Asia ed Africa chiedono una maggiore protezione degli oceani

Sviluppo sostenibile delle risorse marine e salvaguardia dell’ambiente oceanico

[22 aprile 2015]

Molti dei delegati che partecipano nella capitale indonesiana Jakarta al summit Asia-Africa, che celebra anche il 60esimo anniversario della storica Conferenza di Bandung dal quale prese il via il Movimento dei Paesi non allineati, hanno partecipato al forum dei piccoli Stati insulari in via di sviluppo e dei Paesi costieri dell’Oceano Indiano sullo sviluppo sostenibile delle risorse marine e la protezione dell’ambiente oceanico, una delle iniziative preparatorie del summit. I partecipanti hanno scambiato idee ed esperienze sulle politiche marittime e sulle sfide che hanno di fronte per gestire mar ed oceani.

Il presidente del forum, il ministro indonesiano degli affari marittimi Indroyono Soesilo, ha sottolineato che «Un numero incalcolabile di attività illegali vengono sfortunatamente condotte nel mare e negli oceani del pianeta. Queste attività danneggiano l’ecosistema degli oceani e delle coste. Delle pratiche di pesca nn sostenibili danneggiano gli stock di pesci in tutto il mondo. Molti stock sono sovra-sfruttati e decimati».

In sala devono essere fischiate le orecchie a molti, visto che non mancavano i rappresentanti che annoverano pescherecci pirata o che forniscono bandiere ombra agli amatori della pesca criminale, così come non mancavano gli esponenti di Paesi che si oppongono troppo spesso alle quote di pesca o che svendono le loro risorse ittiche a Paesi stranieri in cambio di finanziamenti.

Soesilo ha ricordato che «I legami e la connettività apportati dai mari e dagli oceani hanno davvero contribuito alla ripresa dell’economia mondiale, dato che il  90% del commerci mondiale viene effettuato su vie di navigazione marittime. Però lo sviluppo rapido dell’industria dello sfruttamento petrolifero e gasiero offshore e le attività effettuate nel fondale marino possono avere un impatto sull’ambiente oceanico. Anche degli sversamenti di idrocarburi possono avere effetti gravi sugli ecosistemi marini e costieri. L’ambiente marino mondiale e le sue risorse sono degradati, distrutti e sovra-sfruttati.  Questo danneggia gli abitanti e le comunità costiere di tutto il mondo che dipendono dalle regioni marine per mangiare e perfino per sopravvivere». Anche in questo caso è fin troppo facile il riferimento alle scaramucce, alle “quasi guerre” ed agli atti di pirateria per accaparrarsi le risorse marine – ittiche, petrolifere, gasiere e minerarie –  che vedono come vittime e protagonisti diversi Paesi asiatici ed africani.

E’ consolante che il ministro di un Paese non certo noto per la tutela del suo mare e delle sue foreste abbia presso consapevolezza della situazione ed è ancora più importante che Soesilo abbia chiesto che la comunità internazionale approvi «un programma mondiale destinato a prevenire e ridurre in maniera significativa l’inquinamento marino di ogni tipo».

I partecipanti al forum hanno riconosciuto che «Gli oceani necessitano di un’attenzione particolare a causa della loro natura complessa» ed hanno evidenziato che «Un contributo importante deve essere apportato nelle tre dimensioni dello sviluppo sostenibile, cioè l’aspetto sociale, economico ed ambientale».