In 40 anni abbiamo perso il 52% delle popolazioni di numerose specie di vertebrati

Bracconaggio senza fine, il mercato illegale vale 23 miliardi di dollari l’anno [FOTOGALLERY]

Wwf: «Ogni giorno vengono abbattuti 20 rinoceronti, 70 elefanti, 400 lupi»

[19 novembre 2015]

WWF's work at Heathrow Airport with WWF-UK's ambassador Deborah Meaden and sniffer dog team on Tuesday 19 February 2013.

Photograph taken at Custom House of Grant Miller and David Chalkley (of Border Force) seized tiger skin.

Deborah Meaden is an ambassador for WWF-UK. As part of her support for WWF's illegal wildlife trade campaign (June 2012 to June 2013), Deborah joined WWF-UK on a visit to Heathrow airport to meet the CITES Border Force team, the sniffer dogs they use and their handlers.

Secondo l’ultimo Indice del pianeta vivente elaborato dal Wwf con la prestigiosa Zoological Society di Londra, in 40 anni abbiamo perso il 52% delle popolazioni di numerose specie di vertebrati: un crollo a dir poco allarmante, e nel quale ha profondamente influito anche il trend del bracconaggio. I crimini ambientali sono sempre più diffusi nel mondo, mettendo a rischio l’uso sostenibile delle risorse naturali, e tra i crimini ambientali il bracconaggio è quello che colpisce maggiormente le specie animali: ogni anno migliaia di rinoceronti, tigri, elefanti, gorilla e altri animali vengono massacrati in tutto il mondo per rivendere le loro pelli, le ossa, la carne e persino il sangue.

Una mattanza che non conosce tregua, e i cui numeri sono stati appena resi noti nella loro versione più aggiornata dal Wwf, contemporaneamente al lancio della campagna #diamovoce promossa dal Panda. Ogni giorno perdiamo più di 70 elefanti e circa 200.000 squali.  Ogni settimana quasi 3 tigri e 20 rinoceronti.  A questi possiamo aggiungere, a casa nostra, più di 400 lupi che vengono massacrati dai bracconieri con armi da fuoco, trappole e veleni. Dal 1970 ad oggi, in circa 50 anni, le tigri sono crollate da 38.000 a 3.200 esemplari mentre la sottospecie indocinese è ormai prossima all’estinzione (Panthera tigris corbetti): dai 1800 individui presenti negli anni ’90 oggi sono rimasti appena 350-200. Anche il simbolo per eccellenza dell’Africa, il leone, sopravvive con forse non più 20.000 esemplari su un territorio ridotto all’8% di quello originale. 1.215 sono i rinoceronti uccisi nel 2014 in Sudafrica dove sopravvive il 90% delle popolazioni africane e per il 2015 il bilancio sembra essere ancora peggiore. In Tanzania in 5 anni è stato sterminato il 60% della popolazione di elefanti: tra il 2011 e il 2013 i bracconieri hanno abbattuto 100.000 elefanti, complice una forte alleanza tra criminali e funzionari corrotti. Vigogne e guanachi nei paesi sudamericani sono uccisi per rivendere le loro lane pregiate e, nel caso della Vigogna, il loro areale si è ridotto del 40%. Dai 67 ai 273 milioni di squali vengono poi uccisi nei mari del mondo e l’Indonesia è uno dei paesi più ostinati nella pratica del finning, il taglio delle loro pinne. Drammatico il crollo anche di animali meno conosciuti come i pangolini cinesi (Manis pentadactyla): in alcune regioni della Cina la popolazione è crollata del 90% mentre in altre si sono praticamente estinti.  In Amazzonia restano appena 3.000 esemplari di pappagalli della bellissima specie Ara giacinto (Anodorhynchus hyacinthinus), decimati a causa del collezionismo.

«La mappa del Wwf disegna la geografia del bracconaggio che non si ferma mai – spiega Isabella Pratesi, direttore Conservazione del Wwf Italia – Il commercio illegale di natura selvatica si sovrappone a quello di droghe, armi e persino esseri umani e i gruppi criminali organizzati sfruttano la globalizzazione del commercio usando tecnologie sempre più avanzate per scambiare informazioni facendo diventare sempre più complesso e difficile il lavoro di contrasto portato avanti dall’intelligence e dai ranger sul campo».

D’altronde, quello del bracconaggio è ormai un mercato consolidato, dove il giro di affari illegale assume dimensioni mastodontiche: quello che ruota intorno al traffico di avorio, corni di rinoceronti, pelli di tigri  e di tutte le altre specie protette e illecitamente  prese in natura è di oltre 23 miliardi di dollari l’anno.  L’ultima indagine dell’Interpol pubblicata in questi giorni ha inoltre denunciato il convergere sempre maggiore negli ultimi anni dei crimini ambientali con almeno altri 13 ambiti criminali diffusi e pericolosi:  dalle attività terroristiche al traffico di esseri umani, dal traffico di armi all’immigrazione illegale e poi frodi, corruzione, estorsione, traffico di droghe.

«Gli elefanti, i rinoceronti le tigri uccise ogni giorno – chiosa Pratesi – purtroppo non hanno voce e il loro massacro passa sotto silenzio. Con la nostra campagna vogliamo ‘dare voce’ alle specie più a rischio. È importante avere il sostengo di tutti per combattere questi fenomeni: l’intelligence sul campo, la formazione di guardie, le dotazioni sofisticate sono strumenti indispensabili per fermare la perdita di natura e biodiversità».