Sammuri: «Servono regole dentro il Santuario dei Cetacei»

Balenottere in Porto a Portoferraio

[14 ottobre 2013]

Dopo l’eccezionale spiaggiamento del cucciolo di balenottera comune dei giorni scorsi a Marciana Marina, l’isola d’Elba sembra proprio diventata una delle principali tappe della migrazione autunnale di questi giganti del mare dalle acque del Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos verso le coste libiche e dell’Africa settentrionale.

Due balene, un esemplare adulto (ma farse anche un altro) ed un giovane, sono emersi oggi nella frequentatissima rada del porto di Portoferraio, dove mentre scriviamo stanno dando spettacolo.

E’ ormai diventato una visita usuale quella delle balene che si fermano nel Porto elbano, arrivando fino all’appartato porto mediceo, per una sosta e per poi riprendere il viaggio verso sud.

A seguire le evoluzioni dei cetacei, protetti dai mezzi navali della Capitaneria di porto, si è assiepata una discreta folla, ma purtroppo arrivano anche segnalazioni sul fatto che uno dei giganteschi animali sia ferito, cosa che sarebbe una nuova notizia preoccupante dopo che gli scienziati dell’università di Padova che hanno effettuato i primi esami sul cucciolo spiaggiato a Marciana Marina dicono che sarebbe morto poco dopo il parto (cosa molto inusuale in questo periodo visto le abitudini riproduttive delle balenottere) e per una diffusa infezione ai linfonodi.

Per ora non si conosce la natura di queste ferite all’esemplare nella rada portoferraiese, ma sono sempre più frequenti, anche in un’area che dovrebbe essere protetta come il Santuario dei cetacei, gli scontri tra imbarcazioni e balene.

 

Sulla questione interviene anche il  presidente di Federparchi, Giampiero Sammuri, che è anche presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano: «In questi ultimi giorni la cronaca riporta notizie di cetacei in difficoltà o spiaggiati  sulle coste anche dell’Isola d’Elba a testimonianza della importanza di quest’area per i cetacei. La istituzione del Santuario dei Cetacei si basa sull’evidenza scientifica che questo bacino gioca un ruolo chiave nell’ecologia dei mammiferi marini ed è uno dei mari più ricchi per la presenza di cetacei di tutto il Mediterraneo. Con l’adesione alla Carta di Partenariato Pelagos, che prevede  anche di sensibilizzare  gli Enti Locali, sono stati fatti alcuni passi significativi, quali il collegamento  diretto con  specialisti che intervengono sul posto per monitorare la presenza di esemplari vivi o in difficoltà e la creazione di un Coordinamento Nazionale universitario (CERT) che interviene su segnalazione di Capitaneria, Arpat e Osservatorio regionale dei Cetacei, nei casi più gravi. Se questo è vero, il Santuario, dalla sua nascita ad oggi, non ha però modificato nessuna regola all’interno della sua area. In sostanza si è pensato alle procedure per  intervenire se succede qualcosa ma non a prevenire i danni su questi animali e ora i casi sono diventati davvero tanti.  Su un’area cosi vasta  è difficile porre dei vincoli che impediscano la navigazione né si possono applicare restrizioni troppo pesanti. Dobbiamo trovare delle regole da inserire nel perimetro del Santuario,  ad esempio modificare alcune rotte, come la richiesta fatta a suo tempo dal Comune di Campo nell’Elba di impedire il passaggio di navi tra Campo nell’Elba e Pianosa,  e un potenziamento dei controlli,  per  dare un senso a un Santuario che non deve diventare famoso per eventi tristi come quelli a cui stiamo assistendo. Alla prima occasione sottolineerò al Ministro dell’Ambiente questa emergenza. Desidero intanto ringraziare la Capitaneria e gli esperti dell’Università di Padova e di Siena che sono intervenuti per gli avvenimenti  di questi giorni all’Isola d’Elba».

FOTO GENTILMENTE CONCESSA DA ELBAREPORT.IT