Il branco di volpi mannare di Rustignè e Faè

«Finché ci portano via le galline, vada. Ma se dovessero attaccarci, sarebbe terribile»

[20 aprile 2017]

Il 17 aprile La Tribuna di Treviso ha  pubblicato l’articolo “Volpi a Rustignè, devastati orti e pollai” che, pur nella sua portata locale di cronaca paesana da ladri di polli, sembra destinato ad entrare nel novero delle “perle” della disinformazione ambientale che, in mancanza di lupi, orsi e vipere paracadutati, potrebbe dare il via ad un nuovo filone: quello delle volpi assassine.

Infatti l’articolo, senza spesso portare prove di quanto asserito, da voce a preoccupazioni e pregiudizi, ai  “l’ho visto” e ai  “lo so” che sono le madri di tutte le leggende metropolitane e viene da chiedersi cosa sia successo, in un ambiente evidentemente rurale e in persone evidentemente non più giovani, per provocare questo distacco dalla natura e dalle sue creature selvatiche.

Come succede in altri episodi simili (mal)trattati dalla stampa locale (non tutta e non sempre), gli unici esperti di fauna a cui rivolgersi diventano i cacciatori che, anche questa volta, sembrano avere come unico intento quello di sparare una bella fucilata alla protagonista in pelliccia dell’inchiesta. Secondo un famoso cacciatore che vive poco lontano dai luoghi del misfatto,  le volpi si aggirerebbero in branchi nei boschi, ma, nonostante la sua mira evidentemente leggendaria, sarebbero così scaltre che gli è riuscito abbatterne solo una. Oltre alla caccia, ogni altro sistema di prevenzione e convivenza con le misteriose volpi sembra escluso e l’unico segno della loro presenza sono la scomparsa di qualche gallina e anatra senza lasciare traccia alcuna di penne, una carcassa di volpe che qualcuno dice di aver visto e una misteriosa tana dove si aggregherebbero le volpi per lanciare micidiali attacchi ai pollai.

Ma il vertice della fantasia lo raggiunge una nota etologa di Rustignè, la signora Camilotto, alla quale l’articolista, dopo aver precisato/suggerito che «Ora la paura dei residenti di Rustignè e Faè è che questi branchi di volpi inizino un’escalation che li porti ad aggredire anche l’uomo»,  affida il compito di concludere la disamina scientifica sulla presenza delle volpi nell’area: «Finché ci portano via le galline, vada. Ma se dovessero attaccarci, sarebbe terribile».

E sarebbe davvero terribile perché le volpi rosse sono animali onnivori, grandi mangiatori di frutta e roditori, solitamente solitari (anche se in alcuni casi le tane possono ospitare fino 6 individui) ma non noti per degustare carne umana. Anche perché temono l’uomo e non si sognano nemmeno di attaccarlo, visto che da sempre ne sono perseguitate.

A meno che a Rustignè e Faè non abbia fatto la sua comparsa una nuova specie di volpe fino ad ora sconosciuta: quella mannara, ma allora l’articolista non tarderà a scovarla, con l’aiuto della signora  Camilotto e del famoso cacciatore che vive a un km dalle volpi assassine. La scienza sarà sicuramente loro grata, a meno che il branco di volpi assassine non li sbrani prima.