Ma molto resta da fare per efficienza e governance

Aree protette, per Unep-Iucn «il mondo è sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi»

Già oggi tutelato il 15,4% delle zone terrestri e il 3,4% degli oceani del pianeta. Ecco dove

[13 novembre 2014]

Secondo il nuovo rapporto Protected Planet 2014  dell’United Nations Environment Programme (Unep) presentato oggi al World Parks Congress (WPc 2014) dello Iucn in corso a Sydney, «il mondo è sulla buona strada per raggiungere i suoi obiettivi di espansione delle aree protette entro il 2020», ma restano ancora da fare importanti progressi «per garantire che le zone importanti per la biodiversità e i servizi ecosistemici siano protette prioritariamente e gestite in maniera equa».

Protected Planet non solo fa un bilancio degli sforzi mondiali per sviluppare e ampliare le aree protette, ma avanza anche delle raccomandazioni per aiutare i governi ad agire e progredire più rapidamente nella salvaguardia della natura.  Secondo il rapporto, sono ormai protetti il 15,4% delle aree terrestri e delle acque interne e il 3,4% degli oceani del pianeta, il che metterebbe in evidenza «la crescente presa di coscienza  mondiale della necessità di preservare le risorse naturali che avranno un ruolo cruciale nel quadro dei futuri obiettivi dello sviluppo sostenibile». Il rapporto infatti ricorda che «le aree protette sono essenziali per la conservazione delle specie, degli ecosistemi e dei mezzi di sussistenza che sostengono. Svolgono anche un ruolo importante per l’adattamento e l’attenuazione degli impatti del cambiamento climatico, per esempio riducendo i rischi di catastrofi naturali e costituendo un pozzo di carbonio attraverso le foreste, 7,8 milioni kmq delle quali si trovano nelle aree protette».

Il rapporto che è il secondo di una serie di studi che valutano i progressi realizzati per raggiungere l’obiettivo 11 di Aichi della Convention on Biological Diversity (Cbd), rivela che «dal 2012 sono stati istituiti 1,6 milioni di Kmq di nuove aree protette, la copertura mondiale totale delle aree protette equivale a 6,1 milioni di Kmq, cioè un’area vicina a quella dell’Australia».  L’obiettivo prevede che, entro il 2020, le aree di conservazione gestite  efficacemente ed equamente coprano almeno il 17% delle zone terrestri del pianeta e il 10% delle aree marine e costiere, in particolare le zone importanti per la biodiversità ed i servizi forniti dagli ecosistemi.  Protected Planet 2014 conclude che «è probabile che l’obiettivo sia raggiunto in termini di copertura fisica», ma mette in evidenza «la mancanza di progressi in altri settori quali: assicurare che le aree protette siano su situate in aree di particolare importanza per la biodiversità ed i servizi ecosistemici; che siano amministrate efficacemente ed equamente e che siano ben connesse».

Il rapporto avverte che «senza un’azione mondiale concertata che permetta l’individuazione appropriata delle zone da proteggere, il miglioramento e l’integrazione della pianificazione nazionale e la valutazione dell’efficacia e dell’equità della gestione delle aree protette, l’obiettivo non sarà raggiunto interamente».

La direttrice generale dell’Iucn, Julia Marton-Lefèvre, ha ricordato che «10 anni fa, il Congresso mondiale dei parchi a Durban ha fatto nascere l’idea degli obiettivi mondiali per le aree protette. Oggi, a Sydney, siamo fieri di lanciare il rapporto Protected Planet, che mostra i progressi che abbiamo realizzato verso il raggiungimento dei nostri obiettivi. Ci impegniamo a fare in modo che le nostre promesse non siano vane. Quel che dobbiamo vedere dietro queste cifre sono le aree protette ben gestite ed eque, sane, forti ed in grado di fornire tutta la gamma degli strumenti essenziali alla sopravvivenza della biodiversità ed al benessere delle persone nel mondo».

In totale, tra zone terrestri e acque interne sono ormai 6 milioni i Kmq di aree protette, e ne serviranno altri 2,2 milioni per raggiungere la copertura del 17%. Sarà molto più difficile raggiungere gli obiettivi per mari e oceani: «Dal 2010, sono state aggiunti poco  più di 6 milioni di Kmq di aree marine protette, con 1,5 milioni di Km2 di questo totale che sono stati aggiunti dal 2012. In totale, nel mondo sono attualmente protetti 12 milioni di Kmq di oceano».

Il rapporto evidenzia: «Benché i progressi verso il raggiungimento dell’obiettivo siano più lenti per le zone marine che per le zone terrestri, sono stati fatti dei reali progressi nelle zone offshore e nelle acque costiere appartenenti alla giurisdizione nazionale: la loro copertura raggiunge rispettivamente il 10,9% e l’8,4%. Però solo lo 0,25% delle zone marine situate al di là delle aree sottoposte alla giurisdizione nazionale sono protette, il che mette in evidenza una lacuna negli sforzi di conservazione ed il bisogno urgente di superare le difficoltà e di istituire delle aree protette là dove non esistono sistemi di governance nazionali».

Il problema è gigantesco: per raggiungere l’obiettivo del 10% solo nelle acque territoriali sarebbe necessario creare 2,2 milioni di kmq di aree marine protette in più e dovrebbero essere protetti 21,5 milioni di Kmq in alto mare per arrivare al 10% dei mari e degli oceani protetti sul quale concordano tutti i governi del mondo. Se a questo si aggiunge che i recenti aumenti della superficie delle aree marine protette sono dovute soprattutto all’istituzione di enormi zone protette nei mari dell’Australia, della Nuova Caledonia, negli spopolati territori di oltremare britannici della Georgia del Sud e delle Isole Sandwich meridionali e negli altrettanto disabitati territori statunitensi del Pacifico, ci si rende conto di quanto cammino ci sia ancora da fare. Nel 2014 la Nuova Caledonia ha dichiarato tutte le sue acque territoriali area protetta, si tratta di ben 1,2 milioni di Kmq, attualmente l’area marina protetta più grande del mondo. Se si togliessero queste aree marine protette di recente istituzione nel Pacifico e nelle isole sub-antartiche, il mare protetto calerebbe a solo l’1,% della superficie degli oceani mondiali e al 4% delle acque territoriali.

Protected Planet 2012 aveva già messo in evidenza diverse sfide in materia di gestione e governance delle aree protette e ha avanzato 13 raccomandazioni sulla maniera per estendere le aree protette e controllare meglio i loro progressi. Si tratta di questioni di non poco conto, come  una migliore comprensione dei vantaggi delle aree protette per  la biodiversità ed i servizi ecosistemici; un miglior finanziamento; il rafforzamento della partecipazione delle comunità locali;  il miglioramento delle connessioni tra le aree protette; l’integrazione con i territori che circondano i parchi.

A preoccupare è soprattutto la mancanza di finanziamenti certi e durevoli, anche se diversi studi dimostrano che i vantaggi economici prodotti dalle aree protette superano di gran lunga i costi di gestione. Il rapporto evidenzia che «nel 2012, l’investimento finanziario necessario alla messa in opera di una gestione estesa della rete delle are protette che coprono I siti più importanti per tutti i gruppi di fauna, guardando al 2020, è stato stinato in 76,1 miliardi di dollari all’anno».

Il rapporto include  messaggi e raccomandazioni essenziali per aiutare i decisori politici a raggiungere quanto previsto dall’obiettivo 11 di Aichi:

Copertura della biodiversità dei servizi ecosistemici.  Nel 2013, il 22% delle “Important birds areas”  e il  23% dei siti  dell’Alliance for Zero Extinction  erano coperti totalmente da aree protette, in media meno della metà di ogni sito era protetta. Per Iucn ed Unep «è necessaria L’espansione mirata delle reti di aree protette per includere  alcuni di questi siti ad altre zone chiave, soprattutto in mare. Inoltre, l’attuale copertura della maggioranza delle ecoregioni e delle specie è insufficiente. Per avere una rete di aree protette che copra adeguatamente tutti gli aspetti importanti della biodiversità e dei servizi ecosistemici, bisognerebbe avere una copertura superiore al 17% delle zone terrestri ed al 10% delle zone marine e costiere».

Una gestione efficace. Quando sono gestite in maniera efficace, le aree protette aiutano a preservare la biodiversità e gli habitat. Ma nel 2013 solo il 29% della superficie totale delle aree protette a livello nazionale era stata valutata in termini di efficacia di gestione. Secondo il rapporto, «L’assenza di gestione efficace resta uno delle più grandi sfide con le quali si confronta l’attuale sistema mondiale delle aree protette. Bisognerebbe valutare maggiormente l’efficacia della gestione delle aree protette e misurare la gestione delle aree protette e in particolare i risultati in termini di biodiversità ed i risultati sociali.

Una gestione equa. «La presentazione dei rapporti è rara ed esistono pochi dati in materia de gestione equa – lamenta il rapporto – Entrambe le cose devono essere rafforzate per poter valutare in maniera significativa l’equità della gestione delle aree protette e delle altre zone di conservazione».

Connettività. I dati disponibili sui corridoi ecologici indicano che n sono uno strumento essenziale per la conservazione della biodiversità, ma il rapporto fa notare: «Benché esistano un numero crescente di grandi progetti basati sulla connettività, le conoscenze sulla connettività tra le zone di conservazione terrestri e marine più vaste sono limitate. I principi della connettività dovranno essere meglio integrati nella pianificazione nazionale e nei programmi di adattamento al cambiamento climatico.

Vantaggi per le persone e la natura. Le aree protette offrono numerosi benefici per la gente e la natura e devono essere riconosciute come un mezzo naturale valido e redditizio per far fronte a sfide mondiali come l’approvvigionamento idrico, la scurezza alimentare, la riduzione dei rischi di catastrofe e l’attenuazione e l’adattamento al cambiamento climatico. «Questi vantaggi – dicono Iucn ed Unep . devono essere pienamente riconosciuti con l’integrazione delle aree protette nella pianificazione nazionale e nei processi decisionali in tutti I settori».

Ruolo nell’elaborazione e controllo degli Obiettivi di sviluppo sostenibile. La copertura delle aree protette è stata utilizzata come un indicatore per misurare i progressi verso gli Obiettivi del millennio per lo sviluppo. Protected Planet 2014  sottolinea che «Le aree protette, in quanto elementi essenziale del territorio e modello di sviluppo sostenibile, potrebbero svolgere un ruolo importante nell’elaborazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdg). Al momento di elaborare gli Sdg, il contributo delle aree protette a ciascuno degli obiettivi dovrà essere valutato per contribuire all’elaborazione degli indicatori».