Birmania, l’ultimo regno nascosto della natura

[29 novembre 2013]

Oggi la Bbc trasmette la prima puntata di “Wild Burma: Nature’s Lost Kingdom” ed è un evento eccezional, visto che per la prima volta da  più di 50 anni è stato permesso ad un team di cineasti che si occupa di fauna selvatica di avventurarsi in profondità nelle fitte giungle della Birmania, oggi Myanmar.

Alla spedizione  della Bbc Natural History Unit e mithsonian Institution ha partecipato anche l’entomologo Ross Piper, che ha fatto eccezionali scoperte e che spiega al Bbc News Magazine perché le foreste birmane sono così speciali e meritano di essere protette.

La dittatura e le guerriglie etniche hanno praticamente chiuso il Paese agli scienziati stranieri per cinque decenni e la Birmania, ribattezzata Myanmar dai militari, è ancora in gran parte sconosciuta, soprattutto in termini di ricchezze naturali e biodiversità. Nel più grande Paese continentale del Sud-Est asiatico, ricoperto per circa il 40% da foreste, ci vivono almeno 233 specie minacciate di estinzione a livello globale ed i suoi habitat vanno dalle ricche flore di tipo alpino ai boschi misti di latifoglie nella zona secca centrale, alle foreste pluviali tropicali nel sud. E’ qui che si potrebbero fare nuove scoperte.

Il Myanmar si trova proprio al centro dell’hot spot della biodiversità Indo-Burma, una delle regioni biologicamente più importanti del pianeta. Piper sottolinea: «Sappiamo che ci sono ancora ampie zone di foresta di buona qualità in Birmania, che potrebbero essere tra le ultime vere roccaforti reali per una vasta gamma di specie. Oltre la semplice sostegno ad una varietà abbagliante di vita, dobbiamo ricordare che vaste foreste come queste, spesso a migliaia di chilometri di distanza, sono cruciali per ognuno di noi, non da ultimo perché aiutano a stabilizzare il clima ed a mantenere il ciclo dell’acqua».

La spedizione Bbc Natural History Unit/ Smithsonian Institution ha documentato una parte della fauna del Myanmar ed ha indagato sullo stato delle sue foreste. «Questa spedizione non avrebbe potuto essere più tempestiva- sottolinea Piper  – perché il Paese si sta aprendo lentamente, anche i suoi vicini asiatici e le nazioni sviluppate si stanno muovendo per stabilire relazioni diplomatiche, molti dei quali alla fine desidererebbero approfittare delle ricchezze naturali della Birmania».

La spedizione britannica, utilizzando strumentazione high-tech ma anche le semplici ed insostituibili reti per catturare gli insetti, hanno setacciato le foreste a caccia di animali e, naturalmente, non sono mancate le  scoperte sorprendenti. Bbc Natural History Unit/ Smithsonian Institution hanno documentato la presenza di branchi in salute di elefanti  asiatici e ottenuto prove solide della presenza di tigri. Ma Piper  evidenzia che «Ci sono un sacco di altri animali – minacciati altrove nel sud est asiatico – che sono comparsi regolarmente nelle  le nostre numerose trappole fotografiche messe sui sentieri. Abbiamo catturato un notevole repertorio dell’estremamente elusivo gatto dorato asiatico, di orsi e dei loro cuccioli, di tapiri malesi che sguazzavano, di leopardi nebulosi che si aggiravano nel loro territorio e di cani selvatici asiatici che tentavano di vandalizzare le nostre telecamere più remote, per citarne solo alcuni»

Ma oltre a questo impressionante bottino fotografico di mammiferi rari, Il team ha documentato 271 specie di uccelli e soprattutto una stupefacente varietà di insetti e ragni, molti dei quali sconosciuti alla scienza.

Secondo Piper «E’ il nord del Paese, dove le terre si elevano verso l’Himalaya, che ha forse il più grande potenziale per essere un vasto territorio protetto. Molta di questa parte del Paese è sostanzialmente inesplorata – almeno dai biologi – ed è qui dove ci sono sicuramente un sacco di scoperte da fare. Nel breve tempo che siamo stati al nord ho scoperto insetti che non erano mai stati trovati in Birmania prima, così come altre specie che sono molto probabilmente nuove per la scienza. Ci sono un sacco di foreste in Birmania e gran parte di quelle che abbiamo visto supportano una varietà impressionante di animali».

Ma questo non vuol dire che in Myanmar la natura non sia a rischio: solo una piccola parte delle sue foreste è protetta e si tratta di una protezione spesso solo sulla carta, visto che in molte zone forestali vivono minoranze etniche in conflitto col governo centrale e che le leggi per la salvaguardia ambientale spesso non vengono applicate e gli investimenti nella conservazione  della fauna sono scarsissimi. Insomma lo sviluppo economico che (speriamo) avrà la nuova Birmania/Myanmar rischia di avvenire a discapito della sua eccezionale biodiversità.

Come spiega Piper alla Bbc, «Ovunque siamo andati erano evidenti il taglio di alberi e il bracconaggio. Di alcuni tipi di caccia ne abbiamo avuto la prova,  ovvero campi di cacciatori nella foresta e diuna varietà di trappole,  sono semplicemente persone molto povere che cercano di sfamare se stesse e la loro famiglia, ma la minaccia pervasiva del commercio della fauna selvatica sembra estendersi agli angoli più inaccessibili. Nei mercati lungo il confine birmano, gli animali della foresta e loro parti sono liberamente in vendita. Il bracconaggio di una tigre rappresenta l’equivalente di una vincita alla lotteria in un Paese dove in media una  persona guadagna solo 2 dollari al giorno».

La dittatura (che controllava tutta l’economia lecita ed illecita del Myanmar) aveva chiuso gli occhi di fronte all’abbattimento illegale delle foreste del nord-est. Secondo Global Witness, nel 2005 ogni 7 minuti dal Myanmar venivano contrabbandate 15 tonnellate di tronchi illegali a Kunming, il capoluogo della provincia cinese dello Yunnan». Piper dice che «Da allora, questo livello assolutamente insostenibile di disboscamento è stato ostacolato, ma fintanto che c’è una domanda di legname, di animali selvatici e di altri prodotti forestali, le foreste della Birmania saranno incredibilmente vulnerabili, senza una protezione completa e sostenuta delle risorse.

Ma probabilmente la minaccia più grande per la natura birmana è un’altra: le colline e le montagne ricoperte di foreste del Myanmar nascondono ricchi giacimenti di carbone, rame, oro, zinco, tungsteno, gemme e altri minerali. la stragrande maggioranza dei rubini di alta qualità sul mercato mondiale provengono dalla Birmania  che è anche un grosso produttore di giadeite, la forma più costosa di giada. E’ a questo, oltre che al legname, che puntavano cinesi ed indiani in affari con la dittatura militare ed ora, con la transizione democratica, anche gli occidentali.

Piper conclude: «Dal nostro tempo passato in Birmania è emerso chiaramente che le sue foreste sono una grande promessa come rifugi a lungo termine per una grande varietà di animali iconici, molti dei quali, altrove nel Sud Est Asiatico, sono minacciati dal ritmo allarmante della deforestazione. Il Paese, in bllico verso la democrazia, è ad un importante bivio. Soccomberà  ai guadagni a breve termine offerti dall’eccessivo sfruttamento delle sue risorse naturali e farà la fine della Cambogia, dove il 50% delle antiche foreste sono state abbattute dalle motoseghe entro 10 anni dalle prime libere elezioni nel 1993? O saprà scegliere la strada meno percorsa, investendo a lungo termine nello sviluppo sostenibile e nella tutela del paesaggio naturale per le generazioni future? Personalmente, spero sinceramente che il governo birmano scelga quest’ultima strada e prenda la decisione giusta per la regione e per il pianeta».