Biodiversità, agricoltura e parchi in Puglia. Verso Expo 2015 con il Treno Verde

[4 marzo 2015]

Dal forum “Biodiversità, agricoltura e parchi verso Expo 2015”, l’ultimo appuntamento della tappa barese del Treno Verde, dedicato all’agricoltura e all’alimentazione in vista di Expo Milano, è emersa la necessità di «Dotare i Parchi di risorse finanziare e competenze umane necessarie a svolgere le politiche di tutela e sviluppo sostenibile, porre un freno alle servitù militari  impedendo le esercitazioni a fuoco, aumentare la percentuale di biologico nelle aree protette e raggiungere zero consumo di suolo sull’intera superficie delle stesse».

Legambiente Pugluia sottolinea che «Il 13,8% del territorio regionale è interessato da aree naturali protette, in particolare 2 parchi nazionali, 3 aree marine protette, 16 riserve statali, 18 aree protette regionali e 77 Siti di Interesse Comunitario. Numeri che fanno della Puglia un territorio straordinario con una varianza pressoché unica e con una posizione biogeografia che la rende ponte naturale tra l’Europa centrale e l’Oriente Mediterraneo. Sul totale delle quasi 6mila specie vegetali note in Italia, ben 2.500 (oltre il 41%) sono presenti in Puglia, che tra l’altro ospita dieci diverse specie di querce. Mentre sono 47 gli habitat naturali presenti, su un totale dei 142 censiti in Europa».

Durante il dibattito – al quale hanno partecipato anche Angela Barbanente, vice presidente della Regione Puglia, Fabrizio Nardoni, assessore regionale all’agricoltura, Giuseppe Silletti, comandante regionale del Corpo Forestale dello Stato, Cesare Veronico, presidente del Parco Nazionale dell’Alta Murgia e Davide Sabbadin, portavoce Treno Verde – Francesco Tarantini, Presidente Legambiente Puglia., ha ricordato che «Le aree protette sono un bene comune, un’opportunità di sviluppo economico e un patrimonio indispensabile di biodiversità Nonostante la Regione Puglia abbia nell’ultimo decennio istituito non pochi parchi regionali il nostro invidiabile patrimonio archeologico, paesaggistico, enogastronomico e naturale continua a rimanere una potenzialità inespressa. Le ultime richieste da parte delle amministrazioni locali di istituire nuove aree marine protette nel Salento, a Maruggio e a Manduria, a Torre Calderina-Grotte di Ripalta, dimostrano come sia cambiato l’atteggiamento rispetto alle stesse, non più viste come vincolo ma come un marchio di qualità vincente capace di generare flussi economici e riqualificare e rilanciare un’offerta turistica legata al territorio e all’ambiente».

Purtroppo dal 1990 al 2010 l’Italia  ha perso una superficie agricola paragonabile all’estensione della Lombardia. Un dato in controtendenza, invece, è quello di alcune regioni italiane dove vi è stato un ritorno alla terra, come in Sardegna e in Sicilia, in cui il recupero è stato del 10%, in Abruzzo del 5% e in Puglia del 3%.

Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette di Legambiente, conclude: «Nonostante questo sforzo, ancora tanto rimane da fare in Puglia e in Italia, a partire dall’aumento della percentuale di biologico laddove i Parchi rappresentino l’ambito di elezione per questo tipo di agricoltura. Una specificità in Puglia deve essere quella di porre un freno alle servitù militari, impedire che nelle stesse vi siano le esercitazioni a fuoco, come avviene per esempio nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia, nei Siti Natura 2000 e a Torre Venneri. Un’altra condizione per favorire una qualità territoriale è che si raggiunga zero consumo di suolo sull’intera superficie delle aree protette e che nello stesso tempo cresca una sempre maggiore superficie tutelata, segno della qualità presente in regione».