Gatti, volpi e incendi le cause principali della catastrofe della biodiversità australiana

Australia, l’estinzione delle specie ormai è una calamità nazionale

Domani torna in tutto il mondo il Darwin Day, ma c’è ben poco da festeggiare

[11 febbraio 2015]

In Australia ormai si può parlare di “calamità dell’estinzione”: l’isola/continente negli ultimi 200 anni ha visto estinguere 1 specie autoctona di mammiferi su 10. Secondo gli scienziati della Charles Darwin University, nessun altro Stato del mondo ha avuto un livello di estinzione dei mammiferi terrestri così alto nello stesso periodo di tempo.

La scomparsa e il calo dei marsupiali australiani «è dovuto principalmente alla predazione da parte del gatto domestico rinselvatichito e della volpe rossa»,  ma anche gli incendi di grandi dimensioni e quelli appiccati per “ gestire” terreni stanno anche avendo un impatto.

Eppure l’Australia è una nazione con uno dei livelli di benessere più alti del mondo, una popolazione piccola che vive in un territorio enorme e quindi la fauna australiana dovrebbe essere relativamente al sicuro da minacce come la perdita di habitat.

Ma un nuovo studio sui mammiferi endemici dell’Australia, pubblicato da un team di ricercatori della Charles Darwin University, Southern Cross University e Department of Parks and Wildlife di  Wanneroo su Proceedings of National Academy of Sciences (Pnas), rivela che il problema potrebbe addirittura essere molto più grave di quanto si riteneva finora. I ricercatori della Charles Darwin University hanno fatto i conti e ne è venuto fuori che, dal 1788, l’11% dei 273 mammiferi terrestri autoctoni che vivevano in Australia sono scomparsi, il  21% sono a rischio di estinzione e il 15% sono quasi a rischio. Per i mammiferi marini le cose vanno meglio.

Il biologo e John Woinarski, che ha guidato il team di ricerca, spiega che «nessun altro paese ha avuto un tasso di estinzioni di mammiferi così alto, e  i numeri che  riportiamo per l’Australia sono sostanzialmente più alti rispetto alle stime precedenti. Altri 56 mammiferi terrestri australiani sono ora minacciati, indicando che questo tasso di perdita di biodiversità estremamente elevato  è destinato a proseguire se non vengono apportate modifiche sostanziali. La portata del problema è rimasta in gran parte incompresa fino a poco tempo fa, perché gran parte delle perdite riguardano piccole specie notturne timide, poco visibili. Pochi australiani sanno dell’esistenza di queste specie, per non parlare di quelli che le hanno viste, quindi la loro scomparsa è stata in gran parte ignorata dalla comunità».

Ma sta diradandosi anche la presenza di specie iconiche, come i  koala, e gli Australiani cominciano a capire il significato di “calamità dell’estinzione”. I ricercatori sono convinti che le prospettive per la fauna selvatica in Australia possono essere migliorate, ma che questa sia «una sfida formidabile». Nell’isola vivrebbero tra i 15 e 23 milioni di gatti rinselvatichiti che fanno strage dei piccoli marsupiali autoctoni, spesso predando popolazioni sull’orlo dell’estinzione.

Le misure concrete per proteggere le specie autoctone comprendono l’incremento della biosicurezza nelle isole al largo della terraferma, dove ci sono ancora pochi gatti e volpi, ma sono necessari programmi di eradicazione delle specie invasive.

Queste isole potrebbero anche servire come arche per le specie in via di estinzione, mentre sono allo studio sia un miglior controllo degli incendi che radicali misure per eliminare gatti e volpi. Ma i ricercatori avvertono per gli australiani alla fine potrebbe essere necessario «riconsiderare il loro modo di vivere sulla terra per arginare la perdita di beni naturali».