Brasile: il governo vuole togliere ogni difesa alle tribù incontattate

Senza la tutela del Funai, gli indios in balia di taglialegna e allevatori

[27 aprile 2017]

A Brasilia si conclude domani  l’Acampamento Terra Livre (Atl), promosso da Mobilização Nacional Indígena, al quale partecipano circa 2.000 indigeni. Si tratta di  una serie di proteste, marce, manifestazioni pubbliche, audizioni con le autorità, dibattiti culturali e attività che dal 24 aprile hanno portato nella capitale brasiliana le istanze dei più antichi abitanti del Paese. Ieri 4.000 manifestanti si sono scontrati con la polizia, che ha sparato proiettili di gomma e lacrimogeni contro gli indios che stavano avvicinandosi troppo al Parlamento brasiliano.

Mobilização Nacional Indígena spiega che «La mobilitazione avviene nel bel mezzo della più grande offensiva contro i loro diritti negli ultimi tre decenni», un’offensiva anti-indigena scatenata da tutti i poteri dello Stato:  esecutivo, legislativo e giudiziario.

Quest’anno, lo slogan dell’Atl è  “Unificar as lutas em defesa do Brasil indígena. Pela garantia dos direitos originários de nossos povos”, con l’obiettivo è quello di riunire i capi dei popoli e delle organizzazioni indigene da tutte le regioni del Brasile per discutere della violazione dei diritti costituzionali e originari dei popoli indigeni e delle politiche statali anti-indigene brasiliane, come l’interruzione del processo di demarcazioni delle terre indigene; l’indebolimento delle istituzioni indigene e delle politiche pubbliche; le iniziative legislative anti-indigene secondo le quali devono essere considerate aree territoriali indigene solo quelle di cui erano in possesso delle comunità indigene alla data di promulgazione della Costituzione (5/10/1988); le iniziative imprenditoriali che influiscono negativamente sui territori indigeni. L’Atl 2017 è sponsorizzato dall’ Articulação dos Povos Indígenas do Brasil (Apib) con il sostegno di organizzazioni indigene, indigeniste,  partner della società civile e dei movimenti sociali. Dell’Apib fanno parte importanti organizzazioni regionali indigene: Articulação dos Povos Indígenas do Nordeste, Minas Gerais e Espírito Santo; Conselho do Povo Terena, Articulação dos Povos Indígenas do Sudeste; Articulação dos Povos Indígenas do Sul; Grande Assembleia do povo Guarani; Coordenação das Organizações Indígenas da Amazônia Brasileira; Comissão Guarani Yvyrupa.

E proprio mentre è in corso l’Acampamento Terra Livre, Survival International lancia un altro allarme: «Tutte le unità governative attualmente responsabili di proteggere le tribù incontattate del Brasile dalle invasioni di taglialegna e allevatori potrebbero essere smantellate. Una simile misura rappresenterebbe la più grande minaccia alle tribù incontattate dell’Amazzonia in decenni».

Nel mirino del governo di destra brasiliano ci sono gli agenti della Fundação Nacional do Índio (Funai) che secondo Survival e le altre organizzazioni che difendono i diritti degli indios, «svolgono un ruolo fondamentale nel proteggere i territori dei popoli incontattati da taglialegna, allevatori, minatori e altri invasori».

Survival denuncia: «Alcune squadre sul campo sono già state ritirate, e ulteriori riduzioni sono pianificate nel prossimo futuro. Probabilmente, non appena la protezione sarà annullata, migliaia di invasori si precipiteranno all’interno di questi territori».

In Brasile ci sarebbero più di 100 tribù incontattate, oltre due terzi della popolazione globale di popoli incontattati. E Survival spoiega perché danno così “fastidio”: « Molti di loro vivono all’interno di territori indigeni, per un totale di 54,3 milioni di ettari di foresta pluviale protetta, un’area grande quanto la Francia», un territorio enorme che fa gola a chi vuole disboscare, creare pascoli per il bestiame e piantare soia e mais Ogm.

Survival ricorda che «Questi territori sono monitorati da appena 19 squadre del Funai  appositamente dedicate. È possibile che tutte e 19 le squadre siano eliminate dal budget statale brasiliano, nonostante i fondi necessari per mantenerle siano pari al salario medio e ai benefit annuali pagati a due soli membri del Congresso brasiliano. Queste proposte sono le ultime di una lunga lista di azioni intraprese dal governo Temer, salito al potere nel 2016 dopo l’impeachment di Dilma Rousseff, che potrebbero avere conseguenze catastrofiche per i popoli indigeni».

Il 24 aprile, il presidente del Funai, Antônio Costa, ha partecipato alla sesta  Câmara de coordenação e revisão das populações indígenas e comunidades tradicionais alla Procura generale della Repubblica del Brasile dove si è  discusso anche dell’’importanza di creare sistemi di allarme rapido per i conflitti e garantire i diritti delle popolazioni vulnerabili.  «Siamo di fronte a sfide e ad esigenze represse  per molti anni, che hanno contribuito all’attivazione dei conflitti nei territori. C’è una discussione urgente da fare per  creare un budget di base per la prevenzione e perché ci siano le condizioni per dare al Funai un bilancio operativo, perché  le nostre azioni non siano pregiudicate. senza questo, qualsiasi sistema precoce di protezione è molto debole»

Secondo Ana Paula de Souza, dell’Alto Commissario Onu per i diritti umani, «L’allarme precoce è essenziale per rafforzare la responsabilità dello Stato per proteggere i diritti umani. Non esiste un modello universale o una metodologia che possano prevedere con certezza dove e quando un conflitto scoppierà in assenza di metodi di prevenzione». La pensano come l’Onu anche la sesta  Câmara e il Funai, ma non  il governo e la coalizione parlamentare di centro-destra al potere in Brasile.

Secondo l’attivista indigena Sonia Guajajara. «Tagliando il budget del Funai, il governo sta dichiarando l’estinzione dei popoli indigeni» e Paulo Marubo, un indios della valle di Javari, nell’Amazzonia brasiliana,  aggiunge: «Se le squadre di protezione verranno eliminate, tornerà tutto come prima, quando molti Indiani venivano massacrati e morivano a causa delle malattie… Se i taglialegna arriveranno qui, vorranno contattare gli indigeni incontattati, diffonderanno malattie e li ammazzeranno».

Le tribù incontattate sono i popoli più vulnerabili del pianeta. Intere popolazioni sono sterminate dalla violenza genocida di esterni che le derubano di terre e risorse, e da malattie, come l’influenza e il morbillo, verso cui non hanno difese immunitarie.

Secondo alcuni ricercatori del Funai citati da Survival, «Lo stretto legame tra il governo e le potenti lobby dell’allevamento e dell’agribusiness – che considerano i territori indigeni come un ostacolo alla loro espansione – potrebbe aver giocato un ruolo in questa proposta».

Survival International sta conducendo una campagna internazionale per il diritto delle tribù incontatatte alle loro terre e a poter determinare autonomamente il loro futuro e il suo direttore generale, Stephen Corry, conclude: «I tagli al budget governativo per proteggere le tribù incontattate non hanno chiaramente nulla a che fare con i soldi: le somme coinvolte sono esigue. E’ una mossa politica del settore dell’agribusiness che vede i popoli incontattati come un ostacolo al profitto e che sta prendendo di mira la foresta che è stata finora inaccessibile allo sviluppo. La verità è che questi tagli potrebbero causare un genocidio».