Botswana, fracking nella terra ancestrale dei boscimani

Survival attacca Conservation International "complice" del governo

[25 novembre 2013]

Ora forse si capisce meglio cosa c’era dietro la persecuzione degli ultimi cacciatori boscimani sfrattati dalle loro terre ancestrali nella Central Kalahari Game Reserve (Ckgr), in Botswana. Oggi Survival International denuncia che  vaste aree delle terre dei boscimani «Sono state date in concessione a società internazionali con il permesso di effettuarvi la controversa pratica del fracking».

A rivelarlo è un’indagine condotta per il documentario “The High Cost of Cheap Gas” e dal prestigioso quotidiano britannico The Guardian. L’associazione che difende i popoli indigeni spiega che «Una mappa mostra che sono state accordate concessioni esplorative su circa metà della Ckgr, una riserva più grande della Svizzera, facendo crescere i timori per l’accaparramento di terre, la diminuzione dei livelli idrici e danni irreparabili a un ecosistema fragile, essenziale per la sopravvivenza dei Boscimani e della fauna locale».

Secondo quanto rivelato dal documentario, «Il Botswana ha accordato licenze redditizie ad alcune compagnie, come l’australiana Tlou Energy e l’African Coal and Gas Corporation, senza consultare i Boscimani. Mentre il governo nega l’esistenza di fracking nel paese, la Tlou ha già iniziato a scavare pozzi esplorativi per il gas metano (Cbm) all’interno del territorio tradizionale di caccia dei Boscimani».

Survival dice che queste rivelazioni «Smascherano l’ipocrisia del presidente del Botswana Ian Khama, membro del direttivo di Conservation International. Mentre caccia i Boscimani dalla loro terra nel nome della conservazione, il governo di Khama promuove fortemente il turismo nella Ckgr». Khama è anche membro onorario dell’International Union for Conservation of Nature (Iucn).

Jumanda Gakelebone, un boscimane che vive ancora nella Ckgr, conferma: «Il governo sta facendo tutto quanto è in suo potere per distruggerci. In passato ci hanno mentito sulle attività di estrazione dei diamanti: dicevano che non c’erano miniere nella Ckgr, ma oggi ce n’è una in attività. Ora, arriva anche il fracking, che distruggerà il nostro ambiente; e se l’ambiente verrà distrutto lo saranno anche i nostri mezzi di sostentamento».

I Boscimani del Kalahari subiscono da decenni le vessazioni del governo centrale di Gaborone e, nonostante due vittorie giudiziarie abbiano garantito loro il diritto di vivere, cacciare e attingere acqua nella Ckgr, i membri della tribù sono costretti a richiedere permessi limitati per entrare nella riserva e vengono regolarmente arrestati quando cacciano. Per questo Survival ce l’ha anche con associazioni ambientaliste come la statunitense Conservation International che accusa di aver scelto di schierarsi con il governo del Botswana contro i Boscimani accusati di cacciare in riserve naturali dove i loro metodi di caccia non hanno mai perturbato l’equilibrio.

Survival International ha anche scritto alle compagnie che hanno ottenuto le concessioni nella Ckgr , e ha lanciato il boicottaggio del turismo in Botswana, da mantenere fino a quando ai Boscimani non sarà consentito vivere liberamente nella loro terra. Survival ha scritto a decine di tour operator in Africa, Europa, Asia ed Usa  sollecitandoli a «Sospendere i loro viaggi in Botswana a causa del vergognoso trattamento riservato agli ultimi cacciatori Boscimani dell’Africa». L’organizzazione lancerà anche una campagna pubblicitaria sulle riviste turistiche di tutto il mondo e chiederà ai suoi  più di centomila sostenitori di unirsi al boicottaggio e di inviare al ministro del turismo una lettera con scritto “Non verrò in Botswana” fino a quando non saranno cessate le persecuzioni nei confronti dei boscimani.

Eppure il sito ufficiale del turismo del Botswana descrive una vacanza nella Ckgr come «Un’esperienza di viaggio in una natura davvero inviolata», e mostra l’immagine idilliaca di alcuni Boscimani nei loro abiti tradizionali. Nessuna parola sul fracking, le miniere di diamanti e i villaggi turistici di lusso che sfrattano i villaggi dei Boscimani.

Stephen Corry, direttore generale di Survival, conclude: «Questa notizia dimostra una volta per tutte che gli sfratti forzati dei Boscimani non hanno nulla a che vedere con la conservazione, e che sono invece motivati dalla volontà di saccheggiare la terra boscimane aprendola alle industrie estrattive. Perché il presidente Khama continua a ricevere premi per il suo contributo alla ‘conservazione’? È uno scandalo che Conservation International accetti nel suo consiglio un uomo che ha aperto la seconda riserva naturale più grande al mondo alla pratica del fracking, mentre nel nome della conservazione perseguita i boscimani, che lì hanno la loro casa».