Survival International: Wwf e governo avevano promesso che non ci sarebbero stati sfratti

I Baiga, la tribù del Libro della giungla: «Non ce ne andremo dalle nostre terre»

In India due villaggi Baiga sfrattati per far posto a un corridoio faunistico per le tigri

[16 marzo 2018]

Il 17 e 19 marzo Centinaia di uomini e donne Baiga  manifesteranno contro i  tentativi delle autorità di sfrattarli dalla foresta in cui vivono e che gestiscono da tempo immemorabile.

I Baiga – letteralmente “uomo di medicina” – sono  una tribù dell’India nota per i suoi tatuaggi e per lo stretto legame che mantiene con l’ambiente, vivono  in più di 70 villaggi in un’area grande 1.500 Km2 che ha ispirato “Il libro della giungla” di Rudyard Kipling e ora hanno deciso di unire le forze contro le autorità indiane che stanno cercando di sfrattare due comunità baiga da un “corridoio” faunistico.  Secondo Survival International, «Decine di altre comunità baiga che vivono nelle vicinanze sono terrorizzate che possa toccare anche a loro la stessa sorte: se costrette a lasciare la loro terra, rischierebbero povertà, sfruttamento e miseria. I Baiga sono particolarmente preoccupati per i due sfratti imminenti poiché sia le autorità statali sia il Wwf avevano promesso che non ci sarebbero stati sfratti nelle aree di “corridoio” che corrono tra le riserve naturali».

Ma i precedenti non fanno ben sperare: nel 2013 gli indigeni sono stati sfrattati dalla riserva delle tigri di Similipal e si sono presto ritrovati a vivere in condizioni miseria, sotto teloni di plastica. Nel 2014, molti Baiga sono stati sfrattati dalla vicina riserva delle tigri di Kanha e non hanno ricevuto in cambio né terra, né case né assistenza. Le autorità indiane dicono che i Baiga avrebbero dovuto individuare della terra da comprare con i soldi dei  risarcimenti, ma si tratta di un concetto estraneo a chi ha vissuto tutta la vita nella foresta.

I Baiga hanno detto a Survival: «Abbiamo un po’ di denaro, ma siamo persi. Vaghiamo in cerca di terra. Qui c’è solo tristezza. Abbiamo bisogno della giungla».

Eppure, la legge indiana impone che qualsiasi reinsediamento di popoli indigeni debba essere volontario, anche per le popolazioni che vivono nelle protette, ma i Baiga denunciano continue minacce, intimidazioni e violenze che durano fino a quando non resta loro altra possibilità che fuggire dalle loro terre ancestrali.

Un anziano baiga, Bhardan Singh, ha raccontato a Survival International: «Le guardie forestali mi hanno picchiato fino a farmi cadere dall’albero. Mi sono rotto l’anca e non riuscivo più a stare in piedi. Ho strisciato fino ai limiti del parco. Le guardie mi hanno lasciato lì e se ne sono andate»

Le proteste annunciate per questo fine settimana sono il sintomo locale di un problema nazionale indiano: «Infatti – dicono a Survival –  i popoli indigeni che vivono nelle riserve delle tigri in tutta l’India vengono costretti a lasciare le loro terre ancestrali nel nome della conservazione di questo animale. Tuttavia, il numero di tigri è aumentato rapidamente nella prima riserva indiana in cui a una tribù è stato riconosciuto il diritto di restare nella propria terra; questo dato dimostra che le persone e le tigri possono prosperare le une a fianco delle altre».

Nel novembre 2017, anche in polemica col Wwf, Survival International, il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni, ha chiesto il boicottaggio del turismo nelle riserve delle tigri in India «fino a quando la National Tiger Conservation Authority non rispetterà i diritti dei popoli indigeni a vivere nelle loro foreste e a proteggerle».

il direttore generale di Survival International, Stephen Corry, conclude: «Questi sfratti, dentro e fuori le riserve delle tigri, sono totalmente ingiustificati oltre che illegali. Distruggono le vite delle persone costrette a lasciare le loro case, e non aiutano neppure le tigri. Le autorità e il Wwf  avevano promesso che non ci sarebbero stati sfratti ma – com’è già accaduto spesso in passato – queste promesse si sono rivelate vane».