Barriera artificiale sul basso fondale davanti alla spiaggia di Marina di Campo

Lettera al Sindaco: invece di difendere l'esistente biodiversità, si andrebbe a comprometterla

[28 giugno 2016]

Barriera Marina di Campo 1 a

Yuri Tiberto, ex consigliere comunale di Campo nell’Elba, ex consigliere del direttivo del Parco Nazionale e titolare dell’Acquario dell’Elba, ha scritto una lettera aperta al Sindaco di Campo nell’Elba Lorenzo Lambardi esprimendo le sue perplessità sul progetto di realizzazione di una barriera artificiale su un basso fondale di  fronte alla frequentatissima spiaggia di Marina di Campo, sollevando questioni ambientali e rivelando alcune “stranezze” nella documentazione allegata al progetto.

Ecco cosa scrive Tiberto:  

 

Leggendo la determina dell’Area Tecnica n°82 del 22/6/2016 inerente il progetto esecutivo “Vivere il mare”, volto alla posa in opera di una imponente barriera artificiale a circa 150 mt di distanza dall’arenile di Marina di Campo – per un costo complessivo di 525.000€ – , non posso, come cittadino e come modesto autodidatta in tematiche ambientali e relative alla biologia marina, esimermi dal porle qualche domanda.

Premesso che la qualità dei moduli della ditta Tecnoreef non è messa in discussione, e premesso altresì che in determinate situazioni l’utilità di simili barriere è comprovata, le chiedo:

– E’ a conoscenza del fatto che la spiaggia di Marina di Campo è soggetta a forte erosione con imponenti spostamenti di sedimenti? E’ consapevole che un’istallazione di barriere fisse potrebbe comportare sostanziali modifiche nel movimento delle correnti marine? Pertanto: ha provveduto ad incaricare un tecnico qualificato – ingegnere idraulico, ad esempio – in modo da assicurarsi che tale istallazione non provochi ulteriori sconvolgimenti alla spiaggia, con potenziali gravi conseguenze ambientali ed economiche?

– Il Golfo di Campo non è il litorale di Riccione. E’ consapevole che le spiagge sabbiose, all’Elba di dimensioni relativamente modeste, separate fra loro da scogliere rocciose di varia natura e conformazione, spesso contigue ad imponenti praterie di Posidonia oceanica, rappresentano, proprio in quanto tali, un particolarissimo ed esclusivo habitat per specie animali non adattabili ad altri ambienti? E’ quindi consapevole che inserire in modo artificiale elementi totalmente estranei quali le Sue barriere non solo andrebbe a modificare in maniera sostanziale la stabilità ecologica della zona, togliendo spazio vitale alle specie esistenti , come le stelle marine del genere Astropcten, i Pesci pettine (Xyrichtys novacula), i Rombi di rena (Bothus podas) e altre decine fra pesci e invertebrati, ma introdurrebbe o faciliterebbe inevitabilmente l’insediamento di specie estranee, compresi voracissimi predatori quali i Gronghi (Conger conger), con effetti potenzialmente devastanti e sconvolgimenti difficilmente prevedibili? Si rende conto che invece di difendere l’esistente biodiversità, quasi certamente si andrebbe a comprometterla?

 In buona sostanza: il golfo di Campo ha già le sue brave scogliere naturali. Ha già una delle più importanti “nursery” dell’Isola, sempre naturale: il golfo di Galenzana. Dove, se volessimo fare qualcosa di sensato, potremmo magari pensare a posizionare delle boe fisse, evitando l’ancoraggio selvaggio sulla Posidonia…..

– pericolosità. Posizionare, come fatto altrove, una scogliera artificiale su un fondale di 20 metri o a due miglia dalla costa, è una cosa. Posizionare a 3/4 metri di profondità una sorta di trappola per topi, in piena zona di balneazione, con, non solo la possibilità, ma l’assoluta certezza che qualche bambino con maschera e boccaglio ci si infili per giocare…… boh… io la certezza che non possano succedere incidenti non l’avrei. Lei è assolutamente tranquillo?

– pagina 96. Descrizione del progetto. La domanda è semplice: ma Lei, Sig. Sindaco, ha letto quello che c’è scritto? Si può approvare un progetto che parte da basi del tutto inesistenti? E’ a conoscenza del fatto che praticamente tutte le premesse “scientifiche” sono un semplice esercizio di copia-incolla tratte da analogo progetto del 2014, relativo al Comune di Avola, in Sicilia? E che ovviamente non sono assimilabili al nostro specifico caso? (tutti i riferimenti relativi alle mie affermazioni verranno documentati in appendice)

– Sempre a proposito di copia-incolla. Affidare la redazione di un simile progetto a un tecnico della stessa ditta costruttrice è comprensibile finché si tratta di illustrare – appunto – le parti “tecniche” (fino a pag. 93 del provvedimento in oggetto). A partire però dal punto 2.3 (pag. 94) “aspetti ambientali dell’area di intervento – biocenosi costiera”, Le chiedo:  non sarebbe stato il caso di affidare l’incarico a un Biologo marino indipendente?

Non per altro: solo per aver un quadro della situazione reale. Come ho già detto, anche questo testo prodotto è sostanzialmente un banale copia-incolla, con la sola accortezza di variare leggermente la composizione della sabbia, di quanto possiamo leggere sull’equivalente documento riguardante il Comune di Avola. (documentazione inoppugnabile di quanto detto, sempre in appendice)

E’ quindi del tutto presumibile che non sia stato fatto nessun tipo di studio in loco: e ovviamente, il copia-incolla porta a errori più o meno macroscopici nella descrizione dei luoghi, nell’elenco delle specie ittiche indicate come “rappresentative e dominanti” – l’unica corretta è la Mormora (Lithognathus mormyrus) – e a frasi certamente ad effetto, ma totalmente prive di senso come ” Il tratto in questione risulta un mare altamente produttivo con una accentuata biodiversità. Ciò tuttavia non toglie il fatto che certi stock siano al limite del sovrasfruttamento.” (Ma quale “sovrasfruttamento”? Ha mai visto una rete calata in tre metri d’acqua sulla spiaggia?)   Quando poi un pesce, peraltro del tutto accidentale nel golfo di Campo, come la Gallinella (Chelidonichthys lucerna … tanto per dare il nome scientifico aggiornato…) viene chiamata “Cappone”…. beh, vuol dire non essersi neanche presi la briga di chiedere info a qualcuno del posto.

C’è quantomeno da preoccuparsi, oltre che da augurarsi che questa “ricerca scientifica” non comporti esborsi per l’Amministrazione.

Credendo che le mie perplessità abbiano un certo fondamento, la ringrazio in anticipo per l’attenzione che vorrà concedermi.

Cordiali saluti,

Yuri Tiberto

 

APPENDICE

Considerazioni sulle premesse che portano al progetto – pag. 96 della delibera campese (.. e pag. 16 in quello di Avola…)

“intervenire in un’areale idoneo al  ricovero di specie giovanili ma altamente compromesso da:

–  over-fishing;  (??: nessuna attività di pesca professionale viene svolta in zona)

– azione antropica; (??: nessuna attività antropica, al massimo qualche bagnante in estate)

– scarsa qualità dei fondali; (??: è un ottimo esempio di “fondale sabbioso prospiciente una spiaggia”)

– attività di pesca non sostenibile e non compatibile per tempi mezzi e/o modalità; (??, già detto).

che di fatto ha portato alla:

– progressiva riduzione di interi habitat sia riproduttivi che di accrescimento; (??. Fondale sabbioso era, fondale sabbioso è.)

– Distruzione di segmenti della catena trofica; (??. Quali segmenti sarebbero stati distrutti?)

– Perdita della biodiversità; (??. Pure contraddittorio. Ma non si parlava di un mare ” altamente produttivo con una accentuata biodiversità” ?).

-Perdita di posti di lavori e di professionalità con una fortissima impronta sociale e culturale; (Vabbé: questa è aria fritta allo stato puro)

– Riduzione dell’attrazione turistica; (come sopra)

ALTRE CONSIDERAZIONI SULLA RELAZIONE:

– La relazione prosegue poi con infinite ripetizioni degli stessi identici scritti, a denotare una certa sciatteria nella stesura, peraltro riscontrabile anche nell’errata scrittura dei nomi scientifici dei pesci e in ripetuti errori di ortografia non riconducibili a banali “errori di battitura” . E si ribadiscono i presupposti, del tutto inesistenti a Campo, per i quali è opportuna la posa delle barriere: “l’impiego estensivo di substrati artificiali sommersi, (….) fornisce lo strumento principale per il ripopolamento dei fondali poco produttivi altamente compromessi dall’azione della pesca a strascico illegale e dall’azione antropica dell’uomo.”

Fortunatamente, la spiaggia di Marina di Campo non è mai stata interessata da problematiche relative alla pesca a strascico, se non in modo assolutamente marginale molti anni fa, prima del divieto di avvicinarsi a meno di 1,5 miglia. E la sola “azione antropica” in zona è costituita dall’ancoraggio estivo di natanti, peraltro ben gradito ai pesci in quanto “arando” il substrato vengono allo scoperto decine di specie di piccoli invertebrati, fonte di cibo.