Brutta storia all’Unep: perché si è dimesso il direttore esecutivo Erik Solheim

Troppi soldi spesi in inutili e costosi viaggi aerei a Parigi e Oslo

[22 novembre 2018]

Le dimissioni di Erik Solheim  da direttore dell’United Nations environment programme (Unep), non potevano arrivare in un periodo peggiore, proprio mentre a Sharm el Sheikh. In Egitto è riunita la 14esima Conferenza delle parti della Convention on biological diversity, ma  Solheim, un diplomatico norvegese di lungo corso, non poteva probabilmente far altro di fronte ai risultati dell’indagine, condotta dall’United Nations office of internal oversight services che lo ha accusato di avere «una cultura di scarso rispetto per i controlli interni e le norme esistenti» sull’uso dei fondi pubblici.

In una lettera di commiato Solheim spiega: «Sabato scorso, mi è stato comunicato il rapporto finale sull’audit dei miei viaggi ufficiali effettuato dall’Office of internal oversight services dell’Onu. Come ho fatto durante tutto il procedimento, sono e resto  risoluto a fare quel che ritengo essere nell’interesse superiore dell’UN Environment e della missione per la quale noi operiamo. E’ per questo  che, dopo una profonda riflessione e una stratta concertazione con il Segretario generale dell’Onu, lascio il posto di direttore esecutivo dell’UN Environment a partire dal 22 novembre 2018. Ho informato il Segretario generale della mia decisione e, qualche momento dopo, mi ha indicato che prossimamente nominerà un responsabile ad interim dell’organizzazione».

Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha mantenuto un atteggiamento abbastanza freddo e, senza menzionare l’audit, ha dichiarato  di aver accettato le dimissioni di Solheim che ha descritto come «Una voce di primo piano nell’attirare l’attenzione del mondo sulle essenziali sfide ambientali».

Il problema è che gli ispettori Onu dicono che Solheim viaggiava troppo – e troppo spesso a Parigi – e  che non sempre lo faceva per aiutare a salvaguardare l’ambiente. L’esame accurato delle spese di Solheim  sono  arrivate in un momento in cui le risorse dell’Unep si stavano riducendo e alcuni donatori avevano deciso di congelare i fondi in attesa dei risultati finali dell’audit.

Secondo quanto rivelato dal Times, che ha potuto vedere l’audit, Solheim avrebbe scelto rotte e compagnie aeree costose,  attuato modalità di telelavoro non conformi con le direttive Onu ed era spesso assente dalla sede centrale dell’Unep a Nairobi.

L’attenzione dall’United Nations office of internal oversight services ha indagato in particolare sui suoi frequenti viaggi a Parigi e Oslo, rilevando che il “senior manager”, aveva trascorso il 79% del tempo lontano dal quartier generale dell’Unep e che in 22 mesi aveva incassato 488.519 dollari di rimborsi  per spese di viaggio.

Molti dei suoi spostamenti in aereo per raggiungere iniziative e convegni facevano inutilmente scalo a Oslo e Parigi e Solheim non ha spiegato cosa abbia fatto in quelle due città per un totale di 72 giorni. Secondo l’audit, si tratta di  modalità di viaggio «antieconomiche e contrarie alle regole di viaggio delle Nazioni Unite. La maggior parte dei viaggi dirottati verso le due città sono stati effettuati prima o durante i fine settimana o nei giorni festivi». Gli ispettori Onu hanno rivelato che, subito dopo il suo insediamento all’Unep a Nairobi nel luglio 2016, Solheim è volato a Parigi per un incontro di un giorno, ma è rimasto per un mese nella capitale francese. Poi, ha fatto un tour in 6 città del Nord e del Sud America, con costi per i viaggi che hanno superato i 14.000 dollari.

Una volta, per raggiungere la capitale etiope Addis Abeba, che è a sole due ore di volo da Nairobi, ha fatto scalo a Oslo. In un’altra occasione, è volato a Parigi mentre doveva spostarsi per degli incontri tra Washington e New York e in quell’occasione, dopo un’indagine interna, ha dovuto rimborsare all’Unep 7.022 dollari di spese di viaggio.

Solheim  conclude la sua lettera di commiato all’Unep rivolgendo un saluto allo staff dell’UN Environment  e traccia un breve bilancio del suo mandato: «Spero sinceramente che questa decisione vada nell’interesse dell’UN Environment e dell’Onu nel suo insieme. Malgrado le difficoltà che accompagnano questo momento, spero comunque che ciascuno di voi sarà fiero di quel che abbiamo raggiunto insieme. Che si tratti dell’annuncio storico fatto dal primo ministro indiano Modi di eliminare progressivamente le plastiche monouso, della lista sempre crescente dei Paesi che ratificano l’Accordo di Kigali, della più grande riunione di leader sul tema della lotta contro l’inquinamento durante la Third Environment Assembly, delle nostre incredibili partnership  sull’agricoltura basata sulla biodiversità in Paesi come l’Indonesia e l’India, o della firma di un eccezionale accordo tra 12 Paesi che garantisce i diritti ambientali in America Latina e nei Caraibi, noi possiamo essere estremamente fieri delle nostre realizzazioni e delle dinamiche di azione che abbiamo creato. Abbiamo sostenuto numerosi altri sforzi, in particolare la Minamata Convention e la piattaforma dell’Unione europea relativa alle plastiche monouso, così come numerose partnership innovative con il settore privato. Resterò un amico devoto dell’UN Environment così come di tutte le meravigliose persone e dei professionisti impegnati con i quali ho avuto il privilegio di lavorare».