Banca della Terra, agricoltura toscana più verde e giovane

A Sarteano presentati i terreni e poderi da assegnare ai giovani

[10 aprile 2015]

A più di un anno dal suo lancio, prosegue positivamente l’esperienza della Banca della Terra della Regione Toscana: oggi a Sarteano (Si) è stata presentata l’assegnazione di terreni appartenenti al demanio regionale, con i poderi Poderuccio e Palazzone che occupano alcune decine di ettari. Un progetto nato 5 anni da una proposta della Confederazione italiana agricoltori (Cia) e Associazione giovani imprenditori agricoli (Agia) della Toscana e accolta dall’assessore regionale all’agricoltura Gianni Salvadori.

La Cia Toscana, che oggi ha partecipato al convegno di Sarteano, sottolinea: «Dobbiamo riconoscere che è stato fatto un  buon lavoro da parte della Regione. Si tratta di un’esperienza positiva ed unica in Italia che auspichiamo venga recepita anche in ambito nazionale. Il futuro economico della nostra regione e non solo del settore agricolo passa dagli investimenti per salvaguardare il territorio, dal rafforzamento della competitività delle imprese, dal maggiore reddito agli agricoltori, ma anche – e non di minore importanza – dal ricambio generazionale».

Secondo la Cia Toscana «Con la Banca della Terra è possibile invertire il trend dell’abbandono dei terreni coltivabile (100mila ettari negli ultimi 10 anni), che occorre  rimettere in coltivazione. E’ necessario sostenere con maggiore efficacia gli investimenti in agricoltura, favorire la ripresa produttiva dei terreni, potenziare le politiche per lo sviluppo rurale, puntare con decisione al ricambio generazionale ed imprenditoriale. I risultati del primo anno della Banca della Terra regionale sembrano dimostrare che questa può essere la strada giusta. Sono stati infatti recuperate coltivazioni, allevamenti e anche terreni e fabbricati partendo dai quei giovani che volevano fare gli agricoltori ma che non avevano le possibilità economiche per acquistare la terra».

Al convegno di Sarteano 5 giovani imprenditori agricoli hanno raccontato la loro esperienza co la “Banca della terra” ed i fondi regionali per i giovani agricoltori. Sono state anche illustrate le opportunità del programma GiovaniSì, all’interno del quale sono presenti anche il pacchetto agricoltura e il progetto “Banca della Terra” e quelle che del  nuovo Programma di sviluppo rurale, con i primi bandi della Regione che coprono il periodo 2014-2020 che partiranno alla fine di aprile.

Il direttore dell’Ente Terre di Toscana, Claudio del Re, ha spiegato che la «”Banca” è una sorta di “catasto on line», il sito dedicato è ospitato su quello di Artea, l’Agenzia della Regione per le erogazioni in agricoltura, e che «Il sistema funziona attraverso bandi, che vengono pubblicati sul sito stesso. La “banca” mette a disposizione terreni e fabbricati del demanio pubblico, ma è possibile anche accedere a terreni e fabbricati messi a disposizione da Enti o Fondazioni (come l’Istituto degli Innocenti di Firenze, che recentemente ha messo a disposizione un grosso appezzamento in Valdarno) o anche di privati che conferiscono i loro beni perché non sono in grado di coltivarli e attraverso questo sistema è possibile incrociare offerta e domanda.

Una ulteriore possibilità è data dai terreni “incolti”, per i quali i Comuni stanno portando avanti il censimento. Quando le operazioni saranno completate, se i proprietari non saranno in grado di portare nuovamente a coltivazione quei beni, anche questi potranno essere messi a disposizione nel sistema della “Banca della terra” e dati in concessione a chi vorrà farli tornare produttivi. Le proposte per ottenere la concessione dei terreni e dei fabbricati possono giungere da chiunque, per i giovani è stabilita la priorità. In questo momento ci rivolgiamo soprattutto ai privati, visto che il sistema pubblico è ormai rodato, perché sappiano che esiste questa opportunità con la quale far tornare produttivi terreni e fabbricati rurali che non sono più in grado di coltivare». Finora la “Banca della Terra” ha consentito l’aggiudicazione di terreni e fabbricati su 25 dei 30 bandi pubblicati.

Salvadori, rivolgendosi agli studenti di agraria dell’università di Firenze e delle scuole di agraria di Siena e Cortona che hanno partecipato all’iniziativa di Sarteano, ha detto che «La Banca della Terra non c’è in nessuna altra regione d’Italia o d’Europa, dovete essere orgogliosi di questo. E’ un’opportunità che avete voi. L’idea è venuta – cinque anni fa, quando ad un incontro con giovani universitari di agraria a Firenze, venne fuori che molti di loro non si sarebbero dedicati all’agricoltura perché non avevano la terra. L’agricoltura è il futuro, non soltanto il passato. Oggi l’imprenditore agricolo non è più il mezzadro di una volta, uno che stentava la vita, è un imprenditore con la “i” maiuscola, che conosce le lingue straniere, che sa fronteggiare i mercati internazionali, che lavora sull’innovazione. Se avete voglia di impegnarvi in agricoltura dovete scommettere su una scelta di vita, che non è un ripiego o un’attività residuale, ma dovete essere consapevoli che la vostra scelta sarà decisiva non solo per voi, ma per il futuro del mondo. L’agricoltura è tornata ad avere quella funzione fondamentale che aveva fino all’avvento del petrolio. In Toscana ormai oltre il 20% del Pil è prodotto dall’agricoltura, dall’agroalimentare e dalle attività connesse, quello che vi aspetta è qualcosa di grande, non dovete avere paura del futuro, dovete crederci».

Salvadori ha ripreso lo slogan ambientalista “pensare globale e agire locale”,  sottolineando che «Le grandi questioni, dall’ambiente, all’acqua, al cibo, ai cambiamenti climatici, al dissesto idrogeologico, non si risolvono se non partendo da qui. L’agricoltura è al centro dello sviluppo futuro, non solo della nostra regione, ma di tutto il pianeta».

L’iniziativa di Sarteano fa parte di quelle preparatorie ad Expo 2015 e Salvadori ha concluso: «Il motto che ci siamo dati, ossia che “sono secoli che viviamo nel futuro”, non lo abbiamo inventato per l’occasione, ma per sottolineare che la Toscana del buon vivere è la nostra quotidianità. La nostra agricoltura e l’agroalimentare ne sono la testimonianza».