Wwf: «Ecosistema cruciale anche per l'economia del Paese stesso»

In Belize la barriera corallina patrimonio Unesco è a rischio per le trivelle offshore

Eseguiti test sismici per la prospezione petrolifera a meno di un chilometro dal sito tutelato

[29 giugno 2017]

Habitat di almeno 1.400 specie, la barriera corallina del Belize è un vero capitale di biodiversità riconosciuto come patrimonio mondiale Unesco dal 1996, ma – dato lo sviluppo di progetti con impatto sull’ecosistema e l’assenza di un solido piano regolatore che assicuri la protezione della barriera – già nel 2009 la barriera corallina del Belize è stata inserita nella lista dei siti patrimonio Unesco in pericolo. Da allora la situazione non è migliorata.

Solo qualche mese fa (ottobre 2016) sono stati eseguiti test sismici per la prospezione petrolifera a meno di un chilometro dal sito patrimonio Unesco: alla barriera corallina più grande dell’emisfero occidentale viene così negata la protezione dalle trivelle per lo sfruttamento petrolifero offshore e dalle strutture che danneggiano le coste.

A pochi giorni dalla quarantunesima sessione del Comitato patrimonio mondiale Unesco che si terrà  a Cracovia, il WWF ha valutato i progressi conseguiti circa le azioni di protezione richieste dall’organismo Onu per la conservazione della barriera corallina: nel 2015 il governo del Belize aveva promesso all’Unesco che avrebbe provveduto ad aumentare le misure necessarie per garantire la protezione della barriera entro dicembre 2016, ma ancora oggi ci sono gravi ritardi.

«Sette mesi dopo – spiega Nadia Bood, scienziata della Barriera mesoamericana che lavora con il WWF in loco – il Belize non ha mantenuto le promesse fatte a favore della conservazione della carriera corallina. Questo incredibile ecosistema, cruciale sia per la flora e la fauna sia per l’economia del Paese stesso, è ancora sotto minaccia. Stiamo sollecitando il governo del Belize affinché agisca immediatamente per salvaguardare la barriera per le generazioni future».

Da uno studio del Wwf si evince che la preoccupazione maggiore riguarda la mancanza di progressi, nel corso dell’ultimo anno, circa la messa a bando  delle attività di introspezione petrolifera e di estrazione di petrolio offshore all’interno del World heritage site e nelle zone tampone, nonostante un annuncio di bando emesso dal governo nel 2015; inoltre, mancano leggi che proibiscano la vendita di terreno pubblico all’interno del sito stesso.

Oggi, oltre la metà della popolazione del Belize (circa 190.000 persone) vive delle entrate generate dal settore del turismo, attirato dalla meravigliosa barriera corallina, e dal settore della pesca, che dipende intrinsecamente dal buono stato di conservazione degli ecosistemi marini. Il contributo economico annuale del turismo relativo alla barriera corallina, dell’industria ittica a cui si aggiunge la ricerca scientifica, viene stimato essere l circa il 15% del prodotto interno lordo del Belize. Essendo l’economia di questo Stato pesantemente basata sul turismo e sull’industria ittica, salvaguardare la barriera corallina del Belize è cruciale per il loro sostentamento delle comunità locali. Un problema non solo locale, purtroppo: quasi la metà dei siti patrimonio naturale Unesco subiscono l’impatto di attività umane insostenibili, mettendo il sostentamento e il benessere delle comunità che dipendono da questi ecosistemi in grave rischio

«Ora – sottolinea Elena Khishchenko, direttrice delle Campagne mondiali del Wwf internazionale – l’unico patrimonio mondiale Unesco del Belize si trova a un bivio drammatico. Se non vengono intraprese azioni urgenti, si rischia un danno irreversibile. Durante la sessione del Comitato patrimonio mondiale Unesco della prossima settimana, ci aspettiamo che il Comitato chieda al Belize di mantenere gli impegni promessi».