Boom delle spatole nel Delta del Po: oltre 500 esemplari

Uno studio rivela la singolare crescita della specie in Italia da 2 a 200 coppie

[9 giugno 2017]

Sono oltre duecento le coppie di Spatola (Platalea leucorodia), una singolare  specie di uccello, acquatico e coloniale, insediate stabilmente in 5 zone umide del basso ferrarese e della costa ravennate, e «Il loro numero potrebbe aumentare», secondo lo studio “Conspecific and not performance-based attraction on immigrants drives colony growth in a waterbird”, pubblicato sul Journal of Animal Ecology da un team di ricercatori dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale – Ispra (Stefano Volponi), dell’università di Pavia (Mauro Fasola), del Museo delle scienze di Trento – Muse (Simone Tenan) e dell’Istituto spagnolo Imedea (Giacomo Tavecchia)

Nel 1989 nelle Valli di Comacchio c’erano solo due coppie di spatole e i ricercatori che le monitorano dicono che «La crescita è dovuta all’attrazione esercitata dalle dimensioni della colonia su individui che vivono al di fuori del sito: in altre parole, più l’insediamento è affollato e più risulta attraente per gli esemplari di Spatola che vivono in altre zone».

Per molti anni i ricercatori hanno analizzato i fattori di crescita dell’unica colonia regolare e stabile di spatole  rilevata negli ultimi 20 anni in Italia ed evidenziano che « Oltre ai 500 esemplari del Delta del Po, unica area italiana dove la Spatola nidifica con regolarità, si stima una popolazione migratrice e svernante regolare di altri 5-600 soggetti distribuiti in 20-25 siti costieri di Veneto, Toscana, Sardegna, Sicilia e Puglia».

La ricerca italo-spagnola ha analizzato la caratteristica della gregarietà, «Un fattore comportamentale che l’uomo condivide con molte altre specie animali – spiegano gli scienziati italiani – Il numero di coppie di Spatola nidificanti in uno stesso sito rappresenterebbe un indicatore di qualità ambientale, che rende una colonia grande più attraente di una piccola agli occhi di individui provenienti da altre aree. Nel caso del Delta del Po l’aumento del numero di coppie nidificanti è avvenuto prevalentemente grazie all’arrivo di esemplari provenienti dall‘Europa dell’est. Minore invece la proporzione d’individui che, pur essendo “nativi” dell’area, vi sono rimasti per riprodursi una volta divenuti adulti».

All’Ispra concludono: «I risultati dello studio hanno importanti ricadute per ottimizzare le azioni di gestione delle zone umide e la conservazione delle numerose specie di uccelli coloniali che le frequentano».