Biodiversità vs trivellazioni in Sardegna. Flash mob contro l’airgun a Stintino

[5 agosto 2015]

Airgun infografica 3

Goletta Verde oggi è a  Stintino per affrontare il tema delle Aree Protette, che dice il Cigno Verde sardo «In Sardegna hanno già rappresentato un’occasione di rivalorizzazione dei territori secondo la loro naturale vocazione e di sviluppo economico locale e sostenibile, inconciliabile con l’insensata politica energetica del Governo Renzi e le trivellazioni petrolifere offshore che minacciano anche la Sardegna».

Durante l’incontro  “Turismo sostenibile nelle aree protette della Sardegna – Gli strumenti per difendersi dall’assalto all’oro nero”, ospitato su Goletta Verde, Legambiente Ha sottolineato che «Quello del Golfo dell’Asinara è già un esempio concreto di come un territorio possa portare nuove occasioni di sviluppo, slegando la propria economia dalle fonti fossili e puntano invece sulla qualità: turistica, economica ma anche industriale. Le richieste di turismo sostenibile e di qualità parlano chiaro e sono in continua crescita nel nostro Paese: 81 milioni di presenze, 5,4 miliardi di euro di consumi totali, 2,9 miliardi di valore aggiunto, 102 mila posti di lavoro attivati direttamente sono i numeri principali del turismo nei parchi naturali in Italia, dati che confermano un peso sempre maggiore del “turismo verde” che risponde a una crescente sensibilità del turista e offre agli enti gestori occasioni di consolidamento, radicamento e visibilità dei territori e delle proprie politiche di tutela».

Secondo Marta Battaglia, del direttivo di Legambiente Sardegna, «L’offerta turistica delle aree protette ha ampiamente dimostrato di poter competere con le proposte turistiche convenzionali e troppo spesso non sostenibili. Oggi si tratta di mettere a sistema tutte le opportunità offerte, di fare rete per dare maggior forza e peso ad un’economia che sta portando grandi e impensabili risultati fino a qualche anno fa –Proprio prendendo spunto da quanto già accade proprio qui nel sistema ricco numericamente, denso e variegato delle aree protette sarde che bisogna ripartire, fare sistema e incoraggiare l’unico strumento in grado di coniugare turismo, economia, qualità di vita e protezione degli ecosistemi».

Dall’incontro è emersa la maturità del sistema di aree protette sarde che guardano alla Regione come soggetto in grado di facilitare e accompagnare il salto di qualità. Regione che, secondo Legambiente «con l’obiettivo “Sardegna Isola Parco” vuole stare sul mercato turistico puntando su una qualità della vita che risiede in primo luogo nelle aree protette». Non sono mancate le provocazioni: «Dare seguito alla nuova fase avviata con l’istituzione dei parchi regionali di Tepilora e Gutturu Mannu ripartendo dalle aree protette il cui processo di formazione stenta a trovare la strada, in primis quella del Gennargentu , valutando la possibilità di mettere al centro i comuni in un percorso di livello regionale».

Diverse le esperienze di sostenibilità già in atto: dalla promozione di marchi di qualità dei prodotti locali come accade a Porto Conte, alla valorizzazione delle attività economiche tradizioni nel Parco dell’Asinara sul tema del pescaturismo, alla promozione di azioni e attività coordinate tra tutti gli enti interessati come stanno provando a fare Federparchi e la Regione, alla gestione sostenibile dei porti come a Villasimius.

Il Cigno Verde è convinto che «Solo mettendo insieme tutte queste realtà e attività, solo facendo sistema tra questi si potrà portare un nuovo sviluppo economico sostenibile e locale per la Sardegna. Un turismo in grado di esaltare le bellezze di questi territori, di portare nuovi posti di lavoro, ma anche di salvaguardare l’ecosistema marino e costiero che fanno di questa regione una delle più belle della nostra penisola, che non ha di certo bisogno di trivellazioni petrolifere offshore. Anche la Sardegna, infatti, non è esente dagli attacchi delle compagnie petrolifere a caccia di idrocarburi nel Mediterraneo. In particolare l’isola è tornata al centro dell’attenzione da quando è stata istituita una nuova zona in cui poter cercare e estrarre idrocarburi, la zona E».

Sono due le istanze di permesso di prospezione, di Schlumberger e della TGS-NOPEC Geophysical Company, attive nella Sardegna occidentale, da Oristano fino alla Corsica, portate avanti, per un’estensione di oltre 20mila chilometri quadrati. Le due multinazionali dispongono di due distinti titoli nella stessa area e perfettamente sovrapponibili e, se non verranno bloccate dalla VIA, realizzeranno per due volte le stesse indagini con l’airgun,  una tecnica ritenuta altamente impattanti con l’ecosistema marino e in particolare sui  cetacei che possono manifestare perdita dell’orientamento, sordità temporanea o definitiva, danni agli organi interni e traumi fisici che possono portare alla morte.

Inoltre, i due permessi di prospezione, riguardano una zona a ridosso di diverse aree marine e costiere tutelate: il Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos, la Riserva Naturale delle Bocche di Bonifacio, il Parco Nazionale Arcipelago della Maddalena, l’Area Marina protetta “Isola dell’Asinara”  e quella di Capo Caccia- Isola Piana, il Parco Naturale Regionale di Porto Conte.

Per questo, oggi alle 18,00 Goletta Verde manifesterà alla spiaggia della Pelosa a Stintino contro l’utilizzo della tecnica dell’airgun per la ricerca di petrolio o gas in mare. Intanto prosegue la mobilitazione delle comunità locali per fermare l’estrazione petrolifera e salvare i cetacei ed anche sul web si può sottoscrivere la petizione #stopoilairgun che in pochi giorni ha già raggiunto più di 40.000 firme.

In occasione della tappa di Goletta Verde a Stintino il popolo dei social si mobilita scattandosi delle foto con le orecchie tappate e condividendole con gli hashtag #StopOilAirgun e #RenziPeggiorSordo.

Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, conclude: «Sono in totale 130mila i kmq di mare italiano minacciati dalle trivellazioni petrolifere e dall’insensata strategia energetica del Governo Renzi e, purtroppo, anche la Sardegna è nel mirino con un’area di oltre 20mila kmq compresa tra la costa orientale e le isole Baleari Fermare l’estrazione e la ricerca di petrolio è nell’interesse generale del Paese e di gran parte dei settori economici, a partire dal turismo e dalla pesca. Da Goletta Verde oggi parte un appello alle Aree protette, agli operatori turistici e soprattutto alla Regione Sardegna affinché si unisca con forza al coordinamento di diverse Regioni italiane che in questi giorni chiedono al Governo Renzi, sotto sollecitazione di Legambiente e di altre associazioni ambientaliste, una moratoria che blocchi qualsiasi autorizzazione relativa alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi. Ci aspettiamo un segnale forte anche da questa regione per ribadire ancora una volta che la vera ricchezza risiede nella biodiversità, nella protezione della natura e nella bioeconomia, come dimostrano i processi di riconversione industriale a Porto Torres, e non di certo nella ricerca di idrocarburi che risponde solo agli interessi delle compagnie petrolifere».