Capannone, per includerne altre ad alto valore ambientale come la zona del Puntale, tutta l’Acquaviva, la zona di Casa Fantozzi e di Montebello,costituito da un’enorme falesia e dove si trovano i resti di un antico forte del ‘700. La nuova ridefinizione avrebbe anche dei vantaggi nell’individuazione delle “zone parco”, in quanto si è cercato il più possibile di razionalizzare cercando di usare il sistema stradario come naturale perimetrazione. Tra i 313.730 mq che verrebbero estrapolati dalle zone protette e i 443.209 mq che verrebbero invece inserite ex novo, il bilancio è di circa 13 ettari in più a favore del parco».

Peria dice che «La proposta è aperta, può chiaramente essere migliorata con l’aiuto dei cittadini e delle associazioni ambientaliste che vorranno avanzare le loro proposte».

Ma la prima risposta che arriva da un’associazione ambientalista, da quella più attiva ed influente dell’Elba, Legambiente, è un aut aut e una richiesta del rispetto delle regole e delle norme: «Credevamo che la Comunità del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano avesse concordato con il Presidente del parco Giampiero Sammuri un percorso concordato e partecipato che seguisse l’iter più volte confermato dai ministri dell’ambiente di ogni colore ogni volta che le amministrazioni comunali elbane hanno tentato di violare le norme sulla revisione dei confini del Parco nazionale dell’Arcipelago toscano, che non sono certo un tabù intoccabile ma nemmeno una cosa da tirare come la trippa per favorire interessi di questa o quella categoria» dicono gli ambientalisti.

Secondo il Cigno Verde isolano «Che il Comune di Portoferraio abbia avanzato una proposta di riperimetrazione mentre non è ancora stato nominato l’organo di governo del Parco Nazionale, quel direttivo che dovrà analizzare ed approvare o meno la proposta prima che arrivi sul tavolo del ministro dell’ambiente e poi del Presidente della Repubblica per approvare il nuovo Decreto con l’eventuale nuovo perimetro, è già di per sé sintomo di uno strappo istituzionale forse non ben calcolato».

Gli ambientalisti dicono che «Naturalmente la proposta del Comune che prevede un ampliamento della superficie protetta (anche se non per includere aree davvero sensibili come le zone umide tra San Giovanni e le Prade fino a ricongiungersi ai confini del Parco al Volterraio), andrà considerata seriamente, ma preoccupa l’insistenza per l’esclusione del nucleo costiero alberghiero del Viticcio, già abbondantemente favorito dalla presenza della Zona D di sviluppo del Piano del Parco. Così come preoccupa l’esclusione della zona della Biodola dove, anche recentemente, appena fuori del parco abbiamo visto sorgere costruzioni costiere non proprio sostenibili dal punto di vista ambientale e paesaggistico. Le ultime costruzioni più invasive del golfo della Biodola sono tutte state fatte in questi ultimissimi anni. Definire urbanizzata la zona del Capannone, costituita da boschi, coltivi e case coloniche o sparse, sembra una boutade».

Legambiente  ha qualche sospetto: «Non vorremmo che questa scelta fosse legata alle voglie di qualche albergatore, come quello che solo un paio di anni fa voleva costruire una piscina sugli scogli, e ci chiediamo se le nuove limitazione all’edificazione sulla costa proposte recentemente dal Comune valgano anche per trovate come questa».

Gli ambientalisti concludono con un invito all’amministrazione comunale di Portoferraio a «Riportare tutta la discussione sui binari giusti, non vorremmo che uscite come queste portassero a riscatenare la voglia di tagliare l’area protetta che qualche anno fa, con la stessa procedura, portò gli 8 Comuni elbani ad approvare delibere che, messe tutte insieme avrebbero ridotto il parco ad un terzo della sua superficie, con un perimetro a pallini ed a macchie di leopardo che deve aver fatto sbellicare dalle risate anche il ministro dell’ambiente di allora, che infatti rispedì tutto al mittente spiegando che non si poteva e non si può fare così».