Bandiere nere e verdi sulle Alpi, tra pirati di montagna e smart city

[29 luglio 2014]

Con Carovana delle Alpi 2014  Legambiente torna a fare il “check up” dello stato di salute dell’ambiente alpino e ad assegnare le verdi alle buone pratiche di gestione del territorio e quelle nere a quelle cattive.

In tutto 8 bandiere nere  per i nemici della montagna, ad amministrazioni e società che danneggiano il territorio. Ben tre vessilli dei pirati della montagna sono toccati alla Lombardia, le altre 5 se le dividono Piemonte, Trentino, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Valle D’Aosta. Gli ambientalisti sottolineano che si tratta di «Otto storie di “pirati” delle Alpi che hanno in comune una visione distorta della valorizzazione turistica del territorio, favorendo così una selvaggia speculazione».

La prima, e più pesante, viene assegnata alle segreterie del Partito Democratico e della Südtiroler Volkspartei che «Si sono prodigate per lo smembramento del Parco dello Stelvio (i cui 131.000 ettari ricadono per il 45% in Lombardia, per il 41% in Alto Adige e per il 14% in Trentino). Con grandi responsabilità nella guida rispettivamente del Paese e della Provincia Autonoma di Bolzano, l’uno per colposo disinteresse alla conservazione della natura, l’altro per scelta deliberata, hanno coscientemente scelto di affossare il più grande Parco Nazionale delle Alpi attraverso un processo di scissione e declassamento e di far così deperire con esso la prospettiva di sviluppo sostenibile per questo spazio montuoso sovraregionale». La seconda bandiera nera lombarda a va al Comune di Schilpario «Per non avere attuato in maniera efficace la regolamentazione dell’utilizzo di motoslitte, in spregio a qualsiasi regola di buon senso capace di preservare il turismo dolce e di qualità». La terza è assegnata alla Provincia di Lecco «Per aver previsto, anche nella recente revisione del Piano Territoriale di Coordinamento, il potenziamento del polo sciistico Artavaggio-Bobbio con un progetto invasivo di tunnel che dovrebbe collegare le due località».

Uno sviluppo locale orientato alla monocultura dello sci e con forti impatti sull’ambiente montano che si ritrovano anche in Trentino e in Valle d’Aosta, dove  la bandiera nera di Carovana delle Alpi è  assegnata all’amministrazione comunale di Valtournenche «Per lo studio di fattibilità per nuovi collegamenti sciistici tra la Valtournenche e la Val d’Ayas che, se realizzati, distruggerebbero l’ultimo lembo non compromesso del versante sud del Monte Rosa, a favore unicamente della speculazione edilizia». Una delle due bandiere nere trentine va alla Comunità di Valle delle Giudicarie «Per l’Accordo quadro di programma che prevede un altro ampliamento delle aree sciabili in zone ancora intonse e di grande pregio ambientale e paesaggistico». In Piemonte la bandiera nera sventola sul Comune  di Exilles (To) «Per la perseveranza nel voler trasformare in zona edificabile un terreno geomorfologicamente instabile e a forte rischio di alluvioni, senza valutarne le pesanti conseguenze ambientali e di sicurezza». In v Venet il poco ambito riconoscimento è per la Commissione Tecnica Provinciale per Attività di Cava di Verona, «Per aver espresso tre pareri favorevoli ad altrettante richieste di ampliamento di attività estrattive in sotterraneo in aree ad elevato rischio ambientale, già fortemente compromesse per fenomeni di collasso del suolo e da frane attive». Chiude il Friuli Venezia Giulia, dove il Cigno Verde assegna la bandiera nera al presidente della società Carnia Welcome «Per le proprie affermazioni a favore delle manifestazioni motoristiche in alta quota».

Il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, evidenzia che «L’attenzione che si sta affermando per le aree interne, anche nella nuova programmazione dei fondi comunitari, ci conferma che oggi c’è una domanda nuova di sviluppo per le aree montane. La crisi ambientale, sociale ed economica esplosa intorno ai grandi centri urbani crea una diversa attrattività sociale per queste aree e può indurre un ritorno al protagonismo della montagna. Per il rispetto degli equilibri ecologici e sociali dell’intero territorio è ormai urgente abbracciare un diverso modello, dove le smart city possono intrecciarsi e sostenersi vicendevolmente con le smart mountain. Ecco che allora appaiono fuori tempo e fuori luogo tutti quei progetti che non hanno ancora incorporato il concetto di limite di sfruttamento per risorse naturali come acqua, suolo e biodiversità, tanto da rischiare di condannare sé stessi e il territorio al suicidio nel giro di poco tempo. Non capire che oggi le aree montane devono inventare un proprio modello di sviluppo e non imitare quello della pianura è una grande sfida culturale che ha in gioco il benessere di intere popolazioni».

Ma ci sono anche le Alpi virtuose, con buone pratiche ecosostenibili ed idee per uno sviluppo locale green, premiate con 10 bandiere verdi, con in prima linea le esperienze modello di alcune amministrazioni comunali, di aziende agricole, associazioni e comitati: 3 bandiere verdi alla  Lombardia, 2 a Piemonte e Friuli, una ciascuna a Trentino, Liguria e  Valle d’Aosta.

In Lombardia il riconoscimento va al Comune di Cerveno «Per una politica fatta di scelte coerenti e continuate nel tempo, e di progetti di qualità, per la valorizzazione delle risorse del proprio territorio»; bandiere verdi anche per i comitati di Premana “Salviamo i nostri torrenti” e di Pagnona “Per la difesa del torrente Varroncello” «Per la passione e l’impegno profuso nella collaborazione con la popolazione, le associazioni ambientaliste e le istituzioni per la difesa dei torrenti della Valvarrone dall’assalto delle captazioni per le minicentrali a danno dell’ambiente e del paesaggio e senza reali benefici per la popolazione». La terza esperienza virtuosa lombarda è quella dell’associazione Mercato&Cittadinanza «Per l’impegno nell’individuazione di buone pratiche produttive, nel rispetto dei lavoratori, dell’ambiente e nella ricerca della qualità del cibo e per la loro valorizzazione attraverso un mercato mensile associato ad iniziative culturali». In Piemonte vessillo verde all’associazione Sassi Vivaci «Per aver saputo promuovere pratiche di turismo sostenibile sul Monviso attraverso il progetto “Altramontagna”» e al progetto “Baci da Cantamerlo”, promosso dalle associazioni Esalp ed Etinomia, «Per l’approccio partecipato e per le sue finalità quali la riduzione del consumo di suolo, la riqualificazione e la maggior inclusione sociale».

In Friuli Venezia Giulia le due bandiere verdi vanno ai Comuni della Valle del But «Per aver avviato un piano di azione orientato all’autosufficienza energetica» e a Damiano Nonis di Mountain Wilderness «Per la complessa e spettacolare pulizia dell’Alta Valle dell’Arzino».

La n bandiera verde ligure è quella del  Comune di Mendatica, «Per aver attivato buone pratiche sul proprio comune e sul territorio del parco regionale». In Valle d’Aosta premiata l’associazione NaturaValp per la sua «Attività di promozione del turismo responsabile e la creazione di una rete di operatori economici, allevatori, agricoltori, artigiani e semplici cittadini, orientati alla valorizzazione della propria vallata, la Valpelline, secondo un modello di sviluppo sostenibile». Chiude la bandiera verde trentina, assegnata all’associazione di giovani produttori Baldensis «Per la scelta di utilizzare metodi, rispettosi dell’ambiente quanto della tradizione locale».

Quest’anno, la Carovana delle Alpi collabora con Cipra Italia alla raccolta di idee per ri-dare vita a molti edifici alpini abbandonati. Un patrimonio edilizio che potrebbe rappresentare un’occasione per pensare in modo partecipato a nuovi utilizzi possibili che rispondano ai reali bisogni delle comunità alpine, contribuendo al processo di sviluppo del territorio montano. Legambiente e Cipra raccoglieranno le proposte fino al 30 settembre attraverso un modulo on line e presenteranno il materiale raccolto alla Presidenza Italiana della Convenzione delle Alpi, al Ministero dell’Ambiente e alle istituzioni locali.

Vanda Bonardo, responsabile Alpi di Legambiente, conclude: «La green economy può trovare un terreno di crescita estremamente favorevole nel tessuto socioeconomico alpino. Sempre più significativo è il numero di piccolissime, piccole e medie imprese, spesso supportate da virtuose amministrazioni locali, in grado di introiettare la sfida ambientale come fattore competitivo e di coniugarla con i temi della responsabilità sociale d’impresa e della centralità della persona. Riteniamo indispensabile il sostegno e il riconoscimento di quelle attività che vedono il protagonismo dei montanari e delle comunità locali. Essenziale è la presenza di giovani, gruppi di azione locale. Anche l’arrivo di nuovi e vecchi migranti alla “rovescia”, dalla pianura alla montagna, laddove accade, rafforza la capacità d’azione sociale dei singoli e della collettività. È in questa prospettiva che scegliamo di premiare con le bandiere verdi attività e progetti che sanno riguadagnare terreno a migliori pratiche agricole, ai bisogni di qualità alimentare, alle tipicità territoriali, alla diversificazione produttiva anche immateriale, al risparmio energetico, ad un turismo responsabile e sostenibile, per la difesa del suolo ed un più equilibrato utilizzo delle risorse idriche. Su una dimensione più ampia crediamo che una buona governance alpina potrebbe favorire una messa in rete delle buone pratiche, tanto da arrivare a produrre una sorta di patto tra simili, un accordo che dia forza a questa visione. L’ambizione è tendere ad una virtuosa macroregione alpina capace di produrre politiche di sistema, e legami tra territori che hanno affinità geomorfologiche e culturali a prescindere dai perimetri amministrativi».