Brasile, appello di tre famosi leader indigeni contro il genocidio delle tribù incontattate

«Per favore dite al nostro governo che la nostra terra non deve essere rubata»

[11 ottobre 2017]

Alla vigilia della Giornata Internazionale dei Popoli Indigeni, conosciuta anche come Columbus Day, che si celebra il 12 ottobre, tre fra i maggiori leader indigeni del Brasile,  Davi Kopenawa Yanomami, sciamano e leader del popolo Yanomami dell’Amazzonia settentrionale, Raoni Metuktire, leader del popolo Kayapó, e Sonia Bone Guajajara, leader e attivista guajajara, hanno pubblicato una lettera aperta ai popoli del pianeta nella quale denunciano: «Nel nostro paese, il Brasile, è in corso un genocidio. Il nostro governo sta distruggendo noi, popoli indigeni, i primi abitanti del paese. Nel nome del profitto e del potere, ci rubano la terra, incendiano le nostre foreste, inquinano i nostri fiumi e devastano le nostre comunità. I nostri parenti incontattati, che vivono nel cuore della foresta, vengono attaccati e uccisi. Il governo sta riducendo il livello di protezione dovuto alla nostra terra, sta modificando la legge per permettere ai grandi allevatori, agli agricoltori e alle compagnie minerarie di prendersele, e sta cercando di mettere a tacere la nostra opposizione. È l’attacco più aggressivo che abbiamo mai subito in tutta la nostra vita. Ma non ci lasceremo zittire. Non vogliamo che le ricchezze delle nostre terre siano rubate e vendute. Abbiamo cura delle nostre terre da tempi immemorabili. Proteggiamo la nostra foresta perché ci dà la vita. Noi fratelli e sorelle indigeni di più di 200 tribù diverse ci stiamo unendo in un’unica protesta. E dal cuore della foresta pluviale amazzonica, vi chiediamo aiuto. In questo momento di emergenza abbiamo bisogno di voi. Per favore dite al nostro governo che la nostra terra non deve essere rubata. Per favore aiutateci! E aiutate il nostro pianeta. Nel nostro paese, il Brasile, è in corso un genocidio».

La lettera, subito rilanciata da Survival International, è una risposta ai sempre più evidenti e stretti legami tra il governo del presidente brasiliano Temer, salito al potere nel 2016 dopo l’impeachment di Dilma Rousseff, e la potente lobby dell’agroindustria che punta ad impadronirsi delle terre indigene.

Gli attivisti indigeni dicono che la politica dell’attuale goverbno di centro-destra brasiliano verso gli indios è «la  peggiore nell’arco di due generazioni» e Survival sottolinea che «Le tribù incontattate sono i popoli più vulnerabili del pianeta, ma dove i loro diritti alla loro terra sono rispettati, continuano a prosperare».

La  Fundação Nacional do Índio, il dipartimento agli affari indigeni brasiliano, dovrebbe proteggere i territori indigeni, ma ha subito grossi tagli di bilancio e questo ha esposto molte tribù alla violenza di minatori e  boscaioli abusivi e allevatori di bestiame che portano malattie, come l’influenza e il morbillo, verso le quali gli indios in contattati  non hanno difese immunitarie.

Survival denuncia ancora una volta che «C’è stata anche una forte impennata di violenza anti-indigena da parte di coloro che stanno tentando di rubare le terre dei popoli indigeni e le loro risorse. Ad agosto, una decina di Indiani incontattati sarebbero stati massacrati nella Valle di Javari. All’inizio di quest’anno, degli allevatori hanno attaccato un gruppo di Indiani Gamela mutilando brutalmente diversi di loro con dei machete. I popoli incontattati non sono arretrati o primitivi, né reliquie di un passato remoto. Sono nostri contemporanei e rappresentano una parte essenziale della diversità umana. Quando i loro diritti sono rispettati, continuano a prosperare».

Il direttore generale di Survival International, Stephen Corry, conclude: «Il governo del Brasile è determinato a danneggiare i diritti dei popoli indigeni in tutto il Paese. Sta deliberatamente lasciando i territori delle tribù incontattate esposti alle invasioni, perfettamente consapevole delle morti e delle sofferenze che ne deriveranno inevitabilmente. Quanto sta avvenendo in Brasile è una crisi umanitaria raccapricciante e urgente, e la comunità internazionale dovrebbe far sentire il suo sostegno ai leader indigeni e agli altri in Brasile che chiedendo la fine delle persecuzioni».