Avvistato il primo esemplare di pesce scorpione nel mare italiano

Trovato nella Riserva naturale orientata oasi faunistica di Vendicari, in Sicilia

[28 marzo 2017]

Lo studio “Range expansion of the common lionfish Pterois miles (Bennett, 1828) in the Mediterranean Sea: an unwanted new guest for Italian waters “, pubblicato su BioInvasions Records da Ernesto Azzurro (Ispra) , Bessi Stancanelli ( Aqua Stories) , Vincenzo Di Martino (Cnr/ISAFoM)  e Michel Bariche (American University of Beirut – Aub)  conferma qual che si temeva: il pesce scorpione ha raggiunto i mari italiani.

Infatti, il pesce scorpione è stato segnalato per la prima volta in acque Italiane, «precisamente all’interno della “Riserva naturale orientata oasi faunistica di Vendicari”, in Sicilia». Lo studio fornisce i dettagli di questa osservazione ricostruendo la rapida espansione geografica della specie nel Mar Mediterraneo.

I ricercatori spiegano che «Negli ultimi anni, il pesce scorpione  (Pterois miles)- si è rapidamente diffuso nel Mediterraneo orientale generando una motivata preoccupazione sugli effetti di questa nuova invasione. Dopo il ritrovamento di questa specie in Tunisia, l’Ispra – nell’ Ottobre del 2016 – lanciò un’allerta riguardo al possibile arrivo del pesce scorpione nel nostro Paese».

L’Ispra spiega quali sono i rischi che corre la fauna maina autoctona: «Il pesce scorpione (lionfish), è uno dei pesci tropicali più noti e appariscenti ma anche una delle specie marine più invasive al mondo. Questo scorpaeniforme, che si trova naturalmente in Mar Rosso e nell’Oceano Indiano e Pacifico, è stato accidentalmente – o forse volontariamente – introdotto in Florida all’inizio degli anni ’90. La specie ha successivamente invaso tutto il Mar dei Caraibi e buona parte delle coste Atlantiche occidentali, con imponenti impatti ecologici. Il lionfish è un formidabile predatore, capace di influire negativamente sulla biodiversità marina costiera».

Rischi anche per gli essi umani: «La specie è particolarmente pericolosa per la salute umana poiché ha spine velenose, molto lunghe e sottili, in corrispondenza delle pinne dorsale, anale e pelviche. Il veleno si mantiene attivo dalle 24 alle 48 ore dopo la morte del pesce, per cui la pericolosità della specie resta elevata anche su esemplari morti da diverse ore, quindi riscontrabili anche sul mercato. La puntura del pesce scorpione crea un dolore forte e persistente, spesso associato a sintomi sistemici come nausea, vomito, febbre, convulsioni, difficoltà respiratoria e diarrea. Nei casi più gravi, la parte colpita può andare incontro a necrosi locale e a una perdita della sensibilità che può durare anche per molti giorni. La prima cosa da fare dopo una puntura è rimuovere eventuali spine, disinfettare e immergere quanto prima la parte colpita in acqua molto calda. Il calore rompe la struttura proteica della tossina riducendo il dolore. La specie è commestibile e può essere cucinata in vari modi (stando molto attenti a non pungersi durante le operazioni di pulizia)».

L’Ispra conclude: « Considerata la potenziale invasività e pericolosità della specie, chiunque abbia catturato o avvistato un pesce scorpione è invitato a fare una foto e segnalare l’osservazione all’indirizzo: alien@isprambiente.it. E’ disponibile anche un gruppo Facebook chiamato “Oddfish” sul quale condividere osservazioni di specie esotiche con utenti del mare e ricercatori».