Bracconaggio, in Sicilia abbattuto (anche) un falco pescatore. Wwf: «Siamo di fronte a un’emergenza»

Il Panda nazionale chiede di sospendere l’attività venatoria sull’isola, e di istituire una task force contro i bracconieri

[17 settembre 2018]

Il falco pescatore è una specie in grande difficoltà in tutto il Mediterraneo, che è stata riportata a nidificare in Italia solo nel 2011 grazie al progetto “Osprey”; in Sicilia l’ultima nidificazione registrata risale addirittura al 1969, ma la cronaca di questi giorni vede questo fiero rapace tornare suo malgrado protagonista. A pochissimi giorni dall’uccisione di un raro capovaccaio e dall’abbattimento di una sterna maggiore nel siracusano un giovane falco pescatore è stato infatti colpito da una fucilata durante la sua prima migrazione, in località Torrenova in provincia di Messina, e versa adesso in gravi condizioni a causa di una bruttissima ferita.

Ora il falco pescatore è in cura presso il centro di recupero del dipartimento Sviluppo rurale di Messina, ed è evidente che non si tratta di un caso isolato. L’uccisione anche di un solo esemplare di animale protetto rappresenta un gravissimo danno per la biodiversità che vanifica gli sforzi (anche economici) della collettività per garantirne la tutela, e il Wwf calcola che siano 8 milioni i volatili che ogni anno vengono uccisi illegalmente in Italia. Con la Sicilia che merita un approfondimento a parte.

Per il Panda nazionale «in Sicilia siamo di fronte ad un’emergenza bracconaggio: per questa ragione il Wwf chiede che, vista il ripetersi di episodi gravissimi di bracconaggio, venga sospesa l’attività venatoria. Chiede, inoltre, che sia immediatamente costituita una task force contro i bracconieri per individuare e punire i responsabili». Non solo: secondo il Wef «questo nuovo odioso episodio ripropone l’urgenza di una riforma del sistema sanzionatorio penale in materia di bracconaggio e delle tante forme di caccia illegale, con l’inasprimento delle sanzioni nella forma di delitti per un’efficace tutela penale della fauna selvatica, in particolare di quella protetta. Per questo il Wwf Italia ribadisce la richiesta al ministro dell’Ambiente Sergio Costa di promuovere e sostenere una riforma del sistema sanzionatorio penale per l’uccisione, la catture illegale, il commercio illecito, di animali appartenenti a specie protette dalle leggi italiane, europee o internazionali, con l’introduzione del “Delitto di uccisione di specie protetta”».

Una proposta che sarebbe certamente carica di significato sul piano simbolico, ma la cui efficacia rimane ancora da dimostrare: raramente il solo inasprimento delle pene permette di limitare la diffusione del crimine che si propone di punire, e l’ambiente – come dimostra da ultimo anche il cammino finora compiuto dalla normativa sugli ecoreati – non sfugge alla regola.