Bracconaggio, in Italia i casi noti sono aumentati del 29% in un anno

[13 febbraio 2015]

Non sono buone le notizie per la fauna selvatica del nostro territorio, falcidiata dal bracconaggio: quest’anno con 706 casi raccolti attraverso notizie di stampa e ben 1.594 persone coinvolte in reati nei confronti degli animali selvatici, si è constatato un aumento del 28,8% di casi in più della stagione precedente.

I dati abbracciano il periodo dal 1 febbraio 2014 fino al 31 gennaio 2015 e sono pubblicati dal Cabs (Committee Against Bird Slaughter) in collaborazione con la Lac (Lega Abolizione Caccia) che quest’anno arrivano alla 4° edizione del “Calendario del Cacciatore Bracconiere”.

«Anche quest’anno – commenta Alex Heyd, direttore del Cabs – abbiamo segnato uno a uno tutti i casi noti di uccisione di esemplari di fauna selvatica, dagli abbattimenti di lupi a Grosseto, ai falchi pecchiaioli sparati sullo stretto di Messina, ai numerosi bracconieri di cardellini a Napoli, come ai cacciatori bresciani di pettirossi e altri piccoli uccelli. Dall’insieme di questi dati riusciamo a ricostruire con una certa precisione il fenomeno del bracconaggio e della caccia illegale in Italia».

Il bracconaggio in Italia è stato oggetto recente dell’apertura di un Pilot (una richiesta di informazioni che precede la procedura d’infrazione) da parte della Commissione Europea, allarmata dall’alto tasso di uccisioni illegali che si verificano nella nostra penisola. E certo a ragione.

Nella stagione appena trascorsa il bracconaggio ha infatti continuato a imperversare lungo lo Stivale: tra i casi noti ne hanno fatto le spese 1 orso marsicano abbattuto a Pettorano sul Gizio, 23 lupi (13 uccisi a fucilate, 7 con veleno e 3 con i lacci). Fra gli uccelli invece 2 aquile reali, 4 astori, 8 falchi pellegrini, 1 lanario, 1 smeriglio, 2 falchi pescatori, oltre a decine di falchi di palude, poiane, gheppi e falchi pecchiaioli. Fra gli strigiformi 1 civetta, 2 gufi comuni, 1 gufo di palude e 2 barbagianni. A questi si aggiungono 1 cicogna nera, 1 cicogna bianca, 1 gru, 3 fenicotteri, 3 ibis sacri e 1 ibis eremita, uno degli uccelli più rari al mondo e oggetto di un progetto di reintroduzione in Italia, abbattuto puntualmente come ogni anno in provincia di Livorno: «La provincia di Livorno sembra essere un’area con un tasso di bracconaggio eccezionalmente elevato», commenta in proposito il responsabile del progetto Waldrapp, che gli ibis eremita segue molto da vicino.

Ben il 78% dei reati venatori sono commessi durante la stagione di caccia e il 58% nei mesi di settembre, ottobre e novembre, ovvero quando gli uccelli che hanno nidificato in nord Europa attraversano l’Italia per raggiungere luoghi più caldi. In questi mesi i cacciatori e bracconieri si scatenano, abbattendo specie protette e particolarmente protette (32% dei reati), utilizzando trappole, reti, tagliole (18%, in aumento rispetto all’anno precedente), cacciando in parchi o aree protette (8%), ma soprattutto utilizzando i fonofil, ovvero i richiami acustici, spesso nascosti in semplici smartphone e cellulari, al fine di attrarre gli uccelli a portata di fucile e riempirsi i carnieri (18%).

Quest’ultima pratica, seppure in lieve diminuzione rispetto alla stagione precedente, è ancora estremamente diffusa, al punto che i richiami acustici vengono venduti comunemente nei negozi di caccia e sono pubblicizzati in tutte le riviste venatorie.

Qualche notizia positiva però c’è. Il più grande dinamismo nell’antibracconaggio è stato mostrato dalle guardie venatorie volontarie delle Ogn italiane (Cabs, Enpa, Lac, Legambiente, Lipu, Wwf) la cui iniziativa ha portato alla denuncia di ben 546 persone (38%). Operazioni svolte dal Corpo Forestale dello Stato hanno contribuito per il 24% al totale delle denunce per bracconaggio, che diventano 33% se si aggiungono le 131 denunce realizzate dal Noa (lo speciale Nucleo Operativo Antibracconaggio del Cfs). La Polizia Provinciale si attesta al terzo posto con il 18%, mentre un importante contributo è dato anche dall’Arma dei Carabinieri che – seppure non deputata ai controlli venatori – ha comunque denunciato 106 fra cacciatori e bracconieri. Scarsità e poca uniformità dei controlli da una parte e un sistema giuridico/sanzionatorio che non funziona dall’altro – sottolineano da Cabs – rimangono però ancora la chiave per capire il perdurare del bracconaggio in Italia. Ed è su questo punto che è necessario intervenire con decisione per bloccarne l’avanzata.