La strage di elefanti, rinoceronti, tigri, tartarughe vale 23 miliardi di dollari l’anno

Avorio & Kalashnikov. Wwf: i crimini contro la natura per finanziare guerre e terrorismo

La fauna sotto attacco anche in Italia: minacciati orsi, lupi, piccoli e grandi uccelli migratori

[3 ottobre 2014]

Il quadro che il Wwf traccia alla vigilia della festa dedicata a San Francesco d’Assisi, il patrono degli animali, è quello di un vero e proprio assedio su scala industriale che prende di mira elefanti, rinoceronti, tigri, oranghi, uccelli migratori, lupi e orsi e cetacei e che  impoverisce la natura e le comunità locali. Secondo il Wwf, «Il Cantico delle Creature oggi è un grido d’allarme: 22.000- 25.000 elefanti uccisi nel solo 2013, 70 al giorno. Solo in Sud Africa dai 13 rinoceronti uccisi dai bracconieri nel 2007 si è saliti ai 1.004 del 2013,  circa 3 scompaiono ogni giorno nel mondo. Allarme rosso anche per le tigri: oltre 1.400 gli esemplari uccisi dal 2000 al 2012 secondo le stime dei sequestri effettuati nei paesi range,  almeno 2 a settimana».  

Oggi il Wwf International ha lanciato la campagna “Stop ai crimini di natura – Da che parte stai?”, promossa con il  suo Network Traffic, partita ieri con un tam tam sui Social network fatto di immagini e commenti sul blitz organizzato nel centro di Milano, dove il Panda ha installato una vera e propria scena del crimine con un finto rinoceronte ucciso e senza corno e circondato da una scritta “#chièstato?”.

Isabella Pratesi, responsabile del Programma di Conservazione Internazionale del Wwf Italia, evidenzia che «Mettendo in scena l’uccisione di un finto rinoceronte a Milano abbiamo voluto portare ‘sotto casa’ degli italiani un problema che purtroppo molti sentono ancora lontanissimo La “scena del crimine” che vediamo oggi, infatti, è una finzione, ma in natura è una drammatica realtà che si ripete incessantemente: ogni giorno si uccidono  3 rinoceronti,70 elefanti, ogni settimana scompaiono almeno 3 tigri. Il saccheggio delle specie non solo indebolisce i sistemi naturali ma devasta quelli sociali e politici, offende il senso della vita e rende tutti infinitamente più poveri. A rischio c’è anche la nostra salute dato che alcune pratiche illegali attuate in Africa, come cibarsi di specie selvatiche tra cui gorilla o scimpanzè, possono diffondere e virus pericolosi anche tra gli uomini, come l’ebola».

A pochi giorni dall’uscita del Living Planet Report, che denunciava il dimezzamento in 40 anni di molte popolazioni di vertebrati: oggi il Wwf denuncia la «”geopolitica” dell’assalto alle specie protette, un fenomeno globale che vede anche la criminalità internazionale arricchirsi ai danni dell’ambiente: il mercato nero di natura fa viaggiare da un continente all’altro avorio, corni di rinoceronte, pelli,  e legname protetti alimentando un giro di affari di  23 miliardi di dollari l’anno, il 4° mercato illegale mondiale dopo droga, armi ed esseri umani. L’insieme di altri crimini perpetrati a danno delle risorse naturali, come deforestazione, pesca illegale, estrazioni illegali e scarichi abusivi di rifiuti tossici fa poi lievitare la cifra dei crimini ambientali a 213 miliardi di dollari all’anno, come denunciato dall’Unep (Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente) e Interpol». 

Il nuovo dossier “Natura Connettion” accende i riflettori «sulle connessioni globali del contrabbando mondiale di specie animali e vegetali protette, evidenzia i paesi più a rischio ed elenca le aree “calde” del bracconaggio di “casa nostra”, un paese dove l’assalto alle specie protette sta conoscendo una nuova recrudescenza. L’Italia, infatti, è terreno di ‘transito’ per alcuni prodotti illegali ed è paese importatore e consumatore ma soprattutto è ancora teatro di un intenso bracconaggio dal nord al sud del paese».

In un approfondimento dedicato alla situazione del nostro Paese si legge che «L’Italia è responsabile di crimini di natura per 3 motivi: è terreno di “transito” per alcuni prodotti illegali ed è paese importatore e consumatore ma soprattutto è ancora teatro di un intenso bracconaggio dal nord al sud del paese». Il Wwf ha analizzato nel Dossier 27 “case history”, vere e proprie “aree trappola”  per orsi, lupi, grifoni, rapaci, soprattutto lanari e Aquile del Bonelli, e molti altri uccelli migratori e piccoli passeriformi, ma anche delfini e tartarughe.    «I bracconieri – dicono gli ambientalisti – sparano, catturano con lacci, tagliole, richiami elettronici, usano reti da pesca proibite, dal nord al sud del paese, dalle valli bresciane al delta del Po, dall’Appenino ligure a quello tosco-emiliano, dalla Maremma alle isole pontine, nella Provincia di Salerno  e la baia Domizia,  per poi scendere fino al Pollino, all’area di Crotone, in Aspromonte, e nella Sicilia centrale».

La connessione poi con i traffici illeciti globali di natura è dovuta al fatto che siamo parte del mercato europeo, il più importante al livello mondiale per importazione di legname tropicale, pelli di rettile e lane pregiate. Sebbene si tratti per la maggior parte di importazioni legali, il Servizio CITES del Corpo Forestale dello Stato ha stimato il valore del mercato illegale in Italia nel 2012, circa 800.000 euro con 223 reati accertati, 186 persone denunciate e oltre 6.000 esemplari sequestrati tra cui avorio, rimedi tradizionali, coralli, conchiglie e caviale prodotto illegalmente.   Il Programma internazionale TRAFFIC del WWF collabora per monitorare e contrastare questo mercato e ha accertato che sono migliaia gli animali vivi illegalmente trafficati, intercettati alle dogane e confiscati come oranghi, gibboni, macachi, tigri, leopardi, orsi, rapaci, pappagalli, colibrì, testuggini, tartarughe acquatiche, serpenti e coccodrilli. In alcuni casi questi traffici coinvolgono anche la criminalità organizzata di ‘casa nostra’.

La mappa disegnata dal dossier Wwf  mostra «la  dimensione globale e ramificata di un business estremamente fiorente che si avvale di organizzazioni criminali integrate e connesse in altre reti criminali come quelle di armi e droga» e il Panda sottolinea che « Negli ultimissimi decenni un insieme di fattori hanno reso questo crimine una vera catastrofe di portata globale: nuova tecnologia, network internazionali facilitati dalla globalizzazione, aumento della domanda di alcuni prodotti, aumento delle situazioni di conflitto e di instabilità, grande diffusione di armi e scarso rischio di sanzioni e punizioni. I crimini contro la natura non solo distruggono la biodiversità ma alimentano anche guerre, terrorismo e corruzione producendo localmente sofferenza, povertà e soprusi».

Ma la vendita della carne e di parti di animali protetti frutto del bracconaggio può essere un pericolo anche per la salute mondiale: «Alcuni virus molto pericolosi, come quello dell’ebola possono essere trasmessi, anche attraverso animali cacciati in foresta e utilizzati a fini alimentari – ricorda il Wwf – E’ questo il caso di gorilla e scimpanzé che vengono uccisi per il “bush meat” letteralmente “carne di foresta”  E’ noto il caso di alcuni anni fa di un’epidemia di ebola, per fortuna circoscritta,  ma scatenata proprio dall’utilizzo di carne di scimpanzé infettato da virus».

L’associazione ambientalista chiede di sostenere, anche finanziariamente, «le centinaia di Ranger Wwf in Italia e nel mondo cercano di contrastare il fenomeno dei crimini di natura ma i mezzi non sono spesso sufficienti e adeguati. Insieme alla formazione di Guardiaparco e personale di sorveglianza sul campo ed all’intensa attività di indagine al livello internazionale il Wwf cerca di arginare questo fenomeno, ma c’è ancora bisogno di aiuto».

Donatella Bianchi, Presidente del Wwf Italia, conclude: «Siamo tutti connessi, l’umanità, le specie animali, gli habitat, tutto è legato in una grande rete della vita che viene strappata ogni giorno, ogni minuto in ogni angolo del pianeta Il mercato illegale di natura  è un circolo vizioso che si alimenta grazie al valore sempre più alto delle specie che via via si estinguono. Alla base di tutto c’è sempre un atto “criminale” dei bracconieri e una domanda di prodotti illegali da parte di paesi e consumatori. E’ urgentissimo interrompere questo cerchio perverso perché la povertà e la corruzione che ne derivano stanno aggravando ulteriormente la situazione di  paesi già in forte crisi. Contro la nuova piaga del millennio l’Italia deve dare un segnale forte combattendo anche in “casa” propria il bracconaggio e gli altri crimini di natura, con  tutte le forze e con l’aiuto di tutti».

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