Budelli patrimonio di tutti

[26 novembre 2013]

Ammiro il coraggio di coloro che, sbagliando, si scagliano sulla possibilità che l’isola di Budelli divenga patrimonio di tutti, etichettandola come uno spreco di denaro pubblico e non preoccupandosi di vedere quali veri sprechi si siano perpetuati a La Maddalena fino ad oggi, a partire dal mancato G8, che ha solo lasciato ad arrugginirsi un’immensa cattedrale nel deserto.

Sbaglia dunque chi guarda alla pagliuzza nell’occhio del Parco – l’approvazione dell’emendamento “salva Budelli” è frutto della collaborazione tra istituzioni e associazioni del mondo non profit, nonché della ricerca di soluzioni condivise, e lo conferma la trasversalità del consenso nella Commissione bilancio del Senato – e non si preoccupa della trave nell’occhio (forse sarebbe meglio dire del “cuore”) di un territorio che da anni sta vivendo una grave crisi economica nella quale il Parco c’entra davvero poco: sbaglia perché l’operazione che come Presidente dell’Ente Parco sto cercando di portare “a casa” tende alla ricomposizione di un quadro di illogicità che, grazie alla legge, potrebbe essere superato.

 

Dico questo perché il Parco, e perciò lo Stato, è impegnato da anni con spese per vigilanza e controllo, spese che aumentano ogni anno anche in relazione alle problematiche relative al controllo delle fitopatie e che richiederebbero fondi maggiori rispetto alle disponibilità attuali.

 

In questo Paese non si capisce come e perché le spese debbano essere “socializzate”, mentre i profitti possano, e anzi debbano, essere “privatizzati”, come accaduto per diverse aziende pubbliche anche nel recente passato. L’operazione con la quale l’Ente Parco sta tentando di rendere Budelli patrimonio pubblico potrà invece dare risposte alle esigenze di recupero fondi e, attraverso visite guidate, dare anche occasioni lavorative fin da subito.

Chi, come ad esempio il Sindaco di La Maddalena, non riesce a guardare alle possibilità che scaturiscono da una simile operazione, compie un errore nell’indirizzare correttamente le accuse sull’eventuale “sperpero” dei fondi pubblici. Se, al di là delle centinaia di milioni di euro spesi inutilmente in occasione del G8 per realizzare alcune strutture, tuttora abbandonate, si guardano ad altri casi concreti sull’isola di La Maddalena, dovremmo infatti necessariamente raccontare dell’ “Opera Pia”, un progetto faraonico non già per l’oggetto che si sta andando a costruire ma per i tempi e i costi dell’operazione. Si parla, in effetti, di più di 5 milioni – fino ad oggi – per lavori che durano ormai da otto anni, per essere di fatto ancora lontano dalla conclusione. Risultato finale? Un teatro lirico a La Maddalena! Non si è invece certo pensato a creare spazi per i giovani, come sale di registrazione per le quali c’è grande richiesta, aree di aggregazione sociale, spazi multimediali oltre che una sala cinematografica. Insomma, un buco nell’acqua che costa caro a questa collettività e che, ancora per molto tempo, graverà sul groppone dell’amministrazione comunale.

Varrebbe poi la pena, in questa occasione, tornare nuovamente sul tema dei fondi dirottati dalla Regione Sardegna, a suo tempo, per partecipare al flop delle costruzioni del G8: finirono in quella voragine, se non erro, soldi per l’edilizia popolare e anche somme – di questo sono sicuro – inizialmente destinate al Parco nazionale per le bonifiche dei fondali dai corpi morti e per la realizzazione di nuovi campi boe, per l’ammontare di 1 milione e 300 mila euro. Per non parlare, come già detto, dello scandaloso gonfiarsi delle spese per la realizzazione delle opere del G8, stimate in oltre 360 milioni di euro, e che oggi non hanno prodotto alcun posto di lavoro!

L’isola di Budelli, che rappresenta invece meno dell’1% di quella spesa, e quasi la metà di quello che è stato speso fino ad ora per l’Opera Pia, saprà fruttare molto di più per le popolazioni locali di questi faraonici interventi. Capisco che, poiché gli appuntamenti elettorali stanno pericolosamente avvicinandosi, bisogna cavalcare stancamente il motto “no agli sprechi”, ma chi lo fa dovrebbe essere coerente e onesto sia nella valutazione di ciò che fa in prima persona, sia nella valutazione delle motivazioni e delle opportunità reali rispetto a quello che spinge il Parco a lottare per questa battaglia di civiltà, di principio e di opportunità.

Trovo curioso in effetti anche il fatto che si inizino a registrare le prime posizioni apertamente contrarie sulla opportunità che Budelli divenga patrimonio dello Stato solo dopo una mobilitazione così massiccia che ha coinvolto 85 mila persone, grandissima parte dell’opinione pubblica,  giornalisti, personalità del mondo dello spettacolo, ma anche e soprattutto persone comuni, frequentatori abituali del Parco, semplici turisti e solo dopo che si è giunti ad un risultato così importante come l’approvazione all’unanimità di un emendamento alla legge di stabilità.

 

Francamente pensavo che, almeno in questa occasione, avrei potuto avere il Comune al fianco dell’Ente Parco, anche perché forse sarebbe stato possibile discutere insieme serenamente per individuare soluzioni comuni per Budelli, come da sempre vado sostenendo, più in generale, per il bene dell’Arcipelago, ma evidentemente per l’ennesima volta mi sono sbagliato, visto che anche in questa occasione registro un anacronistico dissenso e, come sono spesso abituato a riscontrare, un atteggiamento confuso che vuole solo generare ulteriore confusione per distogliere l’attenzione dai reali problemi del territorio.

Giuseppe Bonanno, Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena