Brasile, gli indios Gamela attaccati e mutilati dagli allevatori – ATTENZIONE: IMMAGINI FORTI

Survival International: scioccante. Coinvolta la famiglia dell’ex presidente Sarney?

[5 maggio 2017]

Mentre tutto il mondo guarda con giusta preoccupazione a quel che sta succedendo in Venezuela, dove ormai lo scontro tra l’esausto il governo bolivarista di Nicolas Maduro e l’opposizione ha assunto i contorni di una sanguinosa guerra civile ed economica, nel resto dell’America del Sud aumentano tensioni, ingiustizie, violenze e disordine, a partire dal più grande Paese del subcontinente. Secondo quanto denuncia Survival International, «In Brasile, tredici Indiani amazzonici sono stati ricoverati in ospedale dopo un violento e brutale attacco da parte di uomini armati con machete».

Nelle scioccanti immagini ricevute dall’organizzazione internazionale che difende i popoli indigeni si vede un uomo con entrambe le braccia mutilate.

Survival dice che «L’attacco è stato una rappresaglia contro la campagna dei Gamela per recuperare una piccola parte del loro territorio ancestrale. La loro terra è stata infatti invasa e distrutta dagli allevatori, dai taglialegna e dagli accaparratori di terra, e oggi i Gamela sono costretti a vivere ammassati in un minuscolo appezzamento di terra. I Gamela sono indigeni dell’area dello stato di Maranhão, nel Brasile settentrionale. Da un po’ di tempo i potenti interessi dell’agribusiness – tra cui figurerebbe la famiglia di proprietari terrieri Sarney – sono entrati in conflitto con la tribù. Della famiglia fanno parte un ex-presidente del Brasile e un ex-governatore dello Stato di Maranhão«.

Alcuni testimoni oculari hanno raccontato che «gli allevatori si sono radunati a un barbecue per ubriacarsi prima di circondare l’accampamento dei Gamela e aprire il fuoco, per poi attaccare con i machete, provocando ferite gravissime alle vittime. La polizia locale sarebbe stata presente e avrebbe permesso che l’attacco avesse luogo».

Survival spiega che «I Gamela hanno ricevuto minacce di morte in risposta ai tentativi di far ritorno alla loro terra».

Ma gli indios non smettono di resistere e il Conselho Indigenista Missionário (Cimi) rilancia una dichiarazione di Zilmar Mendes, lesder dei Gamela di Quilombo Charco-Juçaral: «La gente si sbaglia se pensa che uccidendoci metterà fine alla nostra lotta. Se ci uccidono, cresceremo ancora, ci spargeremo come semi e germineremo in molti luoghi… Né la paura, né i proiettili degli allevatori potranno fermarci”».

Survival international fa notare che «L’attacco è arrivato qualche giorno dopo le imponenti proteste degli indigeni nella capitale Brasilia contro le proposte di emendamento alle leggi sui popoli indigeni del Paese, che potrebbero avere disastrose conseguenze per questi popoli. Il furto di terra è uno dei problemi più gravi che i popoli indigeni devono affrontare. In tutto il mondo, le società industrializzate rubano le loro terre per trarne profitto».

Indios e difensori dei diritti umani temono che gli stretti legami tra la lobby dell’agribusiness brasiliana e il governo di centro-destra del presidente Michel Miguel Elias Temer Lulia , che ha assunto il potere – nonostante le accuse di corruzione . dopo l’impeachment di Dilma Rousseff nel 2016, possano causare nuova violenza genocida e razzismo contro i popoli indigeni del Brasile.

E’ molto preoccupato anche Stephen Corry, direttore generale di Survival International: «In questo momento, stiamo assistendo al più grave attacco agli Indiani brasiliani da decenni. Questo terrificante episodio è sintomatico di un attacco crudele e prolungato che sta annientando le comunità indigene del paese. Atti efferati come questo non avranno fine sino a quando i responsabili non saranno perseguiti e il Brasile inizierà a rispettare i diritti territoriali dei popoli indigeni, come previsto dalla legislazione nazionale e internazionale».