Quello che le aree protette possono fare per il futuro sostenibile del pianeta

A Sydney il World Parks Congress tra piroghe e “street view” sottomarina di Google

[13 novembre 2014]

Il World Parks Congress 2014 (WPC 2014) dell’International union for conservation of nature (Iucn) ha appena aperto i battenti a Sydney con l’ambizioso compito di definire il futuro delle aree protette, e di metterle al centro delle soluzioni per le grandi sfide con le quali si confronta il nostro pianeta.

Il congresso mondiale dei  parchi, che a partire dal 1962 si tiene ogni 10 anni,  ha come slogan «Parks, People, Planet: Inspiring solutions» e traccerà un bilancio dei progressi realizzati  e discuterà di come raggiungere gli obiettivi di salvaguardia delle specie animali e vegetali e degli habitat fissati a livello mondiale, inoltre affronterà lo spinoso tema delle minacce e delle difficoltà che affrontano attualmente le aree protette ed incoraggerà l’attuazione di soluzioni naturali per giungere ad una reale sostenibilità.

Il WPC 2014 si è aperto ieri con l’arrivo a Sydney di 4 piroghe tradizionali vaka, partite dalla Uova Zelanda e dalle Figi, con a bordo i leader del Pacifico, sia per lanciare un appello mondiale per la protezione degli oceani sia per denunciare gli effetti devastanti del cambiamento climatico sulla biodiversità, l’economia e le comunità umane dei piccoli Stati insulari del Pacifico.

Al World Parks Congress l’Iucn presenterà  alcune novità, come la Green List of Protected Areas,  il primo standard internazionale  che riconosce le aree protette ben gestite, e l’ IUCN World Heritage Outlook,  la prima valutazione a livello planetario dei siti naturali Patrimonio mondiale dell’Unesco.  A Sydney verrà lanciata anche la “street view” sottomarina di Google, che comprende la più grande e completa collezione di immagini della Grande Barriera Corallina Australiana e dei fondali marini di Sydney.

Il ministro dell’ambiente australiano, Greg Hunt, ha detto che «Dal Royal National Park a  Sydney – la nostra prima area protetta nazionale –  fino al Great Barrier Reef Park, uno dei più emblematici, I nostri straordinari spazi naturali son il cuore e l’anima dell’Australia dal 1879. Siamo fieri di ospitare questo evento che stabilirà il programma delle azioni internazionali mirante a gestire questi siti unici e preziosi in vista dell’avvenire».

Ma il mondo si trova ancora una volta di fronte a governi  – a cominciare da quello italiano – che non hanno finora mantenuto le promesse e gli impegni internazionali: per proteggere entro il 2010 almeno il 17% delle aree terrestri ed il 10% dei mari e degli oceani . Intanto le minacce alle quali devono far fronte le aree protette, cambiamenti climatici, bracconaggio, commercio illecito delle specie selvatiche, attività distruttive come la deforestazione e le miniere illegali, sono in aumento un po’ in tutto il mondo.

Secondo l’Iucn, «attualmente, più di  200. 000 aree protette coprono circa il 15% delle terre ed il  3% degli oceani del pianeta», ma circa un quarto di queste sono mal gestite o mal progettate, oppure sono così piccole e frammentate da non svolgere la funzione per la quale sono state istituite. Alcuni Parchi di fatto esistono solo sulla carta, ma sono abbandonati alle azioni devastanti di bracconieri e rapinatori di risorse. Eppure l’Iucn ricorda che «mentre proteggono alcune delle specie più minacciate, le aree protette  assicurano i mezzi di sussistenza alle popolazioni umane e contribuiscono in modo importante all’economia dei diversi Paesi», ma la stessa IUcn ammette che «Malgrado l’aumento del numero di aree protette in questi ultimi anni, ci sono numerose lacune nella loro copertura a livello mondiale ed un gran numero tra loro sono insufficientemente finanziate e mal gestite».

Julia Marton-Lefèvre, direttrice generale dell’Iucn, aprendo il WPC 20124, ha detto: «Sappiamo che le aree protette funzionano, sia per preservare la natura che per assicurare il nostro benessere. A Sydney, vogliamo metterle al centro delle nostre economie e delle nostre società. Di fronte alle sfide crescenti della nostra epoca, tra le quali il cambiamento climatico, le catastrofi naturali, la sicurezza alimentare e dell’acqua, l’instabilità economica e la crescita delle malattie infettive, e arrivato il tempo di servirci delle soluzioni che la natura mette a nostra disposizione».