Blitz di Goletta Verde a Brancaleone: «Fermare il vergognoso attacco alle coste della Calabria»

Nel mirino il complesso turistico-residenziale “Gioiello del Mare”

[22 luglio 2014]

Nel 2010 Goletta Verde denunciò le infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore turistico calabrese e la presa di mira da parte della ‘ndrangheta delle coste e delle bellezze del territorio, sfruttato per loschi affari. A 4 anni di distanza, dopo che le inchieste giudiziarie le hanno dato ragione,  l’imbarcazione ambientalista torna a Brancaleone, sulla costa jonica di Reggio Calabria, per ribadire che «L’assalto della ‘ndrangheta sul turismo calabrese non è una invenzione degli ambientalisti, ma un pericolo concreto contro il quale occorre mantenere alta l’attenzione». Lo scenario del nuovo blitz  è uno dei luoghi simboli dello scempio in Calabria,.

il villaggio “Gioiello del mare” di Brancaleone che, dicono a Legambiente «Figura tra i 17 villaggi sequestrati, di cui 12 nella Locride e altri 4 nella vicina Isca sullo Ionio, insieme ad altre 1300 unità abitative per un valore complessivo di 450 milioni di euro, costruito su un’area dallo straordinario valore ambientale, scelta come luogo di nidificazione dalle tartarughe marine». Nel 2010, tanto per cambiare, il blitz scatenò le ire dei rappresentanti delle istituzioni locali e i titolari della società del “Gioiello del mare” querelarono gli ambientalisti per diffamazione, il tutto poi archiviato dal Tribunale di Roma.

«Invece – sottolineano gli attivisti di Goletta Verde – secondo la Dda reggina, in un’indagine coordinata da Nicola Gratteri, quel complesso l’avrebbero tirato su, a venti passi dalla battigia, alcune imprese vicine alle cosche Aquino e Morabito. Proprio in uno degli ultimi siti di nidificazione delle tartarughe caretta-caretta, una splendida fascia dunale ricca di biodiversità. Cementificare anche quel lembo di spiaggia è stata, secondo gli inquirenti, la loro inconfondibile impronta».

L’operazione Metropolis del marzo 2013 ha dimostrato che Legambiente aveva ragione, attestando il coinvolgimento della criminalità organizzata nella realizzazione del complesso turistico e sequestrando 17 villaggi tra lo Ionio reggino e quello catanzarese, tra cui anche quello di Brancaleone. «A gennaio di quest’anno – evidenzia il Cigno Verde – è arrivato il nuovo sequestro delle decine di villette – per un valore di 200 milioni di euro – eseguito dal comando provinciale di Reggio Calabria e dallo Scico di Roma delle Fiamme gialle, in esecuzione di un decreto di sequestro preventivo emesso dal gip del Tribunale reggino su richiesta della Dda. Il complesso sarebbe stato realizzato su un ex terreno agricolo prospiciente il mare e destinato a uso turistico-residenziale, sostiene l’accusa, grazie alla complicità di settori amministrativi comunali. Il cambio d’uso del terreno sarebbe quindi stato ottenuto, secondo quanto è emerso dalle indagini, grazie a una variante dello strumento urbanistico comunale ritenuta illegittima. Tra le cinque persone denunciate c’è anche il dirigente dell’ufficio tecnico del comune di Brancaleone e il responsabile del procedimento in base al quale è stato realizzato il complesso turistico».

Il calabrese Antonio Nicoletti, responsabile nazionale  Aree Protette di Legambiente, conclude: «È da lungo tempo che vigiliamo sul grande affare dei villaggi turistici dietro i quali non è difficile scorgere le manovre della ‘ndrangheta. La magistratura e le forze dell’ordine stanno svolgendo in questi anni un lavoro encomiabile, ma la Calabria è ugualmente sconfitta: territori splendidi, coste incantevoli, luoghi suggestivi sono stati macchiati dal cemento selvaggio, nonostante le nostre puntuali e costanti denunce, a causa delle compiacenze di burocrati e amministratori che consentono sistematicamente l’aggiramento delle norme edilizie.

Occorre continuare a vigilare contro questa sorta di “illegalità autorizzata”, ma soprattutto la società calabrese deve imparare a intervenire tempestivamente per difendere le nostre ricchezze ambientali, per contrapporre al turismo della ‘ndrangheta il modello virtuoso del turismo sostenibile. Le nostre denunce contro il villaggio “Gioiello del mare” e la cementificazione selvaggia di quel tratto di costa calabrese erano più che fondate  e a nulla sono valsi i tentativi di intimidirci con azioni di querela per diffamazione che poi sono state archiviate. Quello che serve ora non è fare la guerra a chi denuncia gli scempi, ma una seria presa di coscienza del problema da parte di tutti, amministrazioni, cittadini e istituzioni affinché queste situazioni non si verifichino più. La Calabria è una terra ricca di bellezze paesaggistiche, di storia e cultura, che devono essere valorizzate e non deturpate».