Aumentano le vittime della caccia: in due mesi e mezzo 17 morti e 27 feriti

Il Wwf scrive a Minniti: «Urgente mettere in campo misure preventive»

[29 novembre 2017]

I numeri dell’ultimo “Bollettino di guerra” sulla caccia  pubblicato dall’Associazione vittime della caccia sono davvero impressionanti: «44 vittime di armi da caccia e cacciatori, (4 i morti e 7 i feriti tra i non cacciatori, tra cui una bambina), 27 i feriti 17 i morti in totale».

L’Associazione sottolinea che «La caccia è antispecista, non risparmia nessuno, neppure i propri simili.
In neppure un mese e mezzo di attività venatoria è già strage.Non a caso sono proprio le regioni che hanno liberalizzato la caccia in varie forme a registrare il maggior numero di vittime: Toscana, Lombardia, Veneto e Liguria. Per quanto ancora? Le istituzioni non solo tacciono ma anzi continuano a favorire normative sempre più permissive con la scusa di una pianificazione demografica delle specie considerate nocive, come i cinghiali per esempio».

Secondo il Bollettino, «Dalla statistica infatti emerge chiaramente che è proprio la caccia al cinghiale, che prevede l’uso di armi con gittate di chilometri, a determinare gran parte dei casi di ferimento e morte non solo dei cacciatori ma anche dei malcapitati estranei alle battute di caccia. Il problema non sono i cinghiali, ma i cacciatori che li hanno immessi da decenni e continuano ad allevarli».

L’associazione dice che le vere vittime di questo bollettino di guerra sono soprattutto “civili” ed animali e denuncia «La mancata adozione di metodi incruenti per il contenimento di specie selvatiche da parte del governo, per altro previste per legge. Leggi non applicate dalle istituzioni ma previste già dal 1992 con la 157 soprattutto in termini di sicurezza relativamente alle gittate dei fucili a canna rigata (impiegati per la caccia grossa) che stanno determinando quanto si prevedeva da tempo: una escalation di sangue e dolore che colpisce tutti, non solo chi è causa di “incidenti” a caccia, purtroppo».
Partendo dalle cifre pubblicate dall’Associazione vittime della caccia, il Wwf ha deciso di scrivere al ministro dell’interno, Marco Minniti, sottolineando «l’urgenza del problema e la necessità di intervenire con una serie di misure».

Nella lettera il vice presidente del Panda italiano, Dante Caserta, sottolinea che «Non si tratta di fatalità, come spesso si legge dalle cronache dei giornali locali, ma di incidenti tutt’altro che inevitabili e spesso  causati da un’ aperta violazione della Legge quadro nazionale (Legge n.157/1992) e delle Leggi regionali di settore».

Secondo il Wwf, «I comportamenti più pericolosi alla base di questa “escalation” (erano state 16 le vittime della caccia in tutta la stagione 2016-2017) sono:  il mancato rispetto delle distanze minime da strade e centri abitati; una tendenza a sparare senza inquadrare il “bersaglio”; la cattiva abitudine di accompagnare le battute di caccia , soprattutto quella al cinghiale,  con  “colazioni”, spesso  comprensive di vino e altri alcolici,  A  tutti questi fattori negativi  si aggiunge  l’elevata età media dei possessori di licenza di caccia.  In particolare il mancato rispetto della distanza di sicurezza da abitazioni e centri abitati aumenta di molto il rischio di provocare incidenti: non sono mancati episodi nei quali i pallini da caccia hanno centrato cortili o abitazioni».

Nella lettera inviata dal Wwf a Minniti si legge che «A tali comportamenti si accompagna la possibilità per un cacciatore alla prima licenza di caccia (18 anni) di detenere e utilizzare un numero illimitato di fucili da caccia, anche a lunga gittata. Queste e altre cause, rintracciabili anche nei rapporti delle guardie volontarie WWF, aumentano di numero se si considera la caccia al cinghiale, tra le più cruente. La cosiddetta “braccata” infatti, è un tipo di caccia complessa, che richiede un grado di perizia maggiore e un’ottima conoscenza dell’habitat circostante. Una pratica di questo tipo dunque, può risultare ancora più rischiosa se praticata in zone frequentate da “civili”. Spesso con fucili da caccia regolarmente registrati si sono commessi anche omicidi. Questo aspetto, unito al problema dell’uso di alcol, fa sorgere legittimi dubbi sull’accuratezza delle verifiche psicologiche a cui vengono sottoposti i cacciatori, prima di consegnare loro armi estremamente pericolose».

Per questo il Wwf Italia propone alcune misure preventive «da mettere in atto il prima possibile per evitare che il numero di vittime innocenti continui ad aumentare» e tra queste sottolinea: 1)     incrementare l’attività di vigilanza e rendere molto più severi gli esami per la licenza di caccia; 2)    limitare l’uso di armi a canna rigata, in grado di sparare a 4 km di distanza; 3)    effettuare maggiori controlli sulle licenze di caccia, vietare l’assunzione e la detenzione di sostanze alcoliche.  4)    Prendere  in seria considerazione  anche il divieto  di caccia nei giorni festivi nelle aree altamente frequentate da sportivi ed escursionisti. La maggior parte delle giornate di caccia si svolgono infatti il sabato e la domenica, nei quali i cacciatori si trovano a occupare spazi sottraendo, con l’esercizio dell’attività venatoria, tranquillità e serenità a famiglie e amanti della natura 5)    Infine il Wwf chiede al ministro Minniti di agevolare la nomina di nuove guardie volontarie delle associazioni di protezione ambientale, favorendone altresì quanto più possibile le attività, oggi ostacolate e comunque caricate di un gravame burocratico eccessivo non adatto ad un’attività di volontariato svolta a favore della collettività.