Inizia la Conferenza delle parti della Convenzione biodiversità

Biodiversità, nella lotta agli alieni la semplificazione non aiuta

Genovesi (Ispra): «È fondamentale che la comunità scientifica fornisca una conoscenza oggettiva chiara e attuale delle minacce poste dalle invasioni biologiche, se vogliamo essere efficaci nel tutelare la ricchezza della vita del nostro pianeta»

[16 novembre 2018]

La prestigiosa rivista PLOS biology ha ospitato nei mesi scorsi un acceso dibattito su come trattare i dati relativi alle specie alloctone nei programmi di monitoraggio, tema essenziale per capire meglio le dinamiche dei sistemi naturali per poter attuare efficaci politiche di conservazione.

Il dibattito scientifico è stato stimolato da un provocatorio articolo di Martin A. Schlaepfer, nel quale ha affermato che «gli indici di biodiversità devono comprendere tutte le specie se devono rimanere socialmente pertinenti e illustrare l’intera gamma di quelli che ora vengono chiamati servizi ecosistemici», e ha proposto di lavorare verso inventari della biodiversità che rappresentino sia le specie autoctone sia quelle alloctone, indipendentemente dall’origine delle specie e dal contesto ecologico.

A questa nota ha risposto un articolo pubblicato su PLOS biology lo scorso 14 novembre, a firma di un gruppo di 26 ricercatori di tutto il mondo compreso il sottoscritto, nel quale abbiamo criticato una proposta che riteniamo una semplificazione scientificamente sbagliata, che rischia di indebolire gli sforzi in atto per tutelare in modo più efficace la biodiversità del pianeta, che sta attraversando una grave crisi. Nell’articolo abbiamo in particolare evidenziato come combinando i dati delle specie autoctone e alloctone ridurremmo la nostra capacità di rilevare gli effetti sulla biodiversità delle invasioni biologiche, con conseguenze potenzialmente devastanti.

Negli ultimi anni sono state raccolte moltissime evidenze scientifiche che confermano come alcune specie alloctone possano produrre veri e propri sconvolgimenti degli ecosistemi, arrivando a causare l’estinzione di specie autoctone. Spesso non è possibile prevedere quali specie alloctone determineranno impatti ecologici, ed è pertanto essenziale seguire con attenzione questo fenomeno, per permettere di identificare i casi che richiedono interventi di conservazione.

Combinare insieme i dati relativi alle specie autoctone e alloctone rischia di produrre indici di biodiversità falsati, che sovrastimano la ricchezza di specie presenti in natura, riducendo l’efficacia degli sforzi volti a prevenire la diffusione di specie alloctone invasive.

Inoltre l’approccio proposto da Schlaepfer rischia di portare a una sottovalutazione delle differenze ecologiche fondamentali tra i due gruppi di specie, che rappresentano un elemento essenziale per una corretta analisi dello stato della biodiversità.

Nel nostro articolo abbiamo sottolineato come sono sempre più necessari inventari completi e approfonditi delle specie presenti in natura, raccogliendo in modo accurato dati sia sulle specie autoctone sia su quelle alloctone, ma associando questi dati anche a informazioni circa l’origine geografica dei diversi organismi, in modo da poter valutare nelle analisi la loro autoctonia o alloctonia. Più in generale, è necessario assicurare valutazioni globali e locali che riflettano la complessa interazione tra le specie, l’ambiente fisico e la dipendenza umana da questa complessità. Le valutazioni dovrebbero non solo contare tutte le specie presenti in un ambito, ma valutarne l’origine, l’abbondanza relativa, la probabilità di estinzione, il contributo alle dinamiche di biodiversità, i servizi e le funzioni degli ecosistemi e il ruolo nelle reti ecologiche.

Raccogliere questi dati è un obiettivo ambizioso, ma è vitale se vogliamo comprendere l’importanza della biodiversità per la funzionalità degli ecosistemi. Attraverso la Convenzione biodiversità delle Nazioni Unite e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile il mondo si è impegnato a mitigare gli impatti delle specie alloctone invasive prioritarie e a prevenire ulteriori introduzioni entro il 2020, al fine di proteggere la biodiversità e di ridurre gli impatti che queste specie hanno sulla vita dell’uomo. Tuttavia i progressi verso questi obiettivi sono stati insufficienti. Con la comunità internazionale che inizia a negoziare un nuovo quadro di biodiversità globale da implementare dopo il 2020, è fondamentale che la comunità scientifica fornisca una conoscenza oggettiva chiara e attuale delle minacce poste dalle invasioni biologiche. Bisogna evitare di semplificare eccessivamente il concetto di biodiversità, se vogliamo essere efficaci nel tutelare la ricchezza della vita del nostro pianeta.

Proprio in questi giorni comincia la Conferenza delle parti della Convenzione biodiversità, che affronterà – e noi vi porteremo il nostro contributo – anche questi temi, anche per preparare le decisioni che saranno prese nel 2020. La comunità scientifica ha l’obbligo morale di assicurare valutazioni rigorose e credibili per contribuire al dibattito politico che si terrà in questi anni.

di Piero Genovesi, responsabile Area gestione e conservazione fauna di Ispra per greenreport.it

Pauchard A., Meyerson L.A., Bacher S., Blackburn T.M., Brundu G., Cadotte M.W., Courchamp F., Essl F., Genovesi P., Haider S., Holmes N.D., Hulme P.E., Jeschke J.M., Lockwood J.L., Novoa A., Nuñez M.A., Peltzer D.A., Pyšek P., Richardson D.M., Simberloff D., Smith K., van Wilgen B.W., Vilà M., Wilson J.R.U., Winter M., & Zenni R.D. (2018) Biodiversity assessments: Origin matters. PLOS Biology, 16, e2006686.

https://journals.plos.org/plosbiology/article?id=10.1371/journal.pbio.2006686