Aree protette, mancano i direttivi. Federparchi al ministro Galletti: «Situazione grottesca»

Realacci: «Cosa vuole fare il ministro?»

[10 luglio 2014]

Dopo la nota inviata il 22 aprile scorso e le ripetute successive richieste d’incontro inviate al ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti e rimaste senza risposta, il presidente di Federparchi Europarc Italia, Giampiero Sammuri (nella foto), ha di nuovo preso carta e penna per  evidenziare al ministro che «quello che paventavamo come un rischio  nella precedente lettera  si è purtroppo concretizzato. Sono passati due mesi e mezzo e non è stato nominato nessun consiglio direttivo. Non solo. I presidenti stanno perdendo, uno dopo l’altro, la possibilità di operare con i poteri del consiglio. Sinceramente, era già poco comprensibile il perché non si fosse proceduto alle nomine, anche incomplete, due mesi e mezzo fa, ma oggi è quasi grottesco».

Il rischio di paralisi dei Parchi è concreto e questo avverrebbe in un momento non certo facile per le aree protette. Come ricorda Sammuri a Galletti,  «Di recente  sono stati gravi atti di intimidazione nei confronti di parchi  nazionali: due pallottole sono state recapitate al presidente dell’Aspromonte mentre nel parco nazionale del  Vesuvio è stata bruciata la biglietteria sul cratere. I presidenti si trovano ad affrontare questi gravi problemi da soli, senza nemmeno il conforto e la condivisione con un consiglio direttivo. Oltretutto
la mancata nomina dei consigli direttivi impedisce anche quella dei direttori dei parchi nazionali, in molti casi con incarico scaduto e prolungato da anni proprio per l’assenza dell’organismo competente».   Federparchi invita per l’ennesimo volta il ministro «A provvedere a questi ritardi, che non sono più  sopportabili, né comprensibili».  E Sammuri conclude: «Vogliamo confidare sul Suo autorevole per porre fine a questa situazione».

Sul tema Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente della Camera, ha presentato un’interrogazione a risposta scritta a Galletti premettendo che «Federparchi e le più importanti associazione ambientaliste nazionali, i parchi nazionali del Paese, esempio migliore dell’Italia che tutela e valorizza l’ambiente, il territorio, il turismo e la green economy, rischiano la paralisi per il mancato rinnovo dei propri consigli direttivi negli enti di gestione e per tagli insostenibili ai loro bilanci;
i maggiori parchi sono quasi tutti privi dei propri consigli direttivi, in alcuni casi attesi da anni. Su 23 parchi nazionali esistenti in Italia, attualmente solo due (Dolomiti Bellunesi, Gran Paradiso) hanno un presidente ed un consiglio direttivo operativo».

Realacci fa il quadro della situazione: i parchi nazionali del Gran Sasso e Monti della Laga e della Majella sono privi del direttivo dal 2007; il Parco nazionale del Gargano: I parchi nazionali del Gargano e dell’Asinara dal  2008; Il Paco nazionale delle Cinque Terre; Alta Murgia e Stelvio dal 2010; Dal 2012 sono senza consiglio direttivo i Parchi nazionali di ‘Abruzzo, Lazio e Molise; Appennino Lucano, Val d’Agri e Lagonegrese; Appennino Tosco-Emiliano; ‘Arcipelago della Maddalena; Arcipelago Toscano; Aspromonte; Circeo; Monti Sibillini; Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni; Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna e quello del Vesuvio dal 2013. Nel Parco nazionale della Val Grande il consiglio direttivo è stato in parte nominato nel 2012, ma non insediato.

Realaccio fa notare che «Accanto ai Parchi privi di «governo» si aggiunge la difficile situazione economica, nonostante qualche recente tentativo da parte del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di garantire finanziamenti adeguati al sistema nazionale delle aree naturali, da quest’anno si deve così registrare la ripresa dei tagli lineari che finiscono per rendere ancora più problematica la gestione dei parchi nazionali e la loro reale capacità di intervento sul territorio, rendendo de facto inefficace la loro esistenza;
dall’inizio del 2014 di almeno tre tagli ai finanziamenti previsti dallo Stato sia per le aree naturali protette a terra che per quelle a mare. A quanto risulta il capitolo di bilancio «gestione interventi Parchi nazionali» ha registrato un taglio di circa 865.000,00 euro, passando dagli originari 5.800.000 circa di inizio anno agli attuali 4.960.000,00 circa (un taglio del 15 per cento). Ancora peggio il capitolo di bilancio «gestione interventi Aree marine protette» che ha registrato un taglio di oltre 1.200.000,00 euro, passando dagli originari poco più di 5.000.000,00 di inizio anno agli attuali 3.790.000,00 euro circa (taglio di circa il 24 per cento)».

Per questo il presidente PD della Commissione ambiente della Camera  chiede al ministri «Quali iniziative urgenti intenda mettere in campo il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare per sbloccare la governance dei parchi italiani nominando i soggetti di competenza e se il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, non ritenga utile provvedere ad un nuovo riparto di fondi a favore dei parchi nazionali al fine di scongiurarne il dissesto finanziario» e «Se il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare non ritenga opportuno, in caso di eventuale riduzione dei fondi, garantire autonomia degli enti parco nella ripartizione della stessa».